{"id":518,"date":"2020-05-31T16:28:39","date_gmt":"2020-05-31T16:28:39","guid":{"rendered":"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/?page_id=518"},"modified":"2020-06-15T09:12:18","modified_gmt":"2020-06-15T09:12:18","slug":"parte-2-il-percepito","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/index.php\/la-musica-allorigine-della-conoscenza-umana\/parte-2-il-percepito\/","title":{"rendered":"Parte 2\u00b0: Il Percepito"},"content":{"rendered":"<div id=\"pl-gb518-69dee0ac49934\"  class=\"panel-layout\" ><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-0\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-0-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-0-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"0\" ><h3 class=\"widget-title\">6.1 &#8211; Il meccanismo della comunicazione &#8211; messaggio e linguaggio artistico<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Dice Webern: &#8220;L&#8217;uomo non pu\u00f2 esistere che nel momento in cui si esprime; la musica si esprime sotto forma di pensieri musicali&#8221;. Naturalmente, un&#8217;opera di grande livello artistico rappresenta un momento di eccezionale &#8220;densit\u00e0 di espressione&#8221; umana: per noi, ogni artista esprime un preciso &#8220;messaggio&#8221; che deve essere inviato e compreso mediante un particolare &#8220;linguaggio&#8221; formato da fonemi percettivo\/emozionali e rielaborato mediante espressioni mentali (razionali). Ma la possibilit\u00e0 di espressione e comprensione del grande messaggio artistico non pu\u00f2 che risiedere nel fatto di possedere identici &#8220;granuli emozionali&#8221; (che chiameremo &#8220;archetipi&#8221; emozionali), tanto da parte di chi esprime che da parte di chi riceve; se ci\u00f2 non fosse vero, sarebbe impossibile la comunicazione. Certamente, le rielaborazioni mentali risentono della complessit\u00e0 di struttura di ciascuna mente, cui non \u00e8 estranea la componente culturale di ognuno; ci\u00f2 pu\u00f2 influenzare il grado di comprensione delle espressioni rielaborate, dato che la cultura individuale ha diverse gradazioni a seconda della storia individuale.<br \/>\nDicevamo che l&#8217;uomo vive in quanto si esprime nella vita di relazione; normalmente, quando vuol comunicare con i suoi simili, costruisce un messaggio utilizzando le rielaborazioni mentali razionalizzate di propri &#8220;granuli emozionali&#8221; (rielaborazioni consistenti sopratutto nell&#8217;utilizzo, come vedremo, degli archetipi strutturali, logici, numerici, presenti in essi), che sono contenute in rappresentazioni disposizionali neuroniche presenti nel suo sistema nervoso e richiamabili a piacere. Quando fa arte, anche allora vuole comunicare un messaggio, che solitamente consiste in un &#8220;contenuto emozionale razionalizzato&#8221;.<br \/>\nSolo che per ogni settore artistico esistono proprie &#8220;tecnologie e metodologie di espressione&#8221; ineludibili; ad esempio, nella pittura, il messaggio viene impresso nell&#8217;opera d&#8217;arte mediante segni e colori che costituiscono il linguaggio espressivo: questi segni eventualmente colorati consistono nelle varie forme raffigurate e nei loro atteggiamenti; se, ad esempio, voglio comunicare un messaggio di forza, di dolcezza, di languida tristezza etc, il linguaggio sar\u00e0 costituito da forme maschili, femminili o paesaggistiche raffigurate in modo da evidenziare quelle diverse attitudini; e la situazione non cambia se le forme si stemperano nell&#8217;astratto. Naturalmente, la raffigurazione avviene con metodologie caratteristiche diverse da artista ad artista quali il disegno, il tratto, la pennellata, il modo di accostare i colori, etc. Queste sono le &#8220;tecnologie di espressione&#8221;: esse non debbono essere confuse col &#8220;messaggio&#8221; dell&#8217;artista, che invece consiste nella trasmissione di una sensazione mentale o emotiva scaturita durante la &#8220;visione profonda&#8221; che presiede il fatto artistico. Certamente, la grande opera d&#8217;arte consiste in un &#8220;messaggio&#8221; straordinario attuato con tecnologie che si sono &#8220;affinate&#8221; adattandosi perfettamente alla straordinariet\u00e0 dell&#8217;occasione, e che hanno raggiunto il proprio massimo espressivo. Il giudizio di merito comprender\u00e0 l&#8217;analisi sia della parte emozionale profonda che della parte rielaborativa, alla luce della qualit\u00e0 delle tecnologie espressive attuate.<br \/>\nAnalogamente, nella scultura, non bisogna confondere il messaggio contenuto nell&#8217;opera con le tecnologie di espressione, che consistono nel &#8220;modo&#8221; plastico e spaziale di realizzare l&#8217;opera, tipico dell&#8217;Artista. Nella letteratura, \u00e8 pi\u00f9 semplice: il messaggio \u00e8 contenuto nei concetti espressi, che riflettono e spiegano i contenuti emozionali e le rielaborazioni mentali dell&#8217;artista; e questo, di solito, non viene confuso con le modalit\u00e0 espressive (tecnologie) scelte; ad esempio, in poesia, potremo scegliere di esprimere un componimento poetico<br \/>\nnella forma del sonetto, della ode, etc; potremo scegliere di farlo in rima o meno; di utilizzare tipi di parole onomatopeici che rafforzano il concetto: ma tutto ci\u00f2 non viene confuso col &#8220;messaggio&#8221;.<br \/>\nNella danza il messaggio \u00e8 assai facilmente intuibile, e generalmente, le tecnologie di espressione sono volte a mettere in luce i vari schemi ritmici (che, come vedremo, possono divenire anch&#8217;essi sorgenti emozionali) espressi dalle movenze corporee; analogamente, gli sports individuali e di squadra, come arte (fisico-estetica) del moto del corpo umano.<br \/>\nE in musica? Tutto \u00e8 pi\u00f9 difficile, e vedremo in seguito perch\u00e8. Comunque, \u00e8 indubitabile, anche qui, la presenza di un contenuto emozionale-razionale, cio\u00e8 di un messaggio, ma esso \u00e8 cos\u00ec nascosto, cos\u00ec mascherato, da far cadere in equivoco molti nel tentarne la decifrazione. Gran parte dei musicofili (e, purtroppo, dei musicologi!) hanno da sempre scambiato il &#8220;messaggio&#8221; con le &#8220;tecnologie&#8221; usate per esprimerlo. Ora, le &#8220;tecnologie e metodologie di espressione&#8221; della musica consistono nella graf\u00eca musicale, nel costrutto armonico-melodico, nel ritmo, nel timbro (con le varie voci strumentali), nella dinamica, nella strutturazione della musica mediante le varie forme espressive (forma-sonata, forma concertante, ballata, danza, marcia trionfale o funebre, cantico, canzone, etc). Ma tutto ci\u00f2 non deve essere confuso col &#8220;messaggio&#8221; (n\u00e8 tantomeno col suo &#8220;linguaggio&#8221;), che viene espresso utilizzando le suddette tecnologie e metodologie di espressione per manifestare con maggiore completezza quelli che sono soltanto suoi precipui concetti. Ma allora, cosa \u00e8 il messaggio musicale, e quale \u00e8 la natura del suo linguaggio?<br \/>\nNoi ribadiamo che il messaggio consiste nella acquisizione e comunicazione di una profonda &#8220;sensazione emozionale globale&#8221; (tradotta in un &#8220;pensiero musicale&#8221;, che si manifesta modulato, colorato, intessuto di emozioni diverse durante una esecuzione musicale), e che \u2013 come vedremo nel prossimo capitolo &#8211; pu\u00f2 esprimersi solo attraverso il linguaggio degli \u201carchetipi\u201d (cio\u00e8 mediante il susseguirsi di &#8220;granuli&#8221; che contengono embrionalmente l&#8217;essenza del messaggio medesimo): la mente dell&#8217;autore, una volta &#8220;presa coscienza&#8221; della sensazione emozionale (pervenutagli &#8211; pensiamo noi &#8211; dal subconscio), pu\u00f2, successivamente, solo rielaborare razionalmente tali &#8220;granuli&#8221; e presentarli mediante le tecnologie e le metodologie espressive sopra elencate, le quali, dando struttura formale a questo linguaggio, lo amplificano, lo completano, lo rendono unico e originale. Esse, d&#8217;altronde, possono anche mutare nel tempo a seconda delle epoche e dei relativi modi di sentire e di esprimersi; ma sopratutto, come dicevamo, non vanno assolutamente scambiate n\u00e8 per il messaggio n\u00e8 per il linguaggio, come invece \u00e8 spesso avvenuto fino ad oggi (1, 2, 3).<br \/>\nOra, perch\u00e8 il messaggio musicale possa trasmettersi dal compositore al fruitore, \u00e8 necessario, come dicevamo, che i loro &#8220;granuli&#8221; emozionali abbiano la stessa costituzione, che identici siano gli archetipi acquisiti: questi vengono via via richiamati alla coscienza dell&#8217;artista, dell&#8217;interprete, dell&#8217;ascoltatore, dai gruppi di note musicali che li rappresentano e che il compositore pose in una successione logica scegliendo e utilizzando le opportune tecnologie e metodologie di espressione, e ci\u00f2 in modo da formare veri e propri &#8220;concetti&#8221;, il cui assieme realizza il &#8220;discorso musicale&#8221; contenuto nella partitura. Solo in tal modo il &#8220;discorso&#8221; si trasforma in &#8220;pensiero musicale&#8221;, pu\u00f2 essere compreso e fornire sensazioni mentali, emozionali e fisiche univoche e inconfondibili, e divenire cos\u00ec oggetto di &#8220;cultura&#8221;.<br \/>\nNaturalmente, dobbiamo far presente che il messaggio contenuto nel pensiero musicale \u00e8 formato di concetti e discorsi musicali che sono molto pi\u00f9 che una semplice somma degli archetipi usati, e che emergono dal loro intreccio, dal ruolo sintattico e semantico spesso appena accennato, nonch\u00e9 dal contesto armonico globale nel quale vengono espressi, che costringono il musicologo ad una analisi assolutamente completa di tutti gli elementi che caratterizzano il messaggio stesso.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-1\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-1-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-1-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"1\" ><h3 class=\"widget-title\">7.1 &#8211; Gli archetipi sensorio-emozionali, le emozioni, la loro memorizzazione<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>La creazione di \u201cemozioni\u201d nell\u2019essere vivente \u00e8 dovuta a stimoli sensorii computazionali e non, dovuti a eventi interni o esterni che lo raggiungono e lo pervadono interessando organi diversi. Un evento ambientale esterno semplice quale un suono o un lampo di luce, o un evento interno (un battito cardiaco) provocano nei recettori (orecchio, occhio, etc) eventi elettrochimici che raggiungono il sistema nervoso centrale (cortecce sensitive primarie) innescandovi, per un tempo ben determinato, una oscillazione di retroazione, di \u201drisonanza\u201d (3.1, 3.4) che attiva i circuiti neurali innati e\/o modificabili, creando, in un cervello in via di maturazione (neonato), un sistema stabile di magazzini mnemonici elementari (magazzini archetipi sensoriali stratificati), con un meccanismo particolare (probabilmente, la sinaptogenesi guidata di Edelman, con formazione di rappresentazioni disposizionali mediante i dipoli tubulinici, etc). Queste \u201cpercezioni sensorie elementari\u201d, quando si ripresentano in un cervello pi\u00f9 adulto (in cui \u00e8 gi\u00e0 iniziata la fase della autocoscienza), provocano una elaborazione cognitiva che inizia dal loro confronto con le percezioni simili precedentemente depositate nei magazzini mnemonici, per giungere a realizzare, immediatamente dopo, la loro associazione ad un \u201ccontesto\u201d (contestualizzazione) e la loro interpretazione: quest\u2019ultimo processo, spesso estremamente rapido, conduce a ci\u00f2 che chiamiamo \u201cemozione elementare\u201d, o meglio, alla creazione di un \u201carchetipo\u201d o \u201cgranulo\u201d emozionale, che viene anch\u2019esso posto in un sistema di magazzini archetipi emozionali.<br \/>\nIl meccanismo di registrazione delle percezioni emozionali consiste dunque nella capacit\u00e0 del cervello e dell&#8217;intero sistema nervoso di favorire la formazione di rappresentazioni disposizionali permanenti attraverso la attivazione di circuiti neurali innati o modificabili. Naturalmente, le vere e proprie \u201cemozioni\u201d (composte di gruppi di archetipi emozionali) sono delle \u201cinterpretazioni\u201d, delle \u201celaborazioni di stimoli sensoriali contestualizzati\u201d: ne discende che, ontogeneticamente, i magazzini mnemonici emozionali si formano successivamente a quelli degli archetipi sensorii e anche a quelli degli archetipi emozionali. Inoltre, notoriamente, rappresentazioni disposizionali diverse dovute allo stesso evento emozionale, realizzate da circuiti collegati ai diversi recettori appartenenti all\u2019organismo, possono interconnettersi tramite le sinapsi, realizzando una loro contestualizzazione emozionale e quindi la creazione di magazzini emozionali che poi consentiranno il successivo richiamo di emozioni complesse che interessarono contemporaneamente organi diversi; non solo, ma abbiamo visto anche che la configurazione generale delle rappresentazioni disposizionali relative ad una stessa emozione pu\u00f2 modularsi e arricchirsi nel tempo (ed essere re-immagazzinata), qualora emozioni dello stesso tipo raggiungano in tempi successivi l&#8217;essere umano.<br \/>\nOra, il sistema nervoso dell&#8217;embrione umano si struttura sotto la guida genetica, dall&#8217;istante del concepimento, ripercorrendo in pochi mesi l&#8217;intero cammino evolutivo: prima gli organi di acquisizione e memorizzazione percettivo-emozionale, poi gli organi della razionalit\u00e0. Quindi, il sistema nervoso dell&#8217;individuo, pur possedendo fin dalla nascita tutte le potenzialit\u00e0 necessarie alle acquisizioni emozionali e razionali, deve come &#8220;reimpararne&#8221; l&#8217;uso, e questo avviene a partire dalle prime percezioni sensorio-emozionali.<br \/>\nAllora, se vogliamo analizzare i meccanismi recettivi, dovremo appuntare la nostra attenzione sulle prime sensazioni che raggiungono l&#8217;essere umano sia durante la formazione nel grembo materno (probabilmente dopo il terzo mese di vita) sia dopo la sua venuta alla luce. Denomineremo &#8220;archetipi emozionali primigeni&#8221; queste percezioni emozionali primarie, dal momento che su queste si basa il linguaggio della mente embrionale, prima ancora che intervenga il meccanismo della loro metabolizzazione e analisi, che condurr\u00e0 alla strutturazione e riacquisizione delle capacit\u00e0 razionali della mente medesima. Abbiamo preferito il termine &#8220;archetipo&#8221; al termine &#8220;imprinting&#8221;, per riguardo alla ormai accertata predisposizione genetica ad acquisire tali emozioni, nonch\u00e9 alla diversa origine di tale predisposizione ipotizzata dalle varie scuole di pensiero filosofiche e religiose.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-2\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-2-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-2-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"2\" ><h3 class=\"widget-title\">7.2 &#8211; Il meccanismo di formazione degli archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Ci\u00f2 che noi definiamo &#8220;archetipo&#8221; si forma e si fissa, nelle strutture neurocellulari cerebrali preposte alla formazione della &#8220;memoria profonda della mente&#8221; (che abbiamo visto risiedere nelle serie di magazzini mnemonici che accolgono le rappresentazioni disposizionali permanenti dovute a circuiti neurali innati), quando uno &#8220;stimolo originale&#8221; si presenta per la prima volta sulle terminazioni nervose ad esse afferenti, inviato dai sensi che lo hanno raccolto all&#8217;esterno (o all&#8217;interno) dell&#8217;embrione umano. Per stimolo &#8220;originale&#8221; si intende una sequenza di onde (formate da variazioni di potenziale elettrico propagantisi lungo le strutture neuroniche, col contributo dei mediatori elettrochimici) derivata da &#8220;pulsioni&#8221; connesse con gli organi esercitanti le funzioni innate precipue dell&#8217;essere umano (vitali, di sopravvivenza, di riproduzione, etc.). Queste pulsioni, generanti la sequenza suddetta, sono in grado di raccogliere e trasmettere per retroazione una caratteristica eccezionale posseduta da tali organi: quella di poter contribuire a &#8220;generare o percepire emozione&#8221;. Ad esempio, il cuore, pilotato da centri neurali autonomi, adempie la funzione primaria e vitale di assicurare la circolazione del sangue, ma contemporaneamente il suo battito \u00e8 emozionalmente &#8220;sinonimo di vita&#8221; e la mente cosciente o inconscia che &#8220;ascolta&#8221; archetipicamente il proprio cuore (tramite gli stessi centri e i connessi circuiti neurali in grado di elaborare rappresentazioni disposizionali) percepisce e memorizza se batte normalmente, contribuendo a generare serenit\u00e0, o se in modo alterato, contribuendo a raccogliere dall&#8217;esterno ansia, paura, etc).<br \/>\nComunque, le prime &#8220;pulsioni&#8221; percepite sono dovute ad onde elastiche (suoni), dato che l&#8217;embrione \u00e8 immerso in un liquido capace di trasmettere solo quel tipo di segnale. Pu\u00f2 darsi che il liquido sia non completamente privo di &#8220;luminosit\u00e0&#8221; (onde elettromagnetiche), ma non sembra possa interessare &#8220;emozionalmente&#8221; l&#8217;embrione medesimo fino alla sua nascita.<br \/>\nCome dicevamo, i circuiti neurali innati presiedono a funzioni svolte da organi del corpo comuni a tutti gli esseri umani, quali quelle prima elencate; ma contemporaneamente, questi organi, proprio a causa del loro funzionamento, possono divenire &#8220;soggetti emozionali&#8221;, e generare stimoli originali che, ancora raccolti (per retroazione) dai circuiti neurali innati da cui derivano, causano la instaurazione di nuove rappresentazioni disposizionali permanenti, stavolta in grado di immagazzinare e poi suscitare una &#8220;emozione primaria&#8221;.<br \/>\nRibadiamo che per &#8220;archetipo primigenio&#8221; intenderemo quindi qualcosa di originato da &#8220;sensazioni primordiali&#8221; (o &#8220;emozioni primarie&#8221;) dovute, dicevamo, ad agenti interni al corpo embrionale umano o esterni ad esso, e capaci di indurre nel suo cervello (appena formatosi, o ancora in formazione) successive modificazioni di circuiti neurali in grado di provocare rappresentazioni disposizionali permanenti (il cui assieme costituir\u00e0 in seguito la cosidetta &#8220;memoria profonda&#8221;), e ci\u00f2 con un meccanismo di continuo &#8220;riaggiustamento&#8221;: in realt\u00e0, dato che le &#8220;sensazioni primordiali&#8221;(o archetipi) via via registrate interferiranno tra loro al punto che quelle successive verranno &#8220;fissate&#8221; con modalit\u00e0 e configurazioni che risentono delle precedenti, la rappresentazione disposizionale provocata dall&#8217;ultimo stimolo deve essere concepita sempre come dovuta ad una vera e propria rielaborazione e ricollegamento delle rappresentazioni indotte da precedenti stimoli nelle strutture neurali della memoria profonda. E notiamo che potremo avere rappresentazioni disposizionali innate, prenatali, postnatali.<br \/>\nE&#8217; da tener presente che l&#8217;impianto degli archetipi primigeni avviene presumibilmente quasi per intero prima che sia interamente formata la &#8220;massa critica cerebrale&#8221; capace di innescare completamente il fenomeno della coscienza mediante l&#8217;effetto di coerenza quantistica su grande scala nei microtubuli dei citoscheletri neuronici; probabilmente, le strutture neurali sono gi\u00e0 in grado lo stesso di operare la memorizzazione.<br \/>\nQueste strutture, comunque, dopo l&#8217;impianto dei primi archetipi, memorizzeranno gli archetipi seguenti non pi\u00f9 indipendentemente tra loro, ma in funzione di quelli gi\u00e0 impiantati e sempre attraverso il loro &#8220;filtro&#8221;. Il meccanismo si attiva per gruppi di archetipi, e viene compiuto tramite il collegamento sinaptico delle rappresentazioni disposizionali anteriormente acquisite con quelle dovute alle nuove sensazioni, tenendo anche conto della capacit\u00e0 delle sinapsi di elaborare collegamenti pi\u00f9 &#8220;forti&#8221; o pi\u00f9 &#8220;deboli&#8221;. Il sistema nervoso \u00e8, come abbiamo visto, costruito in modo da poter &#8220;evocare&#8221; nuovamente e richiamare i singoli archetipi, o i gruppi di archetipi strutturatisi durante le successive acquisizioni, e l&#8217;evocazione pu\u00f2 raggiungere le zone &#8220;conscie&#8221; della mente (coscienza) come pure il subconscio. E\u2019 da tener presente che gli archetipi primigeni partecipano, assieme alle altre percezioni sensorie provenienti dall\u2019esterno, alla costruzione di una \u201cemozione\u201d compiuta, che verr\u00e0 opportunamente memorizzata. Ad esempio, tra le prime emozioni che vengono percepite e \u201cricostruite\u201d dall\u2019essere umano dopo la nascita ci sono quelle relative al proprio \u201cconcetto di identit\u00e0\u201d e alla \u201cinterpretazione\u201d del mondo in cui vive, quale gli appare dalla mediazione dei genitori, che possono trasmettergli sensazioni e relative emozioni di sicurezza, di pericolosit\u00e0, di paura a seconda della loro propria \u201cinterpretazione\u201d della realt\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-3\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-3-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-3-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"3\" ><h3 class=\"widget-title\">7.3 &#8211; Acquisizione differita degli archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Quanto tempo pu\u00f2 durare l&#8217;acquisizione degli archetipi? Fino a tre anni dalla nascita o oltre? E mentre \u00e8 ancora incompleta tale acquisizione, in che modo agisce la memoria dei normali avvenimenti della vita, attuata da settori cerebrali sicuramente diversi da quelli che registrano gli archetipi? Probabilmente vengono impressi, in rappresentazioni disposizionali dovute a circuiti neurali modificabili, momenti staccati e non ancora collegati da strutture mentali di numerabilit\u00e0, di giudizio, di logica, di raffronto emozionale, ed \u00e8 forse per questo che i ricordi della primissima infanzia ci appaiono molto particolari, diversi dall&#8217;uno all&#8217;altro essere umano, e acquistano una maggiore logicit\u00e0 anche emozionale man mano che sono stati acquisiti i principali archetipi. Abbiamo parlato di &#8220;impressioni primordiali&#8221;: chiariamo meglio il concetto dicendo che i principali archetipi acquisibili sono identici da sempre, da quando il cervello umano ne ha consentito l&#8217;acquisizione, ma la modalit\u00e0 di acquisizione non \u00e8 sempre la stessa.<br \/>\nPotrebbe avvenire che una distorta o insufficiente &#8220;presentazione&#8221; dell&#8217;archetipo, che deve fissarsi e modificare le caratteristiche della capacit\u00e0 di acquisizione di intere zone della memoria profonda, determinasse una effettiva differenza da uomo ad uomo nelle possibilit\u00e0 future di controllo e coordinamento logico-emozionale di tutte le percezioni memorizzate?<br \/>\nIn ogni caso, il periodo della acquisizione degli archetipi \u00e8 un momento molto delicato dell&#8217;intera fase evolutiva dell&#8217;uomo.<br \/>\nGli archetipi primigeni acquisiti vengono poi analizzati e &#8220;metabolizzati&#8221; dalla mente dato che in seguito dovranno formare la base del pensiero: prima viene estratta da essi (e &#8220;memorizzata&#8221; in apposite rappresentazioni disposizionali afferenti i centri dell&#8217;apprendimento) la componente logico-computazionale da cui dipender\u00e0 la vera e propria riacquisizione della formazione e strutturazione mentale; subito dopo, a strutturazione acquisita, la mente inizier\u00e0 a percepire le immagini mentali dovute ai meccanismi di richiamo degli archetipi e delle relative modulazioni emozionali: queste immagini, organizzate selettivamente in sequenze logiche (rielaborazioni mentali) e tradotte in un adatto linguaggio, divengono &#8220;pensiero&#8221;.<br \/>\nPu\u00f2 una compiuta rielaborazione mentale venire &#8220;archetipizzata&#8221; e divenire essa stessa &#8220;insieme di rappresentazioni disposizionali permanenti&#8221; ? Non lo sappiamo, ma non possiamo escluderlo.<br \/>\nDifatti, un archetipo, che sembra strutturato da altri archetipi, \u00e8 in realt\u00e0 una unica struttura che pu\u00f2 &#8220;partecipare&#8221; di elementi di altri archetipi (quali quelli numerici, logici, ritmico-sonori, di segno visivo, o altri) ma che, in ogni caso, conserva una sua &#8220;unicit\u00e0&#8221;, come un insieme algebrico che si sovrappone o partecipa ad altri insiemi mediante gli stessi elementi, pur restando assolutamente &#8220;univocamente definito&#8221;. Resta a vedere come si possono richiamare gli archetipi distinti e a &#8220;chi&#8221; rispondono; ma, come abbiamo visto, per mezzo delle reti e dei circuiti neurali che formano la struttura cerebrale e che permettono la &#8220;distinta sovrapposizione&#8221; di stimoli registrati o ancora da registrare, si pu\u00f2 ipotizzare e stabilire l&#8217;esistenza di &#8220;distinti legami&#8221; e di gerarchie spazio-temporali di risposta, necessarie alla logica metodologica del &#8220;richiamo&#8221;, della &#8220;evocazione&#8221;.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-4\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-4-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-4-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child\" data-index=\"4\" ><h3 class=\"widget-title\">7.4 &#8211; Acquisizione differenziata degli archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>L&#8217;acquisizione degli archetipi nell&#8217;uomo inizia senz&#8217;altro dagli archetipi sensoriali: in effetti la &#8220;acquisizione crescente di sensorialit\u00e0&#8221; e il suo utilizzo per la costruzione delle emozioni lo dimostra: oggi si parla comunemente di &#8220;intelligenza emozionale&#8221; (1), per cui, come abbiamo visto, si inizia a costruire la razionalit\u00e0 mentale sulle emozioni che, fin dalla prima infanzia, i nostri sensi ci permettono di avere e sentire; solo dopo, verranno l&#8217;intelligenza pura, la filosofia, la scienza, etc come astrazioni mentali della intelligenza emozionale. Noi diremmo che gli archetipi numerici, logici, etc, sono come &#8220;astrazioni archetipizzate&#8221; estraibili dagli archetipi emozionali, e ci\u00f2 sembra altamente probabile e condivisibile.<br \/>\nMa come avviene sequenzialmente l&#8217; &#8220;arricchimento&#8221; di un archetipo? Per noi, secondo la &#8220;sensorialit\u00e0 crescente&#8221; del cervello che lo acquisisce, che si autostruttura, con i meccanismi neurali gi\u00e0 visti, secondo gli schemi genetici, dal momento delle prime formazioni cellulari cerebrali in poi: una volta riacquisite le basilari potenzialit\u00e0 logico-matematiche, prima lo scambio delle onde elastiche (suono-musica), poi della tattilit\u00e0, poi dell&#8217;odorato, poi del gusto e in ultimo della vista. Secondo questa concezione, avremmo una acquisizione e configurazione &#8220;sferico-concentrica&#8221; di ciascun archetipo: le astrazioni logico-matematiche si attualizzano, prima, nella sfera musicale; poi, via via, per sfere concentriche che partecipano delle precedenti (fig.4), nelle altre acquisizioni (in ordine: tattilit\u00e0, gusto, odorato, vista).<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-4-0-1\" class=\"so-panel widget widget_text\" data-index=\"5\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-522\" src=\"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Image28.jpg\" alt=\"\" width=\"530\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Image28.jpg 530w, https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Image28-300x251.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 530px) 100vw, 530px\" \/><\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-4-0-2\" class=\"so-panel widget widget_text panel-last-child\" data-index=\"6\" >\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>La concezione qui espressa \u00e8 un riferimento di comodo, per esprimere l&#8217;insieme di rappresentazioni disposizionali, derivanti da circuiti neurali variamente dislocati nel sistema nervoso dell&#8217;uomo, che man mano si interconnettono mediante le sinapsi.<br \/>\nIn effetti, tale concezione ha un curioso riscontro evolutivo: l&#8217;uomo primitivo nei secoli inizia a esprimersi &#8220;artisticamente&#8221; a partire dalla sfera archetipicale pi\u00f9 esterna, connessa alla vista (pittura rupestre), per poi passare al gusto e odorato (creando e offrendo, ad esempio, alla propria donna tipi di cibo e composizioni di fiori via via pi\u00f9 sofisticati), in seguito passare ad arti fittili (costruzione di statuette di divinit\u00e0 o di statue-stele) e infine al suono (flauto di Pan), quasi che il richiamo automatico degli archetipi da parte della mente primigenia consentisse il loro ritorno e la loro riutilizzazione a partire dalle &#8220;sensazioni originali&#8221; acquisite per ultime. Nell&#8217;uomo moderno ci\u00f2 si traduce in una difficolt\u00e0 crescente nella comprensione e nella riespressione razionale delle proprie visioni artistiche, man mano che cerca di raggiungere la sfera archetipicale pi\u00f9 interna: per questo la musica \u00e8 stata sempre di difficile decifrazione e sempre fonte di equivoci interpretativi.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-5\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-5-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-5-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"7\" ><h3 class=\"widget-title\">7.5 &#8211; Il lato esclusivamente musicale dell&#8217;archetipo primigenio<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Ma se le &#8220;emozioni primarie&#8221; acquisite dal feto prima della nascita sono onde elastiche, gli archetipi dovuti ad esse sono sicuramente di tipo &#8220;musicale&#8221;, cio\u00e8 debbono essere provvisti di strutturazione ritmica e sonora. Naturalmente, occorre che nella mente cosciente e inconscia sia gi\u00e0 presente il meccanismo per la percezione non soltanto dell\u2019elemento elastico-sonoro, ma anche dell\u2019elemento ritmico, cio\u00e8 della sua struttura spazio-temporale. In altre parole, l\u2019archetipo sensoriale \u201csemplice\u201d deve divenire \u201carchetipo processuale autoscopico\u201d, in modo da poter permettere la memorizzazione delle caratteristiche, anche flessibili, legate al suo \u201ctempo proprio\u201d di percezione.<br \/>\nComunque, la constatazione che le prime \u201cemozioni primarie\u201d percepite sono di tipo elasto-ritmo-sonico \u00e8 alla base di tutte le considerazioni svolte in questa pubblicazione: ecco perch\u00e9 inizieremo dall&#8217;analisi degli archetipi ritmico-sonori (archetipi &#8220;musicali&#8221;), per poi passare a considerare l&#8217;estensione agli altri campi d&#8217;azione, via via che vengono acquisiti gli altri sensi (tattilit\u00e0, odorato, gusto, vista).<br \/>\nNoi riteniamo, come abbiamo detto, che la struttura &#8220;musicale&#8221; (ritmico-sonora) degli archetipi formi la base, la &#8220;sfera pi\u00f9 interna&#8221;, lo scheletro della intera architettura archetipica. Per individuare la sua manifestazione ci siamo riferiti a estrinsecazioni sonore, sia di funzioni fondamentali dell&#8217;organismo umano in via di formazione o appena nato, sia di emozioni primarie da esso recepite e provenienti dall&#8217;esterno; ambedue debbono essere provviste di caratteristiche ritmo-soniche tali da condurre alla formazione, nei circuiti neurali del suo sistema nervoso, di rappresentazioni disposizionali permanenti di norma riaffioranti tanto nelle espressioni individuali del neonato, che in seguito nelle pi\u00f9 grandi espressioni artistiche musicali. La individuazione di questi archetipi verr\u00e0 condotta con l&#8217;aiuto della componente psicologica da essi indotta al momento della acquisizione e da noi ritrovata nella mente umana: ogni realt\u00e0 va &#8220;scientificamente psicologizzata&#8221;, dato che gli archetipi non possono uscire che dal vaglio di una psicologizzazione scientifica. Sar\u00e0 compito degli psicologi della musica completare il lavoro di elencazione e individuazione archetipicale. Nei limiti di questo scritto, \u00e8 stato sufficiente mettere in luce un possibile (e molto probabile) meccanismo di formazione e di utilizzo del linguaggio musicale (e artistico in genere) correggendo vecchie concezioni ed equivoci e riconducendo ad unit\u00e0 espressiva il fatto artistico.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-6\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-6-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-6-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"8\" ><h3 class=\"widget-title\">7.6 &#8211; Tipologia dell&#8217;archetipo sensorio-emozionale-musicale<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Cercheremo ora di delineare i principali archetipi che ci sembrano essere presenti nelle rappresentazioni disposizionali costituenti la memoria primigenia mentale; di essi cercheremo di individuare la manifestazione &#8220;musicale&#8221;, avvertendo che tale studio \u00e8 appena al principio e che occorrerebbe fosse compiuto in maniera rigorosa e completa da parte di specialisti.<br \/>\nOccorrer\u00e0 per prima cosa definire gli archetipi &#8220;sensorio-emozionali&#8221;. Ad esempio, il primo dolore fisico (ma anche la prima carezza o il primo solletico sulla pelle) sicuramente generano una sensazione che rimarr\u00e0 impressa e che far\u00e0 da battistrada ad altre sensazioni di dolore, di beatitudine, di gioia, di ilarit\u00e0, non solo corporee ma anche dell&#8217;anima: ecco profilarsi gli &#8220;stati d&#8217;animo&#8221; quali rielaborazioni mentali degli archetipi sensorio-emozionali in connessione con le sedi di modulazione memorizzata delle rappresentazioni disposizionali ad essi riferentisi (zone di memorizzazione del sentimento). Ma vediamo il lato musicale degli archetipi sensorio-emozionali. Come abbiamo detto, nei magazzini archetipi mnemonici deve essere gi\u00e0 presente la possibilit\u00e0 di recepire la loro strutturazione spazio-temporale.<br \/>\nIniziamo analizzando il &#8220;ritmo&#8221; cardiaco, che gi\u00e0 contiene suono, elemento ritmico, numero: \u00e8 un archetipo strutturato, ma pur sempre &#8220;un&#8221; archetipo fondamentale, acquisito dalla &#8220;mente&#8221; embrionale all&#8217;istante del primo battito del minuscolo cuore. Al ritmo cardiaco sono riconducibili l&#8217;archetipo della &#8220;serenit\u00e0&#8221; (costituito da pi\u00f9 battiti cardiaci in condizioni normali), e l&#8217;archetipo della &#8220;ansiet\u00e0&#8221; (battito affrettato a causa di paura o ansia). Analogamente, dopo la nascita, verr\u00e0 archetipizzato il &#8220;respiro&#8221;, con le sue modalit\u00e0 precipue di variabilit\u00e0 ritmica, di &#8220;scambio&#8221; con l&#8217;esterno, di strutturazione duplice (inspirazione-espirazione).<br \/>\nAnche i moti peristaltici intestinali, connessi con la digestione, la rapida assimilazione, la crescita fisica, contribuiranno alla formazione dell&#8217;archetipo &#8220;energia&#8221;.<br \/>\nCome pure il primo &#8220;vagito&#8221;, ritmo-suono-senso, espresso dal neonato, che pu\u00f2 comprendere sia il tipico pianto &#8220;convulso&#8221; che il pianto &#8220;disteso&#8221;. Quindi, probabilmente, viene archetipizzato il primo canto udito, una nenia, forse una ninna-nanna (1), il rintocco della prima campana.<br \/>\nQuindi, come dicevamo, man mano che vengono acquisiti, i cinque sensi determinano singolarmente archetipi dovuti al suono, alla tattilit\u00e0, al sapore, all&#8217;odore, alla luce.<br \/>\nGli archetipi di &#8220;alto&#8221; e di &#8220;profondo&#8221; vengono dal primo approccio con il senso di gravit\u00e0, forse dal primo sguardo verso il cielo o verso un abisso: a questi sono associati gli archetipi di &#8220;salita&#8221; e di &#8220;discesa&#8221;, importantissimi per la musica in quanto immediatamente in relazione con frasi musicali ascendenti e discendenti.<br \/>\nAl momento della prima visione di una &#8220;caduta prolungata&#8221; di qualcuno o di qualcosa, caratterizzato da un senso di impotenza a modificare ci\u00f2 che sta accadendo, si imprime nella mente l&#8217;archetipo di &#8220;ineluttabilit\u00e0&#8221;.<br \/>\nIl primo dolce richiamo materno, con la prima carezza, determina l&#8217;archetipo di &#8220;dolcezza&#8221;.<br \/>\nIl primo spavento dovuto ad un urlo prolungato genera l&#8217;archetipo di &#8220;terrore&#8221;.<br \/>\nLa prima reazione emozionale al terrore genera l&#8217;archetipo di &#8220;forza&#8221;.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-7\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-7-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-7-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"9\" ><h3 class=\"widget-title\">7.7 &#8211; Archetipi strutturali: numerici, ritmici, logici, di segno, di colore<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Analizziamo ora quelli che definiremo &#8220;archetipi strutturali&#8221; (che per noi derivano dalla &#8220;metabolizzazione&#8221; razionale, successivamente archetipizzata, di archetipi sensorio-emozionali) per la funzione essenziale che svolgono nella logica di ogni espressione mentale (anche musicale): la struttura di ogni stilema e di ogni frase elementare \u00e8 dovuta ad essi, e spesso le stesse rielaborazioni mentali non sono altro che &#8220;espansioni&#8221; di archetipi strutturali. Ribadiamo tuttavia che ogni altro archetipo sembrer\u00e0 avere in s\u00e8 la possibilit\u00e0 di essere &#8220;scomposto&#8221; in elementi emozionali, logici, numerici, onomatopeici etc. Ebbene, no! Ciascun archetipo \u00e8 un &#8220;elementale&#8221; inscomponibile; come una goccia, che, anche se cade e si &#8220;scompone&#8221; in altre gocce, non pu\u00f2 assolutamente considerarsi &#8220;strutturata&#8221; da quelle gocce. Il fatto che il cervello umano in via di formazione acquisisca inizialmente per via genetica capacit\u00e0 &#8220;strutturali&#8221; logico-matematiche, nella nostra concezione, non \u00e8 indice della possibilit\u00e0 di ritrovare ed esprimere tali capacit\u00e0 senza che sia stato impresso un gran numero di archetipi emozionali che ubbidiscono ad esse: pensiamo infatti che sia possibile ritrovarle e forse &#8220;archetipizzarle&#8221;, solo successivamente alla &#8220;metabolizzazione&#8221; razionale di tali archetipi. Anche l&#8217;universo, come vedremo, ubbidisce a leggi strutturali logico-matematiche, ma noi potremo rivelarle e conoscerle solo perch\u00e8 ha avuto in seguito una sua strutturazione fisica.<br \/>\nDella categoria degli archetipi &#8220;strutturali&#8221;, archetipo fondamentale \u00e8 senz&#8217;altro il &#8220;numero&#8221; e la &#8220;numerabilit\u00e0&#8221;: &#8220;Io&#8221; = 1;&#8221;Io e la Mamma&#8221; = 2 e cos\u00ec via. L&#8217;archetipo numerico \u00e8 da considerarsi come la &#8220;acquisizione della astrazione quantitativa&#8221;; forse \u00e8 dovuta alla percezione &#8220;di tante cose diverse&#8221; che raggiunge il bimbo nei primi mesi di vita, confrontata con se stesso, che \u00e8 &#8220;una cosa sola&#8221;; l&#8217;archetipo numerico si imprime come &#8220;unit\u00e0&#8221;, e solo successivamente, con lo sviluppo delle facolt\u00e0 logico-computazionali, pu\u00f2 entrare nella formazione delle operazioni matematiche (somma, sottrazione, moltiplicazione , divisione) . Nella musica, l&#8217;archetipo numerico interviene, ad esempio, quando si vuole &#8220;segnare&#8221; in maniera ritmica ma uniforme un brano musicale (o una sua porzione), o sopratutto per unire due frasi derivanti da archetipi emozionali puri per mezzo di una rielaborazione mentale che lo utilizza. Ma dall&#8217;archetipo numerico, per rielaborazione, deriva un archetipo ritmico propriamente detto, quale \u00e8 possibile udire nelle &#8220;basi&#8221; musicali, o nelle esecuzioni delle singole parti affidate a strumenti a percussione (batterie, timpani, etc).<br \/>\nLa curiosit\u00e0 come stimolo vitale e come emozione, dar\u00e0 forse luogo al primo archetipo logico &#8220;domanda&#8221;, cui potr\u00e0 associarsi l&#8217;archetipo &#8220;risposta&#8221;. E&#8217; ipotizzabile una correlazione tra l&#8217;archetipo composto (o rielaborato?) domanda-risposta e l&#8217;archetipo di respiro (inspirazione-espirazione)? Sembra evidente che l&#8217;archetipo di respiro, costituito da due parti (inspirazione-espirazione), \u00e8 sicuramente il primo elemento di &#8220;logica&#8221; presente nella memoria profonda della mente; si potrebbe obiettare che anche un battito cardiaco \u00e8 composto di sistole e diastole: ma la sua struttura \u00e8 fissa, \u00e8 impossibile modificare volontariamente la durata di ciascuna delle due parti, come invece gi\u00e0 le prime manifestazioni elementari di logica mentale dovranno permettere. Successivamente, quando un bimbo acquista improvvisamente coscienza di s\u00e8 ed \u00e8 in grado di &#8220;rispondere&#8221; ad un richiamo (o addirittura al proprio nome), ecco il contemporaneo apparire e fissarsi dell&#8217;archetipo domanda-risposta, che poi dovr\u00e0 arricchirsi di tutti gli attributi logici man mano che procede lo sviluppo delle rielaborazioni mentali. Probabilmente l&#8217;acquisizione dell&#8217;archetipo domanda-risposta avviene mediante un meccanismo di arricchimento dell&#8217;archetipo di respiro (inspirazione-espirazione).<br \/>\nL&#8217;archetipo esprimente emozionalmente il senso di dubbio \u00e8 forse generato dalla prima &#8220;incertezza&#8221; della vita (i primi passi insicuri mossi?): la risposta musicale ad esso associata \u00e8 evidentemente data da una breve sequenza di note musicali &#8220;che tornano su se stesse&#8221; e che distano l&#8217;una dall&#8217;altra un semitono, al massimo un tono (ci\u00f2 derivante, nell&#8217;interpretazione psicologica, dalla necessit\u00e0 di &#8220;appoggiarsi all&#8217;immediatamente vicino&#8221; nel momento dell&#8217;insicurezza).<br \/>\nL&#8217;archetipo &#8220;domanda&#8221; \u00e8 strutturalmente molto simile all&#8217;archetipo di &#8220;dubbio&#8221; da cui si differenzia perch\u00e8 le note &#8220;che tornano su se stesse&#8221; possono distare anche due o pi\u00f9 toni (a seconda del maggior o minor grado di &#8220;dubbio&#8221; insito nella domanda).<br \/>\nL&#8217;archetipo di &#8220;impassibilit\u00e0&#8221; o &#8220;continuit\u00e0&#8221; o &#8220;attesa&#8221;: probabilmente, una unica nota prolungata, non di sottofondo, ma ben udibile anche se contemporaneamente ad altre; \u00e8 caratterizzato dall&#8217;assenza di &#8220;ritmo&#8221;, di interruzioni di frase, e, per tutto il tempo che dura, tutto \u00e8 cristallizzato come in una &#8220;eterna inspirazione&#8221;.<br \/>\nGli archetipi &#8220;di segno&#8221; e &#8220;di colore&#8221; dovuti alla astrazione visiva di immagini eventualmente colorate saranno analizzate nel capitolo dedicato alla percezione visiva.<br \/>\nE&#8217; pure ipotizzabile l&#8217;esistenza dell&#8217; &#8220;archetipo di silenzio&#8221; che dovrebbe coincidere con l&#8217;archetipo &#8220;assenza di archetipo&#8221;.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-8\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-8-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-8-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"10\" ><h3 class=\"widget-title\">7.8 &#8211; Altri archetipi: onomatopeici, comportamentali<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Esistono poi gli archetipi &#8220;onomatopeici&#8221;, impressi nella mente da determinate situazioni dell&#8217;uomo o della natura; ad essi si riconduce certa musica che &#8220;mima&#8221; dette situazioni (rumori di tuono, scalpit\u00eco di cavalli, ritmi di marcia, suoni di tromba per un annuncio, etc).<br \/>\nMan mano che la mente si forma e acquisisce le funzioni proprie, possono imprimersi rielaborazioni di archetipi correlate con logiche comportamentali: il senso del dovere, con le prime &#8220;regole&#8221; da seguire. Si sviluppa una logica delle azioni e delle situazioni, che poi in musica si tradurr\u00e0 in elementi discorsivi che intercaleranno le rielaborazioni di archetipi sensorio-emozionali, ma che comunque sar\u00e0 alquanto difficile distinguere dalle rielaborazioni medesime. Come dicevamo, occorrerebbe fare una ricerca ed una elencazione archetipica completa.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-9\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-9-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-9-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"11\" ><h3 class=\"widget-title\">7.9 &#8211; Analisi ritmico temporale degli archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Gli archetipi hanno un &#8220;tempo proprio&#8221; ? Dato che sono stilemi musicali, spesso rappresentabili con pi\u00f9 note musicali, \u00e8 possibile variarne il tempo di esecuzione senza snaturarli?<br \/>\nDiciamo subito che ogni individuo, nel ricevere i propri archetipi, attua modalit\u00e0 sempre diverse, per cui \u00e8 pensabile che gli stessi archetipi siano &#8220;diversi&#8221; da uomo a uomo. Ma &#8220;quanto&#8221; diversi ? E&#8217; presto detto: la loro diversit\u00e0 non deve essere tale da impedirne il riconoscimento; tutti gli uomini debbono poter riconoscere gli archetipi altrui come se fossero i propri. Questo impone che il tempo musicale che scandisce lo stilema archetipico non vari in pi\u00f9 o in meno oltre il dieci-quindici per cento del valore normale per ciascun uomo: entro questa fascia siamo certi che il riconoscimento da parte di ognuno sar\u00e0 possibile. In fondo, la natura stessa ci aiuta: gli uomini possono &#8220;riconoscere&#8221; i loro simili purch\u00e8 le differenze tra loro siano contenute.<br \/>\nAd esempio, i tratti somatici (altezza umana, dimensioni esterne varie di organi, quali bocca, naso, orecchi etc, distanze varie tra organi, quali gli occhi, orecchi etc) non possono superare la soglia indicata: il patrimonio genetico ci assicura che normalmente non possono nascere individui i cui occhi distino tra loro cinque o trenta centimetri. La stessa cosa deve avvenire per gli stilemi archetipici: quindi, dal momento che una composizione musicale \u00e8 un susseguirsi di forme archetipiche e di loro rielaborazioni, esiste una interpretazione &#8220;base&#8221; (ben specificata dagli autori, che di solito forniscono il &#8220;tempo metronomico&#8221;) la quale non pu\u00f2 essere troppo variata; questo impone ai Direttori d&#8217;Orchestra un rispetto dei tempi metronomici e una moderazione nelle licenze interpretative; si tratta, in fondo, di effettuare i criteri interpretativi laddove si possono fare senza alterare il linguaggio archetipico; ad esempio, la lunghezza maggiore o minore delle corone, il distacco pi\u00f9 o meno accentuato tra brani diversi che debbono raccordarsi con una sensibilit\u00e0 &#8220;ad libitum&#8221;, i &#8220;crescendo&#8221;, i &#8220;diminuendo&#8221;, i &#8220;fortissimo&#8221;, i &#8220;pianissimo&#8221;, sono tutte cose sulle quali il Direttore pu\u00f2 decidere.<br \/>\nMa la velocit\u00e0 di un intero tempo, o di parti di esso, deve assolutamente rispettare la volont\u00e0 dell&#8217;autore, o, in mancanza di indicazioni, deve rispettare lo stilema archetipico di base: ad esempio, se \u00e8 &#8220;pianto convulso&#8221;, \u00e8 ben noto il tempo &#8220;proprio&#8221;: non \u00e8 possibile &#8220;raddoppiare&#8221; questo tempo senza snaturare il significato stesso della musica che viene proposta. E non soltanto l&#8217;interprete ha la possibilit\u00e0 di variare il tempo di tutta una frase musicale, ma pu\u00f2 variare, all&#8217;interno della frase, il tempo proprio e quindi il ritmo stesso dello stilema archetipico, rendendolo di difficile riconoscimento e assimilazione da parte dell&#8217;ascoltatore: ad esempio, una lettura pi\u00f9 &#8220;veloce&#8221;, un ritmo pi\u00f9 &#8220;rapido&#8221; degli archetipi, opera una &#8220;compressione&#8221; degli stilemi archetipici e delle loro rielaborazioni, con conseguente perdita di definizione dell&#8217;intero messaggio musicale, mentre una lettura e un ritmo pi\u00f9 &#8220;lento&#8221; ha il risultato di &#8220;snervare&#8221; gli stilemi, cio\u00e8 gli elementi del pensiero musicale, con conseguente perdita di sintesi e quindi difficolt\u00e0 di comprenderlo.<br \/>\nA questo proposito, si presenta particolarmente interessante uno studio che viene condotto presso alcune Universit\u00e0, e riguardante la possibilit\u00e0 di stabilire univocamente la lettura e l&#8217;esecuzione ritmico-temporale degli archetipi di base mediante l&#8217;utilizzo della Teoria della Informazione e della Comunicazione. Come \u00e8 noto, durante una &#8220;comunicazione&#8221; i segnali emessi dalle sorgenti sonore (o di altro tipo) vengono captati dai ricevitori dopo aver attraversato un mezzo di propagazione; si pu\u00f2 schematizzare il processo come una sequenza &#8220;sorgente-canale-ricevitore&#8221; attribuendo al &#8220;canale&#8221; tutte le qualit\u00e0 del mezzo in cui avviene la propagazione, quali, ad esempio, attenuazione, distorsione, disturbi sistematici o casuali etc, del segnale (sonoro o elettromagnetico) prodotto dalla sorgente.<br \/>\nNello studio delle comunicazioni, vengono applicate le teorie di Wiener e di Shannon (1.2), con le rispettive formulazioni matematiche, che forniscono le caratteristiche del segnale ricevuto (in funzione delle alterazioni prodotte dal canale), e danno con sufficiente esattezza informazioni dettagliate sulla sua differenza dal segnale inizialmente emesso. Per ottenere ci\u00f2, \u00e8 necessario interporre, tra sorgente e canale, un &#8220;codificatore&#8221;, e, analogamente, tra canale e ricevitore, un &#8220;decodificatore&#8221;: tali strumenti hanno la funzione di &#8220;adattare&#8221; al canale di trasmissione i segnali emessi e ricevuti; talvolta \u00e8 necessario trasformare il segnale in &#8220;sequenze di numeri digitali&#8221;, che si prestano meglio dei segnali analogici alla trattazione (anche probabilistica) della informazione in essi contenuta (3).<br \/>\nCome utilizzare queste teorie per lo studio della &#8220;distorsione&#8221; degli archetipi?<br \/>\nE&#8217; molto semplice. Sostituiremo la sequenza &#8220;sorgente-canale-ricevitore&#8221; con la sequenza &#8220;compositore-orchestra-ascoltatore&#8221;, notando che il compositore \u00e8 &#8220;sorgente&#8221; di musica &#8220;non distorta&#8221;, rilevabile da una lettura assolutamente fedele della partitura musicale e\/o da specifiche notazioni appostevi (tempi metronomici, note scritte di carattere psicologico o interpretativo che debbono trovare riscontro oggettivo nella tipologia degli archetipi usati, etc), mentre l&#8217;orchestra (col suo direttore) \u00e8, in effetti, il &#8220;canale&#8221; realizzativo che permette all&#8217;ascoltatore (&#8220;ricevitore&#8221;) la ricezione della musica, introducendovi o meno delle differenze (&#8220;distorsioni&#8221;) rispetto ad una lettura assolutamente fedele.<br \/>\nLe formulazioni matematiche (4) della teoria della comunicazione permettono di rilevare e quantificare le differenze rispetto alle forme archetipiche originarie individuando un &#8220;tempo proprio di esecuzione&#8221; dell&#8217;archetipo che rientri nei limiti della comprensione &#8220;psicologica&#8221; dell&#8217;archetipo medesimo, e permettono di giudicare se l&#8217;ascolto pu\u00f2 effettivamente consentire la percezione esatta di tali forme (anche se con qualche approssimazione lecita, dovuta alla &#8220;interpretazione&#8221; direttoriale) oppure se la distorsione introdotta crea delle insanabili fratture a livello psicologico impedendone la comprensione a causa di una perdita di definizione o di una perdita di sintesi del messaggio. Gli studi sono in corso, ma si presentano di notevole interesse.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-10\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-10-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-10-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"12\" ><h3 class=\"widget-title\">7.10 &#8211; Individuazione e rivelazione degli archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Non dovrebbe essere impossibile nell&#8217;ambito della moderna neurofisiologia cerebrale la individuazione e rivelazione di stilemi archetipici, presenti nel sistema recettivo cerebrale sotto forma di rappresentazioni disposizionali, specie se gli stilemi cercati sono quelli dovuti a circuiti neurali innati. Dovremmo sottoporre un soggetto ad analisi cerebrale mediante elettroencefalografo connesso con NMR, od altra apparecchiatura, in grado di individuare e misurare la sua reazione a stimoli profondi. La metodologia, che dovr\u00e0 essere messa a punto da specialisti, dovrebbe prevedere di sottoporre il soggetto ad una stimolazione neutra di base, intervallata da una serie di stimoli sonori e\/o luminosi costituiti da impulsi raffiguranti uno stilema archetipico prescelto (ad esempio l&#8217;archetipo di pianto convulso: t\u00e0-tat\u00e0-tat\u00e0-tat\u00e0) e aventi il suo ritmo e il &#8220;tempo proprio&#8221;. Le sequenze di stilemi dovrebbero venire leggermente variate, per ricercare quella tipica propria del soggetto; si tratta poi di misurare la reazione individuale sia alla stimolazione di base che a quella delle varie sequenze di stilemi, per individuare, dalle forme d&#8217;onda riemesse, la eventuale forma d&#8217;onda &#8220;di risonanza&#8221; che ci confermerebbe la individuazione dell&#8217;archetipo. Pu\u00f2 darsi che l&#8217;analisi vada condotta sotto ipnosi o sotto leggera anestesia, per interrompere i circuiti coscienti e razionali che potrebbero &#8220;mascherare&#8221; l&#8217;archetipo o impedirne l&#8217;emergere: Occorre fare particolare attenzione agli stimoli cui sottoporre il soggetto, dato che dovremo distinguere e riconoscere la &#8220;risposta archetipica&#8221; da risposte casuali dovute a stimoli sensoriali &#8220;periferici&#8221; non profondi. Successivamente, se viene determinata una risposta di risonanza, occorre ripetere l&#8217;esperienza sottoponendo il soggetto agli stessi stimoli &#8220;mimati&#8221; musicalmente, cio\u00e8 riprodotti, nella parte sonora, da diversi strumenti musicali: dovremmo sempre avere la stessa risposta, indipendentemente dagli strumenti usati, dal momento che si cerca un archetipo. La ricerca dovrebbe continuare su diversi soggetti, per una comparazione dei risultati, e sopratutto per rilevare se le risposte di risonanza mostrano una &#8220;variazione&#8221; di ritmo e di tempo, nell&#8217;archetipo prescelto, da individuo a individuo. In ogni caso, non dovremmo rilevare variazioni superiori al dieci-quindici per cento, come sembra indicare la teoria della comunicazione.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-11\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-11-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-11-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"13\" ><h3 class=\"widget-title\">7.11 &#8211; Arricchimento e universalit\u00e0 dell&#8217;archetipo<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Altro argomento della massima importanza \u00e8 la &#8220;universalit\u00e0&#8221; dell&#8217;archetipo, che deve potersi &#8220;riverberare&#8221; su ciascun senso preposto alla sua espressione; questa \u00e8 condizione essenziale perch\u00e8 dallo stesso archetipo possano scaturire le varie espressioni artistiche (pittura, scultura, letteratura, musica, etc). Abbiamo accennato che l&#8217;archetipo inizialmente acquisito mediante acquisizioni ritmico-sonore (&#8220;musicali&#8221;), viene successivamente &#8220;arricchito&#8221; da acquisizioni dello stesso tipo ma provenienti da altri sensi. Inoltre, potrebbe darsi che il processo avvenga non solo mediante altre acquisizioni archetipiche ma anche mediante rielaborazioni mentali che si &#8220;aggiungono&#8221; all&#8217;archetipo iniziale. Intendiamoci, come abbiamo detto, l&#8217;archetipo universale cos\u00ec &#8220;arricchito&#8221;, non \u00e8 da pensarsi come &#8220;avente una struttura derivante dalla somma di diversi archetipi&#8221; ma di fatto \u00e8 realizzato da un assieme (configurazione) di sinapsi che controllano rappresentazioni disposizionali permanenti (anche acquisite in tempi successivi).<br \/>\nLa definizione &#8220;arricchito&#8221;, dicevamo, va riferita alle modalit\u00e0 temporali di acquisizione dell&#8217;archetipo; facciamo un esempio: l&#8217;archetipo di dolcezza, acquisito da un bimbo appena nato e restituito inizialmente mediante un suono (t\u00e0a), viene integrato dagli stimoli provenienti da una carezza, e poi da uno sguardo dolcissimo e forse dal profumo della madre: questa &#8220;integrazione&#8221; dell&#8217;archetipo avviene sicuramente in tempi diversi, ed \u00e8 dovuta ad una formazione di rappresentazioni disposizionali provenienti dai circuiti neurali innati connessi con i diversi organi sensori di ricezione, che viene (a integrazione completata, magari secondo schemi genetici prestabiliti) successivamente &#8220;definitivamente archetipizzata&#8221; in modo che difatto non esiste pi\u00f9 l&#8217; &#8220;archetipo incompleto&#8221; precedente, anche se sar\u00e0 neuralmente possibile richiamare le singole espressioni dell&#8217;archetipo (che in seguito diverranno le protagoniste delle diverse arti).<br \/>\nCertamente, la espressione dell&#8217;archetipo in una opera d&#8217;arte necessita di &#8220;attuazioni tecnologiche&#8221; diverse a seconda del tipo d&#8217;arte in cui si esplica. Se \u00e8 pittura, l&#8217;archetipo di dolcezza potr\u00e0 svilupparsi nei contenuti (ad es. una raffigurazione di donna o uomo che guarda un oggetto del proprio amore con dolce intensit\u00e0) e allora occorrer\u00e0 sicuramente una rielaborazione mentale che crei lo scenario ed i protagonisti; oppure potr\u00e0 svilupparsi nella forma espressiva richiamandosi direttamente all&#8217;archetipo (ad es. pennellate molto lievi, con tonalit\u00e0 di colore estremamente vicine che quasi si integrano, a formare una specie di onomatopeia cromatica dell&#8217;archetipo musicale); oppure nell&#8217;uno e nell&#8217;altro modo contemporaneamente. Se \u00e8 scultura, l&#8217;archetipo di dolcezza, analogamente potr\u00e0 svilupparsi o secondo contenuti raffigurativi, o mediante forme estremamente levigate e quasi senza soluzioni di continuit\u00e0 (senza &#8220;scalini&#8221;), o con ambedue le modalit\u00e0. Nella letteratura, poetica e non, l&#8217;archetipo di dolcezza si manifester\u00e0 sia tramite i contenuti concettuali, che lo &#8220;stile proprio&#8221; per esprimerli.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-12\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-12-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-12-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"14\" ><h3 class=\"widget-title\">7.12 &#8211; Gli archetipi composti ed espansi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Assai spesso, nelle espressioni artistiche, e sopratutto nelle composizioni musicali, si trovano stilemi non riconducibili ad un singolo archetipo, che, pur avendo una indiscutibile unicit\u00e0, purtuttavia risultano come &#8220;integrati&#8221; da altre forme archetipiche originali, quasi derivassero dalla &#8220;fusione&#8221; di due o pi\u00f9 archetipi: li abbiamo definiti &#8220;archetipi composti&#8221;. Inoltre si trovano stilemi che offrono forme variate di un archetipo, e non sappiamo se siano rielaborazioni mentali successivamente &#8220;archetipizzate&#8221; realizzate dalla mente razionale cosciente o siano un prodotto esclusivo del subconscio: li abbiamo definiti &#8220;archetipi espansi&#8221;. Cercheremo di darne esemplificazione in seguito e li analizzeremo a fondo quando tratteremo con maggior dettaglio le differenze tra le funzioni della mente cosciente e quelle del subconscio durante la estrinsecazione di un&#8217;opera d&#8217;arte. L\u2019importanza della \u201cassociazione\u201d di pi\u00f9 archetipi (anche se con le precisazioni di cui a 7.3) o della loro \u201cespansione\u201d, e la possibilit\u00e0 di archetipizzazione di dette \u201cassociazioni\u201d assieme alle loro rielaborazioni razionali apparir\u00e0 in tutta la sua evidenza quando analizzeremo il meccanismo di formazione della grande Arte, consistente in una composizione \u201cunica\u201d a livello subconscio di assiemi di archetipi associati, espansi, e loro rielaborazioni archetipizzate. Una grande espressione artistica (sia essa musicale, o pittorica, etc) pu\u00f2 cos\u00ec risultare costituita anche da uno solo (o da pochi) elementi archetipici.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-13\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-13-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-13-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"15\" ><h3 class=\"widget-title\">7.13 &#8211; Elencazione ed analisi musicale degli archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Elenchiamo ora i principali archetipi trovati e analizziamoli musicalmente. Cercheremo di definirli attraverso gli stilemi suono-ritmo, e, quando possibile, attraverso le notazioni musicali, e loro esempi, che riporteremo tutte assieme in App.1 .<br \/>\nL&#8217;archetipo di respiro \u00e8 forse il pi\u00f9 difficile da definire: il suo suono \u00e8 approssimabile ad uno stilema &#8220;aa-aa-ae-ee (inspirazione) &#8211; ee-ee-ea-aa (espirazione); la traduzione musicale \u00e8 difficoltosa, causa la sua estrema variabilit\u00e0: non \u00e8 definita alcuna precisa durata, dato che il respiro pu\u00f2 essere ampio, disteso, ma anche corto, affannoso; pu\u00f2 quindi coinvolgere una intera frase musicale ovvero poche battute. In genere \u00e8 composto di due parti (stessa logica della domanda-risposta), ma talvolta l&#8217;utilizzo \u00e8 parziale (psicologicamente: solo inspirazione = &#8220;vita e attesa&#8221;; solo espirazione = &#8220;conclusione e morte&#8221;). Musicalmente, si parla spesso di frasi &#8220;di ampio (o di corto) respiro&#8221;, quasi in inconsapevole riferimento all&#8217;archetipo.<br \/>\nIl battito cardiaco pu\u00f2 dar luogo all&#8217;archetipo di serenit\u00e0 se il cuore batte in condizioni normali (stilema: ta &#8211; t\u00e0, ta &#8211; t\u00e0, ta &#8211; t\u00e0;) oppure all&#8217;archetipo di ansia, paura, se il cuore batte velocemente (stilema: tatt\u00e0-tatt\u00e0-tatt\u00e0;).<br \/>\nDal pianto derivano gli archetipi di pianto convulso (stilema: t\u00e0-tat\u00e0-tat\u00e0;) e di pianto disteso (stilema: ta\u00e0a-ta\u00e0a;). Nel neonato il pianto \u00e8 quasi sempre necessit\u00e0 fisiologica; vedremo in seguito il riscontro psicologico nell&#8217;adulto.<br \/>\nLa prima visione di una &#8220;caduta prolungata&#8221; di qualcosa o di qualcuno accompagnata da senso di impotenza a modificare ci\u00f2 che sta accadendo, imprime nella mente l&#8217;archetipo di ineluttabilit\u00e0 (stilemi: tata-t\u00e0a oppure tatata-t\u00e0a); di solito, le prime due (tre) note sono uguali ma possono esservi introdotte rielaborazioni con note diverse, per variare o diluire il messaggio; dipende dal &#8220;genio&#8221; del compositore vestire l&#8217;archetipo di note opportune e inserirlo in un contesto armonico caratterizzante la specifica situazione.<br \/>\nIl primo tenero richiamo materno, quasi una carezza sussurrata, fatta di due note decrescenti distanti un semitono, genera l&#8217;archetipo di dolcezza (stilema: t\u00e0a), che verr\u00e0 ben presto riemesso dal neonato: via via che le due note decrescenti distano pi\u00f9 di un semitono, la dolcezza diminuisce e diventa richiamo, volto all&#8217;ottenimento di qualcosa. Analizzeremo in seguito le rielaborazioni di questo archetipo.<br \/>\nIl primo spavento dovuto ad un urlo prolungato genera l&#8217;archetipo di terrore (stilema: taa\u00e0a).<br \/>\nLa reazione a questo spavento genera l&#8217;archetipo di forza (stilema: tt\u00e0a, tt\u00e0a) arricchito in seguito da elementi onomatopeici.<br \/>\nDagli archetipi primigeni emozionali vengono poi acquisiti, per elaborazione mentale logico-matematica, gli archetipi numerici: la traduzione musicale dell&#8217;archetipo numerico consiste in uno stilema ritmico accoppiato a sequenze di note; possiamo riconoscere l&#8217;archetipo unitario (Io=1; stilema: ta), l&#8217;archetipo binario (Io e la Mamma = 2; stilema: t\u00e0ta), l&#8217;archetipo ternario (Io e altri = 3; stilema: t\u00e0tata), il quaternario (stilema: t\u00e0tatata) etc.<br \/>\nDagli archetipi emozionali di &#8220;altezza&#8221; e di &#8220;profondit\u00e0&#8221; scaturiscono gli archetipi logici di &#8220;salita&#8221; e di &#8220;discesa&#8221; (psicologicamente: per esorcizzare e dominare l&#8217;emozione con meccanismi razionali), la cui traduzione musicale consiste in scale di note ascendenti e discendenti; e qui \u00e8 ipotizzabile una differente &#8220;velocit\u00e0&#8221; di salita o discesa, data dalla distanza delle note nelle scale musicali ascendenti o discendenti: un semitono, un tono, pi\u00f9 di un tono, etc. Questa &#8220;velocit\u00e0&#8221; non deve essere confusa con i tempi pi\u00f9 o meno veloci della loro esecuzione musicale, che evidentemente sono dovuti a rielaborazioni mentali dell&#8217;archetipo.<br \/>\nDalla emozione dovuta all&#8217;incertezza scaturisce l&#8217;archetipo logico di dubbio: nella traduzione musicale, una breve sequenza di note &#8220;che tornano su se stesse&#8221;, che distano l&#8217;una dall&#8217;altra un semitono, al massimo un tono (stilema: ta-ti-ta).<br \/>\nQuando all&#8217;incertezza si associa la curiosit\u00e0 nasce l&#8217;archetipo di &#8220;domanda&#8221;, strutturalmente molto simile all&#8217;archetipo di dubbio, da cui si differenzia pi\u00f9 o meno nettamente quando le note &#8220;che tornano su se stesse&#8221; distano pi\u00f9 di un tono (quasi che la curiosit\u00e0 vincesse l&#8217;incertezza); ma l&#8217;archetipo di domanda \u00e8 un vero archetipo o una &#8220;espansione&#8221; dell&#8217;archetipo di dubbio? O addirittura una sua rielaborazione mentale?<br \/>\nMolto spesso nella musica si trova un archetipo &#8220;domanda&#8221; seguito immediatamente da una sequenza di note esprimenti logicamente una &#8220;risposta&#8221;: formano un unico archetipo composto &#8220;domanda-risposta&#8221;? Di solito, il gruppo (o i due gruppi) di note &#8220;che tornano su se stesse&#8221; terminano generalmente su una nota uguale a quella iniziale. In ogni caso, la domanda, contenente quasi sempre elementi di dubbio, si esprimer\u00e0 musicalmente attraverso note distanti un semitono, al pi\u00f9 un tono, mentre la risposta, se dubbiosa o evasiva, vedr\u00e0 analogamente note distanti un semitono od un tono; altrimenti, su risposta sicura, le note potranno anche distare due, tre, o pi\u00f9 toni ( psicologicamente: minor necessit\u00e0 &#8211; o addirittura rifiuto &#8211; dell&#8217; &#8220;immediatamente vicino&#8221;).<br \/>\nE&#8217; interessante un parallelo con la metrica greca: l&#8217;archetipo di dolcezza \u00e8 nel trocheo o nel dattilo (rielaborazione); l&#8217;archetipo di serenit\u00e0 nello spondeo, l&#8217;archetipo di ansia, di angoscia \u00e8 nel giambo pi\u00f9 volte ripetuti; l&#8217;archetipo di forza solenne (rielaborazione) e di ineluttabilit\u00e0 nell&#8217;anapesto.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-14\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-14-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-14-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"16\" ><h3 class=\"widget-title\">8.1 &#8211; Il laccio della mente razionale<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Un bimbo appena nato, e almeno fino a sei mesi, &#8220;profuma di archetipi&#8221; (sopratutto percettivo-musicali): dopo averli appresi, anche se solo parzialmente configurati ed embrionalmente rielaborati, li riemette con i mezzi a sua disposizione (in prevalenza suoni vocali), prima di iniziare la riacquisizione della strutturazione razionale mentale cosciente definitiva, dovuta alla affabulazione e alla assimilazione sistematica della realt\u00e0 (1) impostagli dai genitori e dall&#8217;ambiente circostante, necessaria d&#8217;altronde alla creazione di un linguaggio &#8220;di relazione&#8221; per mezzo del quale imparer\u00e0 a comunicare con i suoi simili. Il bimbo non ha bisogno del contributo del subconscio (come l&#8217;adulto) per ritrovare emozionalmente i suoi archetipi, anzi, probabilmente non ha ancora neppure il collegamento con la funzione inconscia, che noi ipotizziamo si sviluppi, e in seguito si manifesti, quasi per reazione alla strutturazione mentale cosciente imposta. Inizialmente, un cervello &#8220;apprende&#8221; per scansioni ritmico-musicali, che divengono il suo &#8220;linguaggio assoluto&#8221;; questo si riverbera in linguaggi differenziati su tutto lo scibile. Durante il processo avviene, come dicevamo, la strutturazione razionale mentale, che ha come fondamento l&#8217;impianto degli archetipi strutturali, ritmici, numerici, logici, &#8220;estratti&#8221; dagli archetipi sensorio-emozionali e utilizzati in ogni attivit\u00e0 mentale. Questi archetipi sono ben noti alla mente, che li utilizza in modo automatico nella sua normale attivit\u00e0; la mente cosciente pu\u00f2 (2), con i gi\u00e0 visti meccanismi di richiamo delle immagini mentali, essere sede razionale di emozioni dovute alla rielaborazione di archetipi sensorio-emozionali; ma questi debbono forzosamente sottostare, nella loro estrinsecazione cosciente, alle modalit\u00e0 strutturali -ormai acquisite- della mente stessa, che ne condiziona il riaffiorare rielaborandoli logicamente e ne imprigiona in circonvoluzioni razionali tutte le potenzialit\u00e0 esplosive. Questo, per noi, costituisce il cosidetto &#8220;laccio della mente razionale&#8221;; esso impedir\u00e0 per sempre, all&#8217;essere umano esplicante le normali attivit\u00e0 razionali, una libera e automatica riespressione degli archetipi emozionali, che &#8220;torneranno fuori&#8221;, riaffioreranno nettamente integri e originalmente collegati, solo durante le &#8220;genuine espressioni artistiche&#8221;, le &#8220;folgorazioni&#8221; (da noi definite &#8220;big-bang&#8221;), probabilmente col contributo determinante del subconscio: il comune linguaggio razionale (e molto spesso la frase musicale articolata), anche se di notevole grado espressivo e di grande valore culturale, contiene solo rielaborazioni mentali di questi archetipi. Sembra anche evidente che, prima di apprendere il linguaggio razionale, il bimbo debba apprendere il &#8220;linguaggio&#8221; del complesso archetipico: \u00e8 impossibile infatti dare una denominazione esatta (quale quella effettuata tramite parole e concetti) a sensazioni mentali ed emozionali senza possederle gi\u00e0 sotto forma di archetipo, anche se embrionalmente rielaborato; certamente, in seguito, l&#8217;abitudine a denominare le varie realt\u00e0 e a usare il normale linguaggio parlato per comunicare le proprie idee e sentimenti, former\u00e0, come abbiamo accennato, una stratificazione permanente, probabilmente nei magazzini mnemonici delle rielaborazioni razionali degli archetipi, che, a nostro parere, impedir\u00e0 la trasmissione diretta di &#8220;messaggi emozionali profondi&#8221;, possibile soltanto tramite il &#8220;big bang&#8221; artistico, con l&#8217;intervento del subconscio. Il procedimento descritto viene seguito strettamente dai circuiti neurali nel realizzare le varie rappresentazioni disposizionali: quelle che contengono le informazioni strutturali (numeriche, logiche etc) estratte dagli archetipi sensorio-emozionali, che utilizzer\u00e0 la mente razionale, sono state fissate nei magazzini mnemonici successivamente alla realizzazione delle rappresentazioni disposizionali direttamente causate dalle acquisizioni sensorio-emozionali e alla loro &#8220;metabolizzazione&#8221;, e ora fanno come \u201cda schermo&#8221; ad esse e al richiamo e alla ri-evocazione che, sotto forma di immagini mentali, il cervello pu\u00f2 \u2013 tramite le sinapsi forti o deboli &#8211; farne.<br \/>\nUna interessante constatazione del &#8220;laccio della mente&#8221; \u00e8 possibile farla sui bimbi autistici: molti di loro mostrano grave ritardo nella comunicazione; ancora, a tre anni, sono incapaci di usare il linguaggio; ebbene, alcuni di loro, a quella et\u00e0, mostrano contemporaneamente una eccezionale abilit\u00e0 per il disegno, riuscendo a fissare, in pochi tratti, interi eventi molto ricchi emozionalmente e ben compiuti dal punto di vista figurativo; ma quando, sui nove-dieci anni, frequentando scuole speciali, apprendono ad usare il ragionamento logico e finalmente cominciano ad usare il linguaggio parlato, perdono purtroppo la grande abilit\u00e0 che mostravano nel disegno, che diviene di qualit\u00e0 scadente e simile a quello dei bimbi normali. Evidentemente, quegli archetipi, che era facile, piacevole e automatico evocare con la partecipazione automatica delle funzioni inconscie, vengono &#8220;bloccati&#8221; non appena attivate le funzioni-schermo della mente razionale.<br \/>\nMa chi richiama gli archetipi? La coscienza, il complesso mente &#8211; sistema nervoso, il subconscio, indipendentemente tra loro o in connessione ? E&#8217; possibile farlo utilizzando solo i circuiti di by-pass? In neurofisiologia sono gi\u00e0 stati elencati e reperiti tutti i sistemi di richiamo, le loro modalit\u00e0? Quando, nel sistema nervoso umano, divengono effettivamente strutturati e funzionanti i sistemi di reti neurali in grado di discriminare, ricevere, selezionare i diversi archetipi e le loro rielaborazioni mentali se fissate nei magazzini della memoria profonda ? A queste domande non \u00e8 facile dare attualmente risposta, anche se ci sono interessanti ipotesi che vaglieremo in seguito.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-15\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-15-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-15-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"17\" ><h3 class=\"widget-title\">8.2 Le rielaborazioni e le autonome elaborazioni mentali<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Diceva Pascal che il cuore ha delle ragioni che la mente non pu\u00f2 comprendere: in effetti, aveva avuto per primo l&#8217;intuizione dell&#8217;esistenza di una divaricazione incolmabile tra i due stati, emozionale e razionale. L&#8217;individuo consapevole e autocosciente ha a disposizione una mente razionale che \u00e8 in grado sia di richiamare le emozioni dal &#8220;magazzino&#8221; delle rappresentazioni disposizionali che di percepire quanto il subconscio, stimolato dalla concentrazione profonda, restituisce. Ma occorre rimarcare che l&#8217;emozione &#8220;in s\u00e8&#8221; \u00e8 assolutamente &#8220;incomprensibile&#8221; per la mente razionale: dalla sua &#8220;metabolizzazione&#8221; \u00e8 nata la struttura razionale della mente medesima, ma essa ora ne \u00e8 come prigioniera, e non pu\u00f2 far altro che ripercorrere &#8211; in fondo, senza comprenderli &#8211; i ricordi delle emozioni e tentare di ricostruirli alla sua maniera. La mente razionale, una volta acquisite le capacit\u00e0 strutturali e la possibilit\u00e0 di applicarle alla realt\u00e0 mediante la formazione di immagini mentali &#8220;fatte a sua immagine e somiglianza&#8221;, pu\u00f2 anche procedere a rielaborazioni mentali delle immagini dovute agli archetipi primigeni emozionali immagazzinati, nonch\u00e8 ad autonome elaborazioni &#8220;tecniche&#8221; di archetipi numerici e logici, che in seguito troveremo legate alla formazione del linguaggio orale e dei concetti base per la comunicazione umana, ma non pu\u00f2 assolutamente vivere una &#8220;emozione&#8221; che non comprende e che non \u00e8 razionalizzabile(non computazionale), anche se da essa ha tratto la linfa logico-strutturale. Quando una mente vuol comunicare ad altri uno stato d&#8217;animo emozionale, in realt\u00e0 non fa altro che richiamare le rielaborazioni degli archetipi emozionali che trova nelle rappresentazioni disposizionali depositate nella sua memoria e cercare di trovare negli altri una eco di rielaborazioni analoghe e scambiare cos\u00ec una parvenza di vibrazione comune. Durante l\u2019evento artistico, poi, la mente pu\u00f2 solo &#8220;ordinare&#8221;, dare una logica (linguaggio) al susseguirsi degli archetipi evocati nel subconscio e trasmettere &#8220;inconsapevolmente&#8221; il messaggio: tanto chi lancia che chi riceve, inizialmente rielabora, o percepisce solo il linguaggio; ma non pu\u00f2 possederne il messaggio se non si pone in un &#8220;ascolto inconsapevole&#8221;, in cui, finalmente, viene posta a tacere la mente razionale e vengono utilizzati gli strumenti della profonda concentrazione, dell&#8217;intuizione, del subconscio. L&#8217;attivit\u00e0 precipua della mente razionale \u00e8 la rielaborazione: ora, come dicevamo, \u00e8 nostra opinione che le rielaborazioni e le autonome elaborazioni mentali formino di fatto una &#8220;stratificazione&#8221; di rappresentazioni disposizionali che separa la zona dei magazzini della memoria \u201cprofonda\u201d (sede delle rappresentazioni disposizionali dovute ad archetipi emozionali puri) dalla zona dei magazzini della memoria \u201cnormale\u201d della mente (sede delle rappresentazioni disposizionali dovute alla impressione, sui circuiti neurali modificabili, degli eventi della vita). Se ci\u00f2 \u00e8 vero, anche nella musica, le rielaborazioni archetipiche e le elaborazioni tecniche mentali appartengono a questa stratificazione, per cui una realizzazione musicale (o artistica in genere) potr\u00e0 essere formata sia da archetipi puri, composti o espansi (provenienti dalla memoria profonda tramite il subconscio) che da rielaborazioni razionali o da autonome elaborazioni compiute nelle specifiche sedi mentali, e sar\u00e0 possibile procedere ad una analisi e classificazione del livello artistico di una composizione (vedi 12.1) a seconda della densit\u00e0 delle diverse componenti.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-16\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-16-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-16-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"18\" ><h3 class=\"widget-title\">8.3 &#8211; Esempi di rielaborazioni mentali di archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>A proposito dell&#8217; &#8220;archetipo di dolcezza&#8221;: abbiamo detto che \u00e8 definito dal primo suono-carezza udito, che \u00e8 &#8220;t\u00e0a&#8221;, due note di cui la prima accentata, distanti un semitono decrescente; questo suono \u00e8 anche emesso dalla madre mentre si rivolge al proprio bimbo, e il bimbo nei primi mesi di vita lo riemette modulandolo in vario modo. La rielaborazione mentale dell&#8217;archetipo iniziale conduce ad una dolcezza che pu\u00f2 divenire &#8220;decrescente&#8221;, cio\u00e8 via via pi\u00f9 &#8220;aspra&#8221;, se le note distano pi\u00f9 di un semitono (dal I\u00b0 livello al XII\u00b0- ottava): in effetti il bimbo riemette suoni di questo tipo quando vuole a tutti i costi attirare l&#8217;attenzione. Occorrerebbe analizzare in dettaglio ciascun intervallo di note discendenti e porlo in relazione con frasi musicali che lo contengono, per coglierne con esattezza l&#8217;aspetto psicologico e individuarne il significato (vedi App.1) .<br \/>\nMa il vero archetipo di &#8220;asprezza&#8221;o di &#8220;durezza&#8221; (che non sappiamo bene se \u00e8 archetipo o rielaborazione anch&#8217;esso), emesso e riacquisito durante uno &#8220;sforzo&#8221;, una difficolt\u00e0, \u00e8 definito, inversamente all&#8217;archetipo di dolcezza, da due note distanti un semitono crescente, e la sua rielaborazione mentale (che esprime l&#8217;intervallo crescente di due note distanti pi\u00f9 di un semitono), man mano che l&#8217;intervallo aumenta, esprime la crescita della asprezza (dal I\u00b0 al XII livello &#8211; ottava), che diventa durezza, dolore fisico, rabbia, paura, e anche terrore (che noi abbiamo definito autonomamente come archetipo, ma che potrebbe venir approssimato da configurazioni di questo tipo). Abbiamo riportato in App.2-a un interessante esempio di composizione che utilizza numerosi archetipi di asprezza (DVORAK &#8211; Nuovo Mondo \u2013 inizio 4\u00b0 tempo).<br \/>\nPersino durante le effusioni amorose di un normale accoppiamento maschio-femmina si odono grida e suoni modulati che quando sono espressione di sensazioni dolcissime mimano esattamente l&#8217;archetipo di dolcezza nella sua struttura &#8220;pi\u00f9 dolce&#8221; (i due suoni distano un semitono decrescente) che pu\u00f2 divenire via via pi\u00f9 &#8220;aspro&#8221; a seconda della &#8220;evoluzione&#8221; dell&#8217;accoppiamento, mentre quando si raggiunge l&#8217;acme e anche successivamente, si possono udire chiaramente le rielaborazioni mentali dell&#8217;archetipo di asprezza fortemente crescenti, indice di un piacere &#8220;aspro&#8221; che ha raggiunto la soglia del dolore fisico.<br \/>\nTornando all&#8217;archetipo di dolcezza, esso pu\u00f2 essere inserito in un contesto musicale formato da tonalit\u00e0 minori, e allora diviene dolcezza &#8220;triste&#8221;; se il contesto \u00e8 essenzialmente in tono maggiore, la dolcezza diviene &#8220;serena&#8221;, e anche &#8220;gioiosa&#8221;; se il contesto musicale \u00e8 atonale o realizzato elettronicamente (sintetizzatore), allora, per differenziare le due &#8220;dolcezze&#8221;, ci si affida a strumenti musicali (reali o sintetizzati) diversi, utilizzando anche metodologie onomatopeiche.<br \/>\nL&#8217;archetipo di dolcezza pu\u00f2 venire &#8220;espanso&#8221; in tenerezza, mediante una onomatopeia con i moti (fremiti) del corpo che lo caratterizzano (stilema t\u00e0at\u00e0a &#8211; vedi App.1), e la tenerezza pu\u00f2 divenire pi\u00f9 dolce o pi\u00f9 &#8220;aspra&#8221; man mano che l&#8217;archetipo da cui deriva si allontana dal 1\u00b0 livello; al solito, il contesto musicale dir\u00e0 se \u00e8 tenerezza triste o serena.<br \/>\nAnalogamente, a proposito dell&#8217; archetipo di pianto convulso e di pianto disteso: nel neonato il pianto pu\u00f2 essere necessit\u00e0 fisiologica senza altre implicazioni, almeno nei primi tempi; ma nell&#8217;adulto \u00e8 dovuto a profonda commozione dell&#8217;anima e viene necessariamente associato a dolore o tristezza.<br \/>\nIn quest&#8217;ultimo caso, probabilmente mediante una rielaborazione mentale, pu\u00f2 trasformarsi in archetipo (rielaborato o espanso?) di tristezza (stilema: t\u00e0atat\u00e0a) divenendo portatore di tristezza generalizzata; e, attraverso rielaborazioni che includono musicalmente l&#8217;intervento armonico di tonalit\u00e0 minori e di opportuni passaggi cromatici, pu\u00f2 permeare tutto un pensiero musicale. Naturalmente, il pianto pu\u00f2 essere di dolore, ma anche di rabbia o di gioia: opportune rielaborazioni, e sopratutto il contesto armonico-musicale, esprimeranno con esattezza queste sensazioni.<br \/>\nL&#8217;archetipo di pianto \u00e8 di solito costituito dalla stessa nota ripetuta tre volte, con la possibilit\u00e0 che la seconda e terza nota differiscano di un semitono, o al massimo di un tono dalla prima (confrontare i diversi pianti (embrionali rielaborazioni?) di un bimbo nei primi mesi di vita.<br \/>\nAd esempio, l&#8217;archetipo di pianto convulso si pu\u00f2 udire in GRIEG, Peer Gynt, 2\u00b0 tema del &#8220;Canto di Solveig&#8221; (App.2-b), mentre l&#8217;archetipo rielaborato di tristezza si pu\u00f2 udire in BEETHOVEN, 3\u00b0 Sinfonia (Eroica) &#8211; 2\u00b0 tempo-Marcia funebre, ove la rielaborazione dona una grande solennit\u00e0; oppure in CHOPIN, Sonata per pianoforte n\u00b0 2 in Si bemolle (marcia funebre), ove la rielaborazione dona grande intimit\u00e0 (App.2-c). Un interessante esempio di archetipo di tristezza &#8220;espanso&#8221; si ha in DVORAK, Danza slava n\u00b010 in Mi bemolle (App.2-d). L&#8217;archetipo di ineluttabilit\u00e0 (e sue splendide rielaborazioni) \u00e8 in BEETHOVEN, 5\u00b0 Sinfonia, inizio e gran parte del primo tempo (App.2-e). L&#8217;archetipo di forza spesso viene rielaborato onomatopeicamente, con strumenti musicali opportuni, che possono metterne in evidenza il carattere di solennit\u00e0 ieratica (sentimento religioso) o laica (trionfale o di altro tipo); esempi in BRAHMS, 4\u00b0 Sinfonia, inizio 2\u00b0 tempo, o in HAENDEL, Musica per un fuoco d&#8217;artificio reale, inizio (App.2-f).<br \/>\nDobbiamo avvertire che le notazioni musicali usate dai vari compositori per riprodurre gli archetipi sono estremamente variabili, a seconda dei tempi usati (due o quattro quarti, tre o sei ottavi, etc) e della velocit\u00e0 dei singoli movimenti dovuti al tempo metronomico segnalato nella partitura; ci\u00f2 che non varia, \u00e8 la struttura ritmico-sonica dell&#8217;archetipo e il suo tempo proprio (salvo lievi dilatazioni o compressioni ininfluenti per la sua percezione). Questo, per spiegare alcune ovvie differenze tra la nostra rappresentazione &#8220;standard&#8221; degli archetipi di App.1 e le rappresentazioni riportate in App.2.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-17\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-17-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-17-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"19\" ><h3 class=\"widget-title\">8.4 &#8211; Esempi di rielaborazioni di archetipi logici<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Abbiamo detto che il primo elemento di logica \u00e8 presente nell&#8217;archetipo di respiro,che sembra prefigurare la logica dell&#8217;archetipo domanda-risposta. In numerosissime composizioni musicali sono presenti rielaborazioni di tale archetipo (e ci\u00f2 \u00e8 perfettamente naturale, dato che la mente razionale quasi automaticamente, e &#8211; diremmo &#8211; volentieri, compie rielaborazioni perfettamente adeguate alla sua struttura). Certamente, per la comprensione esatta del tipo e delle motivazioni della domanda, ed eventualmente della risposta, occorre sempre fare una analisi psicologica delle ragioni che hanno condotto un compositore all&#8217;inserimento e all&#8217;uso di tale archetipo. Alcuni esempi (vedi App. 2 e 3): BACH, Toccata e fuga in Re minore, inizio. DVORAK (1), Concerto per Violoncello e Orchestra in Si minore, inizio primo tempo.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-18\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-18-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-18-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"20\" ><h3 class=\"widget-title\">8.5 &#8211; Un esempio di integrazione archetipale: la percezione visiva<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Dovendo procedere all&#8217;esame delle modalit\u00e0 di &#8220;arricchimento&#8221; e integrazione degli archetipi ad opera di percezioni sensoriali diverse dal sonoro-musicale e, per noi, acquisite successivamente, pu\u00f2 essere interessante compiere una analisi delle ipotesi ed esperienze sulla nascita della percezione visiva e sulle principali teorie esistenti al riguardo.<br \/>\nAnalizzando le pitture rupestri vecchie di oltre 30.000 anni si pu\u00f2 notare la loro composizione, fatta di segni verticali e linee curve, che rappresentano animali e talvolta rappresentano scene vissute; si pensa che questi messaggi servissero alla comunicazione tra gli esseri primitivi, prima ancora che esistesse un linguaggio della parola adeguato a denominare gli animali o a descrivere le scene; non occorreva una immagine accurata, bastava un segno e un contorno, per richiamare alla primitiva coscienza un animale e il relativo fatto accaduto. In effetti, Hubel e Wiesel(Premi Nobel 1981) (1, 2, 3) dimostrarono scientificamente la rispondenza della corteccia cerebrale a particolari stimoli visivi rappresentati da linee e bordi di particolare orientamento e dimensione: noi diremmo che sono stati ritrovati gli &#8220;archetipi di segno&#8221; (archetipi o rielaborazioni?) che la mente primitiva umana ha impresso e comunque rielaborato mediante la &#8220;metabolizzazione&#8221; di una percezione sensorio-emozionale, e che poi divennero per noi &#8220;indicazione genetica&#8221; per le attuali acquisizioni; pure i singoli colori sono stati &#8220;isolati&#8221; in tal modo, e sicuramente, in apposite rappresentazioni disposizionali facenti capo alle zone &#8220;visive&#8221; della corteccia cerebrale, sono contenuti tali archetipi o rielaborazioni, che ci aiutano nel riconoscimento visivo della realt\u00e0 se richiamate come immagini mentali, o entrano prepotentemente nelle grandi espressioni artistico-pittoriche tramite il subconscio. Per analogia, molti linguisti (ad es. Noam Chomsky) postulano che la struttura profonda del linguaggio umano abbia molte similitudini con la struttura cerebrale e ne rifletta anche grammaticalmente le caratteristiche: per noi questo \u00e8 naturale, dato che la stessa corteccia cerebrale (sede della mente razionale) si autostruttur\u00f2 sulle astrazioni logico-razionali delle percezioni sensorio-emozionali, e condizion\u00f2 cos\u00ec la struttura stessa del linguaggio parlato.<br \/>\nTornando alla percezione visiva e alle sue implicazioni (4), ad opera degli psicologi dell&#8217;arte pittorico-figurativa sono state elaborate, da met\u00e0 &#8216;800 ad oggi, varie teorie sulla organizzazione della percezione visiva nell&#8217;uomo e sulla sua restituzione in campo artistico. Le due pi\u00f9 interessanti sono la teoria del costruttivismo e la teoria della Gestalt. Secondo i Costruttivisti, che si rifanno ai filosofi empiristi, una immagine visiva viene costruita di volta in volta mediante un processo di associazione di sensazioni visive elementari immagazzinate dalla nascita in poi nella memoria; questa teoria, sviluppata sopratutto da Helmholtz e da Gregory, fa discendere la percezione di una immagine visiva per confronto continuo (e soggettivamente pilotato) tra la informazione fornita dall&#8217;organo visivo (occhio e contiguo sistema nervoso) e le immagini percepite in precedenza e conservate in memoria: ogni oggetto che cade sotto la vista viene analizzato per confronto con quanto sensorialmente gi\u00e0 acquisito, e pu\u00f2 (o non completamente) essere riconosciuto e accettato; questa teoria lascia la responsabilit\u00e0 di quanto percepito esclusivamente all&#8217;osservatore, e si pu\u00f2 definire &#8220;cognitivismo empirico&#8221;.<br \/>\nLa teoria della Gestalt, invece, attribuisce la percezione visiva a schemi innati, uguali per tutti gli individui (Koffka, Wertheimer, Kohler), e di cui \u00e8 possibile conoscere e studiare le caratteristiche. Questa teoria rifiuta l&#8217;idea della percezione visiva come somma delle sensazioni gi\u00e0 immagazzinate e quindi scomponibile in esse: la percezione \u00e8 il risultato della organizzazione di sensazioni innate piuttostoch\u00e8 una associazione di sensazioni empiricamente acquisite.<br \/>\nLe due teorie brevemente illustrate vengono applicate alla analisi delle opere degli artisti ed ognuna pu\u00f2 ascrivere punti a suo favore, a seconda dei settori investigati.<br \/>\nDal nostro punto di vista, notiamo immediatamente in ambedue le teorie la assenza di qualsiasi contenuto emozionale associato alla percezione visiva, quasi che questa fluisse miracolosamente e automaticamente nel cervello umano senza altre implicazioni, e venisse immagazzinata come in spezzoni di films (costruttivismo) o ritrovata e ricompresa seguendo tracce prefigurate (Gestalt). L&#8217;errore \u00e8 sempre lo stesso: si parte dall&#8217;arte per analizzare l&#8217;arte e di riflesso si fanno ipotesi sul meccanismo umano di percezione e di riespressione, anzich\u00e8 partire dall&#8217;uomo, dalla sua storia evolutiva, dalla sua struttura cerebrale-nervosa, e soprattutto dalle effettive modalit\u00e0 di percezione della realt\u00e0 che involvono il sistema visivo solo successivamente ad altre percezioni (suono) e non possono quindi prescindere da quanto \u00e8 stato prima impresso dagli altri centri di acquisizione sensoriale. Anche nella musica si \u00e8 compiuto lo stesso errore: alcuni fisici e filosofi hanno studiato il fenomeno della acquisizione musicale a partire dalle leggi del suono e dalle qualit\u00e0 dell&#8217;orecchio, e individuano nelle caratteristiche &#8220;non lineari&#8221; dell&#8217;udito la causa della &#8220;rivelazione musicale&#8221;! Certamente, la &#8220;non linearit\u00e0&#8221; costituisce fatto sicuramente importante per la distinzione delle singole note e per la costruzione armonico-musicale, ed \u00e8 pure certo che la natura offre &#8220;modalit\u00e0 di acquisizione&#8221; che poi entreranno fondamentalmente a far parte delle &#8220;tecnologie e metodologie di espressione&#8221; individuale, ma non ne \u00e8 schiava n\u00e8 rende schiavo il cervello umano di dette modalit\u00e0. Il suono senza connessione emozionale-cerebrale non diviene \u201cmusica&#8221;.<br \/>\nPer noi, solo partendo dall&#8217;uomo si possono comprendere le creazioni (anche artistiche) dell&#8217;uomo. Ribadiamo inoltre che per memorizzare una visione (indipendentemente dalla predisposizione genetica) occorre una percezione sensoria che produca \u201cemozione\u201d, e per \u201cgranuli emozionali\u201d &#8211; da cui vengono estratti gli archetipi (o rielaborazioni) di segno e\/o di colore &#8211; potremo poi ricostruire anche visivamente la realt\u00e0, o dar vita ad un fatto artistico; una percezione sensorio-emozionale non \u00e8 mai solo &#8220;visiva&#8221;: la visione viene dopo il suono, e forse dopo la tattilit\u00e0, il gusto, l&#8217;odorato; l&#8217; &#8220;innato&#8221; della Gestalt non pu\u00f2 essere solo visivo, ma &#8220;globale&#8221; o quanto meno &#8220;globalizzabile&#8221;, e per noi \u00e8 impossibile concepire una teoria della &#8220;emozione puramente visibile&#8221; per studiare l&#8217;arte pittorica e figurativa.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-19\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-19-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-19-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"21\" ><h3 class=\"widget-title\">8.6 Un esempio di generalizzazione tattile e visiva<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>La corrispondenza degli archetipi musicali di dolcezza e di asprezza nella sensorialit\u00e0 tattile umana \u00e8 molto evidente: basta carezzare con un dito il pelo di un animale o la barba di un uomo alcune ore dopo che \u00e8 stata fatta (o comunque superfici pi\u00f9 o meno levigate) : archetipo di dolcezza, nel verso del pelo; archetipo di asprezza, controverso del pelo o della barba; e addirittura, se l&#8217;intervallo tra le due note \u00e8 proporzionale ad una distanza pi\u00f9 lunga da coprire nello stesso tempo, si percepisce la &#8220;dolcezza decrescente&#8221; e la &#8220;asprezza crescente&#8221; a seconda della velocit\u00e0 maggiore con cui si saggia il pelo o il contropelo.<br \/>\nLa corrispondenza di detti archetipi nella visione e nell&#8217;applicazione pittorica ci porta, come abbiamo detto, verso l&#8217;osservazione di dipinti con pennellate aventi tonalit\u00e0 di colore estremamente vicine tra loro (aventi massima dolcezza se c&#8217;\u00e8 una &#8220;logica&#8221; pittorico-figurativa decrescente con colori che vanno dal pi\u00f9 scuro al pi\u00f9 chiaro, o aventi minima asprezza se c&#8217;\u00e8 una logica pittorico-figurativa crescente), ma che possono via via allontanarsi se la &#8220;dolcezza&#8221; diminuisce o la &#8220;asprezza&#8221; aumenta.<br \/>\nSi potrebbe facilmente trovare la corrispondenza nel campo degli odori e sapori, magari con apparecchi di misurazione dei medesimi e dei loro intervalli.<br \/>\nCome abbiamo detto, gli archetipi, inizialmente solo &#8220;musicali&#8221;, vanno arricchendosi e completandosi mediante le percezioni suddette man mano che cresce nel corpo umano la acquisizione delle sensorialit\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-20\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-20-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-20-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"22\" ><h3 class=\"widget-title\">9.1 Archetipi e personalit\u00e0 umana<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Come interferiscono le circostanze con l&#8217;acquisizione degli archetipi? Facciamo un esempio: quando un bimbo per la prima volta vede (e percepisce come entit\u00e0 a se stante) un animale, lo &#8220;assimila&#8221; e lo acquisisce nella memoria normale (acquistando la capacit\u00e0 di &#8220;riconoscerlo&#8221;) senza per questo &#8220;archetipizzarlo&#8221;; ma se la vista di questo animale \u00e8 collegata ad una situazione sconosciuta e anormale, cio\u00e8 ad una &#8220;emozione&#8221; (pi\u00f9 o meno giustificata) dovuta al medesimo, allora entra in ballo l&#8217;archetipo di paura, che, se precedentemente impresso e dovuto ad altre percezioni emozionali, si riaffaccer\u00e0 al comparire di quell&#8217;animale o della sua immagine, ma che, se non ancora impresso, si imprimer\u00e0 per la prima volta nella memoria profonda della mente (mediante rappresentazioni disposizionali da circuiti innati) iniziando la sua strutturazione archetipale da questa visione e non da un suono (urlo) come avevamo ipotizzato nella versione &#8220;musicale&#8221; del medesimo archetipo. In ogni caso, in seguito, se la situazione di paura era ingiustificata, ci vorr\u00e0 tutta la forza della parte cognitiva mentale per spezzare il fortuito e malaugurato &#8220;legame&#8221; tra la rappresentazione dell&#8217;animale e l&#8217;archetipo di paura!<br \/>\nL&#8217;esempio soprariportato, se generalizzato alle varie situazioni e ai vari individui, ci mostra come una particolare e diversa associazione percezione\/emozione pu\u00f2 contribuire alla costruzione di un \u201cmodello della realt\u00e0\u201d altamente individualizzato: ora, la personalit\u00e0 umana ha sicuramente presupposti genetici, la sua strutturazione pu\u00f2 essere parzialmente predeterminata, ma essa sicuramente risente del \u201cmodello individuale della realt\u00e0&#8221; quale si \u00e8 venuto formando tramite le varie modalit\u00e0 di acquisizione successiva degli archetipi, che d&#8217;altronde influenzano anche le modalit\u00e0 di acquisizione della razionalit\u00e0, dato che essa deriva dalla loro &#8220;metabolizzazione&#8221;. Questo mix noi pensiamo essere all&#8217;origine della personalit\u00e0 individuale, che verr\u00e0 man mano influenzata anche dalla &#8220;storia&#8221; successiva di ciascuno. Constatiamo infatti che, anche se le &#8220;emozioni primarie&#8221; (o archetipi) sono uguali per tutti, la catena archetipica, che deriva all&#8217;essere umano appena nato dal susseguirsi delle acquisizioni, \u00e8 invece assolutamente diversa, e questo \u00e8 un fatto veramente fondamentale per la strutturazione della personalit\u00e0 individuale, anche se nell\u2019ambito di uno schema genetico predeterminato; gli archetipi successivi al primo sono racchiusi in configurazioni neuroniche (rappresentazioni disposizionali) tra loro interconnesse, che risentono delle caratteristiche delle configurazioni precedenti: altro \u00e8 acquisire l&#8217;archetipo di terrore dopo l&#8217;archetipo di dolcezza, altro \u00e8 acquisirlo prima. Naturalmente, tutto ci\u00f2 si riflette anche sul processo di razionalizzazione delle emozioni, per cui pu\u00f2 venirne influenzato l&#8217;intero sviluppo cognitivo della mente.<br \/>\nIn effetti, in accordo con tutte le scuole di pensiero sulla psicologia infantile e dell&#8217;et\u00e0 evolutiva, riteniamo anche noi che le acquisizioni della primissima infanzia sono estremamente delicate per lo sviluppo psichico dell&#8217;uomo. Non sappiamo se esista una predisposizione genetica che dia una metodologia di acquisizione successiva per gli archetipi e per le varie percezioni che raggiungono il bimbo prima e dopo la nascita, ma certamente, tra le possibili vie di acquisizioni ve ne saranno alcune migliori di altre; e tutto ci\u00f2 che viene compiuto col minimo di traumi e di soluzioni di continuit\u00e0 dovrebbe essere preferibile.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-21\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-21-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-21-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"23\" ><h3 class=\"widget-title\">10.1 Musicoterapia<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>L&#8217;ipotesi archetipica offre una interessante possibilit\u00e0 di interpretare gli effetti musicoterapeutici (1, 2) che sono stati osservati su pazienti di diversa tipologia.<br \/>\nCi siamo posti la domanda su come possa essere influenzata la personalit\u00e0, il dominio delle emozioni e il loro estrinsecarsi, in pazienti nei quali la &#8220;presentazione&#8221; iniziale degli archetipi primigeni sia stata insufficiente o addirittura &#8220;distorta&#8221; a causa di situazioni naturali che hanno provocato particolari traumi nel sistema di acquisizione e di metabolizzazione archetipica, al punto da favorire la creazione di rappresentazioni disposizionali neurali non congrue, non raffiguranti con esattezza la percezione sensorio-emozionale che le causava. Ebbene, se riusciamo ad individuare la tipologia del trauma, della &#8220;distorsione&#8221;, pensiamo che, sottoponendo il paziente a brani musicali contenenti le forme archetipiche espresse con esattezza in un contesto melodico-armonico adeguato, sia naturale che si ottenga l&#8217;effetto di un &#8220;massaggio&#8221; archetipico cerebrale, in cui viene riportato a livello normale l&#8217;equilibrio emozionale compromesso. Pu\u00f2 darsi, per\u00f2, che l&#8217;effetto duri poco: \u00e8 da tener presente che le &#8220;nuove&#8221; forme archetipiche indotte dai brani musicali vengono immagazzinate in circuiti neurali modificabili e non permanenti, tantoch\u00e8 le emozioni via via richiamate alla coscienza dopo la terapia possono, dopo un tempo pi\u00f9 o meno breve, scomparire, e comunque saranno sempre &#8220;sovrapposte&#8221; e condizionate da quelle precedenti dovute alle situazioni &#8220;distorte&#8221;, per cui dovremmo far ripetere spesso e quasi con continuit\u00e0 l&#8217;ascolto delle musiche &#8220;terapeutiche&#8221;: non sappiamo se le nuove forme archetipiche, in cui ormai entra da padrona la mente razionale, possano essere &#8220;definitivamente archetipizzate&#8221; e sovrapporsi totalmente alle precedenti &#8220;distorte&#8221; in modo da farle tacere per sempre. Certamente, durante la terapia, sarebbe consigliabile realizzare quell&#8217; &#8220;ascolto inconsapevole&#8221; cui accennavamo in altro capitolo, e che potrebbe forse favorire una archetipizzazione; bisognerebbe insegnare prima al paziente, da parte del psicoterapeuta, a realizzare quella condizione di lieve perdita della coscienza. Ma sopratutto, individuare i brani musicali adatti a ciascun paziente.<br \/>\nQuesto, quando occorra ripristinare un tipo di equilibrio propriamente emozionale.<br \/>\nQuando invece ci sia &#8220;distorsione&#8221; di tipo logico-strutturale occorrono altri brani musicali: non dimentichiamo che gran parte dei Compositori hanno usato spessissimo le loro eccezionali doti mentali di rielaborazione ed elaborazione autonoma: vedremo questo nel capitolo dedicato all&#8217;utilizzo dei diversi archetipi nei diversi periodi storici, dal Gregoriano ad oggi.<br \/>\nAd esempio, Bach, e sopratutto Mozart, in gran parte delle loro composizioni hanno fatto uso quasi esclusivo di archetipici numerici, ritmici, logici etc e di loro rielaborazioni mentali, escludendo spesso le forme archetipiche emozionali dirette. Questa musica \u00e8 necessaria per i pazienti affetti da incompleto o distorto uso delle qualit\u00e0 razionali, nella speranza di parziale (ma forse solo temporanea) riabilitazione. Un gruppo di scienziati americani ha constatato che su certi pazienti di non grande quoziente intellettivo l&#8217;ascolto di certi brani di Mozart fa aumentare il quoziente anche di nove punti: purtroppo l&#8217;effetto dura solo venti minuti. Tutto ci\u00f2 \u00e8 agevolmente spiegabile con le ipotesi soprariportate, che indurrebbero a ripetere spesso tale ascolto, ma stavolta non in forma &#8220;inconsapevole&#8221;, dato che dobbiamo &#8220;interessare&#8221; alla terapia la mente razionale; comunque, i soggetti da trattare, se giovani e in et\u00e0 scolare, potrebbero sempre sottoporsi ad un ascolto prima del compito di matematica !<br \/>\nCi sono poi alcuni ascolti emozionali che influenzano il ritmo cardiaco: non dimentichiamo che ciascuno assume l&#8217;archetipo di &#8220;serenit\u00e0&#8221; dal proprio ritmo cardiaco, e che spesso una esecuzione di brani musicali contenenti tale archetipo si presenta assai differente a causa delle sovrapposizioni introdottevi dagli interpreti, che a volte &#8220;snaturano&#8221; l&#8217;archetipo, o quanto meno lo eseguono con un tempo diverso da quello archetipizzato dal soggetto: sarebbe interessante ripetere l&#8217;esperimento con pi\u00f9 soggetti contemporaneamente, registrando la modificazione dei loro ritmi; dovremmo trovare risultati diversi per ognuno, con diversit\u00e0 decrescente man mano che il ritmo cardiaco soggettivo \u00e8 simile a quello presentato dall&#8217;interprete del brano musicale ( questo, nell&#8217;ipotesi che il ritmo cardiaco soggettivo attuale sia lo stesso di quello che fu &#8220;archetipizzato&#8221; dopo la nascita).<br \/>\nAltri ascolti influenzano il ritmo respiratorio: questo effetto dovrebbe essere pi\u00f9 frequente, data la estrema diversit\u00e0 tra l&#8217;archetipo di respiro impresso alla nascita e il ritmo respiratorio attuale, se paragonati poi all&#8217;archetipo di respiro inserito nella composizione medesima (vedi 13.1, dedicato al linguaggio strutturale della musica).<br \/>\nSembra anche che venga influenzata la quantit\u00e0 di endorfine prodotte dall&#8217;organismo, durante l&#8217;ascolto di talune musiche: dato che queste sostanze combattono il dolore, le musiche atte a incrementarne la produzione dovrebbero essere quelle che contengono archetipi di dolcezza, di grado massimo, in un contesto musicale di tonalit\u00e0 maggiori, e mai drammatico.<br \/>\nRicordiamo infine che la &#8220;terapeuticit\u00e0&#8221; della musica si fonda, per noi, solo e soltanto sul fatto che l&#8217;archetipo &#8220;sonoro-musicale&#8221; \u00e8 alla base, al centro, della sfera archetipica, per cui esclusivamente per il suo tramite \u00e8 possibile &#8220;manipolare&#8221; emozioni e strutture razionali imperfette. Ciascun archetipo viene &#8220;arricchito&#8221;, come dicevamo, da strutture provenienti da altri sensi, e solo assai tardi diviene &#8220;completo&#8221;: ma il suo n\u00f2cciolo \u00e8 musicale, e probabilmente solo con la musica si possono avere effetti terapeutici eccezionali. Ci\u00f2 non toglie che si potrebbe provare su adeguati pazienti un &#8220;bombardamento&#8221; di archetipi completi, con l&#8217;uso contemporaneo di altre forme d&#8217;arte esprimenti la stessa tipologia archetipica. Occorrerebbe anche indagare a fondo la cosidetta &#8220;Sindrome di Stendhal&#8221; e vedere su chi preferibilmente appare, e in relazione a quali specifiche situazioni e visioni.<br \/>\nGli psicologi oggi parlano (7.4 &#8211; 1) di intelligenza &#8220;emotiva&#8221; e di come si possa raggiungere un equilibrio psichico infrangendo quello che abbiamo chiamato &#8220;laccio della mente razionale&#8221; mediante la riacquisizione di una sfera emotiva controllata razionalmente : praticamente, la tecnica, per noi, consiste in un &#8220;automassaggio di archetipi emozionali&#8221; capace di restituire una serenit\u00e0 interiore a volte compromessa dal &#8220;troppo&#8221; uso della sola sfera razionale.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-22\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-22-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-22-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"24\" ><h3 class=\"widget-title\">10.2 &#8211; Metodologie di identificazione degli archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Concludiamo questa parte dedicata agli archetipi indicando le metodologie per la loro identificazione. Gli archetipi possono essere identificati:<\/p>\n<p>nelle espressioni sonico-ritmiche delle specie animali viventi, e soprattutto in quelle dei bimbi appena nati, e nei mesi successivi alla nascita, ma prima che si affacci la funzione razionale e si sviluppi un linguaggio strutturato;<br \/>\nnella mente dell\u2019essere umano maturo, ove sono presenti in unione alle loro rielaborazioni razionali, dalle quali vanno separati, e quindi \u201cestratti\u201d e identificati;<br \/>\nnelle genuine espressioni dell\u2019Arte in genere e della Musica in particolare, ove possono essere stati utilizzati ed espressi, ma anche qui spesso mascherati dalle rielaborazioni razionali e dalle autonome elaborazioni mentali dell\u2019Autore.<br \/>\nGli archetipi da noi elencati sono stati individuati con queste tre metodiche e mediante il loro paragone. E\u2019 opportuno ricordare che gli archetipi, in quanto \u201cgrumi emozionali\u201d, debbono il loro impianto cerebrale (e la loro fissazione in rappresentazioni disposizionali neuroniche) a un processo \u201cnon computazionale\u201d, non riconducibile ad analisi razionali , e che, anche se inizialmente con caratteristiche solo \u201critmo-soniche\u201d, successivamente vengono \u201carricchiti\u201d e integrati da tutte le altre notazioni sensoriali, prendendo una forma definitiva al termine del processo di acquisizione. Nell\u2019essere umano, il processo di attribuzione agli archetipi di una \u201cvalenza psicologica\u201d, provocato dal grado di coscienza raggiunto (la consapevolezza di s\u00e9 e delle proprie emozioni), consentir\u00e0 la loro contemporanea esplicazione ed utilizzazione non solo nella musica, ma in tutte le altre arti, e, in forma rielaborata, in tutte le attivit\u00e0 della vita.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb518-69dee0ac49934-23\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-23-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-23-0-0\" class=\"so-panel widget widget_sow-button panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"25\" ><div\n\t\t\t\n\t\t\tclass=\"so-widget-sow-button so-widget-sow-button-atom-857739567c6a-518\"\n\t\t\t\n\t\t><div class=\"ow-button-base ow-button-align-center\"\n>\n\t\t\t<a\n\t\t\t\t\thref=\"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/index.php\/la-musica-allorigine-della-conoscenza-umana\/prima-parte\/\"\n\t\t\t\t\tclass=\"sowb-button ow-icon-placement-left ow-button-hover\" \t>\n\t\t<span>\n\t\t\t<span class=\"sow-icon-fontawesome sow-far\" data-sow-icon=\"&#xf359;\"\n\t\tstyle=\"\" \n\t\taria-hidden=\"true\"><\/span>\n\t\t\tParte 1\u00b0: Il Percipiente\t\t<\/span>\n\t\t\t<\/a>\n\t<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><div id=\"pgc-gb518-69dee0ac49934-23-1\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb518-69dee0ac49934-23-1-0\" class=\"so-panel widget widget_sow-button panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"26\" ><div\n\t\t\t\n\t\t\tclass=\"so-widget-sow-button so-widget-sow-button-atom-857739567c6a-518\"\n\t\t\t\n\t\t><div class=\"ow-button-base ow-button-align-center\"\n>\n\t\t\t<a\n\t\t\t\t\thref=\"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/index.php\/la-musica-allorigine-della-conoscenza-umana\/parte-3-larte-la-musica-lesistente\/\"\n\t\t\t\t\tclass=\"sowb-button ow-icon-placement-right ow-button-hover\" \t>\n\t\t<span>\n\t\t\t<span class=\"sow-icon-fontawesome sow-far\" data-sow-icon=\"&#xf35a;\"\n\t\tstyle=\"\" \n\t\taria-hidden=\"true\"><\/span>\n\t\t\tParte 3: L&#8217;Arte, La Musica, L&#8217;Esistente\t\t<\/span>\n\t\t\t<\/a>\n\t<\/div>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dice Webern: &#8220;L&#8217;uomo non pu\u00f2 esistere che nel momento in cui si esprime; la musica si esprime sotto forma di pensieri musicali&#8221;. 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