{"id":332,"date":"2020-04-25T12:22:04","date_gmt":"2020-04-25T12:22:04","guid":{"rendered":"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/?page_id=332"},"modified":"2020-07-28T13:15:27","modified_gmt":"2020-07-28T13:15:27","slug":"appendice","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/index.php\/il-commiato-di-anton-dvorak\/appendice\/","title":{"rendered":"Appendice"},"content":{"rendered":"<div id=\"pl-gb332-69dee0ab28882\"  class=\"panel-layout\" ><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-0\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-0-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-0-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"0\" ><h3 class=\"widget-title\">1 &#8211; IL LINGUAGGIO MUSICALE &#8211; introduzione ad una sua possibile interpretazione.<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-1\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-1-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-1-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"1\" ><h3 class=\"widget-title\">1.1 &#8211; Comprensione della musica<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Si dice che la Musica \u00e8 la pi\u00f9 completa e complessa delle Arti: possiede molti pi\u00f9 colori e sfumature cromatiche della Pittura, molta pi\u00f9 plasticit\u00e0, concretezza e capacit\u00e0 di esprimere la realt\u00e0 della Scultura, molte pi\u00f9 possibilit\u00e0 di analisi ed esplicazione di stati d&#8217;animo, di situazioni psicologiche, di drammi individuali e collettivi, della Letteratura. In breve, la Musica sembra comprendere, realizzare, trascendere tutte le altre Arti. Ma mentre per ciascuna di esse \u00e8 abbastanza codificato il singolo linguaggio e delimitato il campo d&#8217;azione delle tecnologie impiegate per la loro espressione, per la Musica \u00e8 ben diverso: il &#8220;rumore&#8221; ovvero i singoli &#8220;suoni&#8221; non sono &#8220;arte&#8221;, come invece possono gi\u00e0 esserlo elementi di pittura quali una semplice linea tracciata da Picasso o elementi di scultura o di letteratura poetica quali un abbozzo di &#8220;non finito&#8221; michelangiolesco o un &#8220;mi illumino di immenso&#8221; ungarettiano.<\/p>\n<p>Per la Musica, dicevamo, si tratta di tutt&#8217;altro. Occorre dare ai &#8220;suoni&#8221; una logica coerente e completa, tanto da poter parlare di &#8220;composizione di suoni&#8221;; poi vedremo se si potr\u00e0 parlare di &#8220;arte&#8221; o di semplice &#8220;sequenza di rumori&#8221;.<\/p>\n<p>Ora, nel tempo, specie ad opera dei grandi Compositori europei, si \u00e8 lentamente sviluppato un linguaggio espressivo via via pi\u00f9 complesso, che dipendeva anche dalla invenzione e dalla elaborazione continua, da Loro effettuata, della &#8220;scienza musicale&#8221;: non pi\u00f9 singoli suoni (magari provvisti di &#8220;ritmo&#8221;) ma anche linee di suoni (melodie), e poi intersecazioni verticali di linee di suoni (armonie), secondo canoni scientifici che vanno dal post-gregoriano al bachiano &#8220;Clavicembalo ben temperato&#8221;, alle invenzioni e &#8220;arditezze&#8221; di Vivaldi Mozart Beethoven Brahms, alle scale senza semitoni degli impressionisti, all&#8217;atonalismo, alla dodecafonia , alle sonorit\u00e0 sequenziali di Stockhausen, alla attuale computer music, etc, con tutti i ripensamenti del caso che man mano si sono verificati .<\/p>\n<p>Ma era assai chiaro che si potesse parlare di &#8220;arte&#8221; solo quando si raggiungeva un livello espressivo tale da comunicare &#8220;Qualcosa&#8221; (poi vedremo cosa) di Immenso e di Universale a un gran numero di fruitori in grado di riconoscere, con estrema sintonia tra loro, la singolarit\u00e0 e la univocit\u00e0 della propria percezione di quel &#8220;Qualcosa&#8221;.<\/p>\n<p>Per le altre &#8220;arti&#8221; era estremamente pi\u00f9 facile comunicare un &#8220;qualcosa&#8221;, perch\u00e8 i presupposti per capirlo erano gi\u00e0 insiti nella mente umana, almeno finch\u00e8 l&#8217;arte percorse il linguaggio della natura; Michelangelo crea il David e ci comunica &#8220;qualcosa&#8221; che \u00e8 sintesi inarrivabile di forza, di serenit\u00e0, di equilibrio: ma pu\u00f2 farlo assai facilmente perch\u00e8 gi\u00e0 nella nostra mente sono presenti gli elementi formali e contenutistici del linguaggio usato (il corpo umano in quelle diverse attitudini): si trattava &#8220;solo&#8221; (scusate se \u00e8 poco!) di essere capaci di fare e comunicare vera &#8220;arte&#8221;; analogamente, una opera letteraria o poetica di grande valore, viene compresa perch\u00e8 gi\u00e0 fin dall&#8217;infanzia abbiamo appreso parole corrispondenti a elementi reali di vita,e poi abbiamo imparato a combinare le parole elaborando concetti e frasi: si tratta &#8220;solo&#8221; di farlo in maniera unica, cio\u00e8 &#8220;artistica&#8221;.<\/p>\n<p>Ma nella musica la cosa \u00e8 completamente diversa, perch\u00e8 sembrano venir meno quei &#8220;riferimenti&#8221; reali e naturali che servono per la comprensione.<\/p>\n<p>Questo accade anche nelle altre arti, quando la loro evoluzione le conduce dal figurativo all&#8217;astratto; per\u00f2 la musica \u00e8 gi\u00e0 come &#8220;astratta&#8221; fino dal primo suo sorgere !<\/p>\n<p>Certamente, non sono mancati i filosofi, i musicologi, gli psicologi e sociologi della musica, etc , che hanno tentato di analizzare il messaggio musicale tramandato nei vari luoghi e nei vari tempi ,nelle cause e negli effetti, in certi casi aiutandone, in certi casi confondendone (se non mistificandone) la comprensione.<\/p>\n<p>Probabilmente, il primo errore fatto anche dai pi\u00f9 grandi, magari in buona fede, fu di tentare di applicare, a tutta la musica di ogni tempo, teorie e valori ritenuti permanenti e assoluti, mentre invece la analisi della musica di ciascun tempo abbisognava forse di teorie e metodologie proprie di quel tempo: era la relativizzazione dei canoni estetici che bisognava perseguire, anche se nessuno ci impedisce di applicare diversi canoni estetici alla stessa opera d&#8217;arte; possiamo sempre paragonare &#8220;a posteriori&#8221; qualit\u00e0 e quantit\u00e0 della comprensione che ciascuno di loro ci ha fornito.<\/p>\n<p>Questa visione pu\u00f2 sembrare storicistica, e forse lo \u00e8: ma pur dando estremo valore al &#8220;momento puro&#8221; come nostro unico riferimento di vita istante per istante, cionondimeno non possiamo assolutamente prescindere dal &#8220;ricordo&#8221; (specialmente quando entra nella costituzione genetica della razza umana), e quindi dal paragone tra i vari &#8220;ricordi&#8221;, e quindi dalla Storia.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, non diversamente opera, ad esempio, la moderna Fisica Teorica quando gli scienziati elaborano teorie parzialmente in grado di spiegare la composizione della materia e predire quali e quante particelle elementari possano scaturire da una certa collisione che avviene ad una determinata energia: ciascuna teoria vale, entro certi limiti, per una banda di energia; certamente, una teoria \u00e8 maggiormente valida (e per questo riscuote maggiori consensi, l&#8217;Autore magari si becca il &#8220;Nobel&#8221;, un gran numero di sperimentazioni ne vengono attuate) se riesce a coprire una grande banda di energia e a spiegare compiutamente lo scaturire di un gran numero di particelle. Certamente, dato che, man mano che gli anni passano, e la Storia (e con essa la Scienza) si evolve, siamo in grado di elaborare strumenti che consentono di elevare l&#8217;energia delle collisioni, e quindi di ampliare la banda di energia entro la quale effettuarle, prima o poi ogni teoria sar\u00e0 &#8220;messa alle corde&#8221; dalla realt\u00e0 che a un certo punto &#8220;si stufa&#8221; e cessa di seguirla: \u00e8 allora che necessita un nuovo scienziato in grado di elaborare una nuova teoria,etc. Comunque, nessuno ci impedisce di applicare allo stesso fenomeno diverse teorie e vedere come si comportano, quanto a comparazione tra risultati sperimentali e precisione ed ampiezza delle previsioni; la valutazione del loro comportamento ci fornir\u00e0 una misura dell&#8217;importanza scientifica di ciascuna teoria.<\/p>\n<p>Tornando alla musica, un secondo errore fatto dai musicologi \u00e8 stato di cercare di spiegare la musica partendo dalla musica anzich\u00e8 dall&#8217;uomo (quasi si trattasse di un &#8220;fenomeno a s\u00e8 stante&#8221; creato dai marziani per nostro diletto!) e non aver quasi mai voluto analizzare oggettivamente i presupposti e le condizioni per la percezione individuale di quel &#8220;Qualcosa&#8221; cui prima accennavamo; in effetti, ogni realt\u00e0 creata dall&#8217;uomo ed ogni analisi di cose umane fatta per l&#8217;uomo non pu\u00f2 prescindere dall&#8217;uomo. Per non compiere questo errore, occorre non trascurare la struttura mentale dell&#8217;uomo; occorre voler utilizzare tutte le conoscenze della scienza moderna sul cervello umano (le cosidette &#8220;neuroscienze&#8221;) sulle modalit\u00e0 di assunzione e di memorizzazione di singoli elementi percettivi dovute alla precipua fisiologia cellulare e alle interazioni biofisiche e biochimiche che la determinano. Il processo di formazione della musica \u00e8 cos\u00ec compenetrato con l&#8217;essenza stessa del meccanismo di apprendimento umano da rendere impossibile ogni seria analisi critica prescindendo da esso.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-2\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-2-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-2-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"2\" ><h3 class=\"widget-title\">1.2 &#8211; L&#8217;apprendimento musicale<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>L&#8217;udito \u00e8 il senso preposto alla trasmissione dell&#8217;elemento sonoro al cervello che sintetizzer\u00e0 e memorizzer\u00e0 il messaggio musicale, in attesa di passarlo alla &#8220;mente&#8221;, preposta alla percezione del &#8220;Qualcosa&#8221;. Senza l&#8217;udito, non esiste possibilit\u00e0 di raccolta e utilizzo degli elementi sonori; e sar\u00e0 bene che sia un buon udito, per una buona qualit\u00e0 del messaggio trasmesso. Analogamente, senza vista \u00e8 impossibile gustare la pittura; e che sia una buona vista, perch\u00e8 un daltonico non trasmette certo al proprio cervello un buon messaggio visivo, almeno dal punto di vista della possibilit\u00e0 individuale di elaborazione e valutazione artistica.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che Beethoven era quasi sordo: ma lo divenne quando ormai la sua mente aveva assoggettato il cervello alla sintesi e memorizzazione di un messaggio musicale che poteva anche venire dalla vista e dall&#8217;analisi di una partitura scritta anzich\u00e8 da una esecuzione; inversamente, la musica elaborata dalla sua mente e &#8220;percepita&#8221; nel suo interno, poteva, tramite l&#8217;assoggettamento sopradetto, trasformarsi in partitura scritta, e senza l&#8217;ausilio di alcun pianoforte.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 sufficiente la &#8220;mente&#8221; a &#8220;formulare&#8221; e &#8220;comprendere&#8221; un messaggio musicale?<\/p>\n<p>Certamente, un uomo non \u00e8 solo la sua &#8220;mente&#8221;: se essa pu\u00f2 collocarsi nella parte pi\u00f9 alta del cervello (probabilmente la corteccia cerebrale), e utilizzarlo per recepirne le sintesi delle realt\u00e0 che lo sollecitano, e trasformarle in percezioni, ci\u00f2 non vuol dire che essa sia avulsa dalle sollecitazioni del resto del corpo e che non abbia interazioni con le sue varie parti.<\/p>\n<p>In effetti, la mente interagisce col resto del corpo per riceverne e sintetizzarne i messaggi ricevuti tramite i vari sensi, anzi potremmo dire che la mente si diffonde a macchia d&#8217;olio, dall&#8217;alto verso il basso, sulle varie parti del corpo umano via via interessate dalla &#8220;emozione&#8221; che le ha colpite: il cuore (o i &#8220;precordi&#8221; (4) degli antichi), gli altri visceri, gli organi sessuali, possono cos\u00ec trasmettere alla mente i messaggi emozionali e le sensazioni raccolte, perch\u00e8 vengano sintetizzati e immagazzinati nella memoria.<\/p>\n<p>La mente, quindi, pu\u00f2 essere sede di pensiero &#8220;puro&#8221;(non mediato), quando elabora e sintetizza direttamente messaggi; pu\u00f2 essere sede di pensiero &#8220;impuro&#8221;(mediato), quando elabora e sintetizza messaggi non direttamente ma per il tramite dei vari organi suddetti.<\/p>\n<p>Ora, da sempre, la mente intelligente e sede di autonoma elaborazione, \u00e8 stata collegata direttamente allo &#8220;Spirito&#8221; (5) dell&#8217;uomo, mentre la mente rapita nella elaborazione di messaggi &#8220;corporei&#8221; cio\u00e8 provenienti dai vari organi, \u00e8 stata collegata alla &#8220;Anima&#8221; dell&#8217;uomo.Si \u00e8 pure detto che all&#8217;anima \u00e8 attribuibile la coscienza della propria esistenza e delle varie sensazioni elaborate e sintetizzate dalla mente, mentre solo al complesso Spirito-Anima \u00e8 attribuibile la autocoscienza, cio\u00e8 la coscienza di essere cosciente di tutto ci\u00f2.<\/p>\n<p>E&#8217; importante aver puntualizzato quanto sopra, perch\u00e8 poi porremo direttamente in relazione la percezione di quel &#8220;qualcosa&#8221;, (che per noi sar\u00e0 un &#8220;discorso artistico&#8221; &#8211; e quindi musicale), con lo spirito umano e con l&#8217;anima umana anzich\u00e8 con la mente e con i &#8220;precordi&#8221;. E tutto questo, indipendentemente dal presumere lo spirito e l&#8217;anima immortali o meno, che rimane una questione scientificamente non riconducibile alla ragione.<\/p>\n<p>A questo punto, \u00e8 opportuno prendere in esame gli elementi del linguaggio musicale, cio\u00e8 le &#8220;parole musicali&#8221; o i &#8220;gruppi di parole&#8221; necessari a esprimere un &#8220;concetto musicale&#8221;: l&#8217;assieme dei &#8220;concetti&#8221; formeranno (vedi le ipotesi di Webern) un &#8220;discorso musicale&#8221;, o &#8220;pensiero musicale&#8221;, che potr\u00e0 essere elaborato dalla sola mente (e allora interesser\u00e0 lo spirito), ovvero potr\u00e0 essere elaborato dal complesso &#8220;mente-precordi&#8221; (e allora sar\u00e0 provvisto di &#8220;stati d&#8217;animo&#8221; e interesser\u00e0 anche l&#8217;anima).<\/p>\n<p>In qual modo una &#8220;nota musicale&#8221; espressa da uno strumento, o un &#8220;gruppo di note&#8221;, pu\u00f2 diventare prima &#8220;concetto musicale&#8221;, poi &#8220;discorso musicale&#8221; ed essere espresso e successivamente registrato e compreso? Si badi bene che non stiamo parlando di acquisire a memoria una sequenza musicale, come pu\u00f2 fare agevolmente un pappagallo o un merlo indiano, ma di &#8220;capire&#8221; cosa vuole significare quella sequenza, tanto pi\u00f9 quando essa vuole trasmettere un &#8220;messaggio&#8221; dell&#8217;Autore della composizione.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-3\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-3-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-3-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"3\" ><h3 class=\"widget-title\">1.3 &#8211; Gli archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Perch\u00e8 avvenga tanto la creazione che la comprensione di un discorso musicale,\u00e8 nostra opinione che debbano essere stati &#8220;impressi&#8221; preventivamente nella coscienza profonda della mente, o del complesso mente-precordi, del Compositore, dell&#8217;Interprete o dell&#8217;Ascoltatore, degli &#8220;archetipi&#8221; (6) ben precisi, che vengono via via richiamati alla coscienza nel corso di una composizione,di una esecuzione,o di un ascolto musicale. Ecco cos\u00ec che il complesso degli &#8220;archetipi&#8221;, riportati durante un ascolto musicale a livello cosciente dai gruppi di note che li rappresentano e che il compositore pose in successione logica, formano veri e propri &#8220;concetti&#8221; e possono essere messi direttamente in relazione con il &#8220;discorso musicale&#8221; contenuto nella partitura: solo in tal modo il discorso musicale (che \u00e8 la espressione concreta di un &#8220;pensiero musicale&#8221;) potr\u00e0 essere compreso, e fornire sensazioni mentali e fisiche univoche e inconfondibili al complesso spirito-anima-corpo (l&#8217;Io), che poi sar\u00e0 in grado eventualmente di riconoscerlo di nuovo, paragonarlo ad altri,etc; in una parola,farne oggetto di &#8220;cultura&#8221;.<\/p>\n<p>Naturalmente, il discorso musicale non \u00e8 fatto solo di archetipi , ma anche, e sopratutto, di &#8220;rielaborazioni mentali degli archetipi&#8221;, che concepiamo come brani di pensiero musicale che sviluppano l&#8217;archetipo (o il gruppo di archetipi) evocato, utilizzando sequenze, anche ripetute pi\u00f9 volte, di archetipi ritmici puri contenenti le loro stesse note, magari alternate ad altre &#8220;di correlazione&#8221;; inoltre, non si pu\u00f2 escludere completamente la possibilit\u00e0 dell&#8217;esistenza di &#8220;elaborazioni mentali senza archetipi&#8221; concepite per integrare una frase musicale.<\/p>\n<p>Ma gli &#8220;archetipi&#8221;? Che cosa sono, come si formano, come si imprimono, come si rivelano, come si trasmettono?<\/p>\n<p>Se ammettiamo che il cervello dell&#8217;uomo, dopo la sua formazione nell&#8217;embrione, \u00e8 completamente vergine, non v&#8217;ha dubbio che sia in grado di registrare &#8220;impulsi&#8221; fondamentali provenienti sia dall&#8217;interno del corpo che dal suo esterno; la fisiologia del cervello ci conferma che le cellule di alcune zone cerebrali sottoposte a neurostimoli esterni subiscono una modificazione permanente di struttura capace di &#8220;memorizzare&#8221; l&#8217;impulso ricevuto: ad esempio, il battito del cuore \u00e8 forse il primo stimolo (o &#8220;archetipo&#8221;) di ritmo e di scansione temporale che il cervello acquisisce &#8220;dall&#8217;interno&#8221;; analogamente,il respiro \u00e8 pure un elemento ritmico, per\u00f2 leggermente diverso, perch\u00e8 di durata variabile ed entro certi limiti controllabile, e stabilisce il primo contatto con &#8220;l&#8217;esterno&#8221;; il primo pianto del bimbo appena nato accoppia elementi ritmici ad elementi sonori, e cos\u00ec via: il cervello, mentre ha il compito genetico di presiedere a queste funzioni, contemporaneamente le registra nella memoria perch\u00e8 pi\u00f9 avanti la mente possa averne coscienza e farne strumento di &#8220;linguaggio&#8221;. Potremmo proseguire a lungo con l&#8217;elencazione di queste &#8220;sensazioni primordiali&#8221; o &#8220;archetipi&#8221;, e forse dovremmo gi\u00e0 distinguere tra archetipi di tipo &#8220;formale&#8221; come un punto luminoso, una linea, un elemento matematico o geometrico, e archetipi di tipo &#8220;sostanziale&#8221; come uno stimolo fisico doloroso o dovuto alla fame. In ogni caso,l&#8217;archetipo \u00e8 per noi un &#8220;elementale&#8221; non riconducibile ad altre realt\u00e0. Ad esempio, l&#8217;archetipo emozionale, potrebbe sembrare strutturato da altri archetipi ritmici (o ritmico-onomatopeici) rivestiti da elementi vibrazionali (note,suoni); in realt\u00e0, invece, noi lo pensiamo come una emozione &#8220;raggrumata&#8221; di elementi ritmici e vibrazionali assolutamente inscindibili oltrech\u00e8 tipici e univoci. Comunque, sulle percezioni dei primi archetipi e sulle loro rielaborazioni, si inizia dopo la nascita a costruire quel rapporto tra mente e sensazioni interne ed esterne che domani l&#8217;uomo utilizzer\u00e0 per tessere la trama della sua &#8220;comprensione&#8221;(anche musicale) della realt\u00e0 e della sua &#8220;comunicazione&#8221; con gli altri esseri umani. Sembra comunque ipotizzabile che gli archetipi comunque acquisiti e memorizzati possano &#8220;riverberarsi&#8221; su qualunque senso, e non solo univocamente su quello che ci sembra averli generati, divenendo percepibili dal complesso spirito-anima in maniera &#8220;globale&#8221;;ad esempio, una linea &#8220;geometrica&#8221;, che sembrerebbe generata dalla vista, pu\u00f2 divenire linea &#8220;musicale&#8221;: ma qui occorrerebbe analizzare quanto un archetipo pu\u00f2 essere &#8220;universale&#8221;(7) e quanto invece questa caratteristica possa essere dovuta ad una successiva rielaborazione mentale di concetti provenienti da archetipi diversi e &#8220;trasposti&#8221; per analogia da un settore all&#8217;altro dello scibile umano.<\/p>\n<p>Cos\u00ec pure \u00e8 largamente ipotizzabile che esista un codice genetico degli &#8220;archetipi&#8221; che li rende &#8220;acquisibili&#8221; dalla realt\u00e0 esterna, quasi che,via via che ne vengono elaborati altri,in base a nuove e diverse e pi\u00f9 sofisticate capacit\u00e0 di &#8220;ricezione&#8221;, nel corso della evoluzione umana, essi possano restare &#8220;acquisiti&#8221; per il susseguente genere umano ; come del pari \u00e8 ipotizzabile che possa esistere una sorta di &#8220;memoria universale&#8221; degli archetipi-cellula e delle loro combinazioni in forme cellulari via via pi\u00f9 complesse ove la mente, tramite l&#8217;inconscio, possa liberamente attingere gli elementi necessari ai processi di comprensione e comunicazione facendoli riemergere nella coscienza individuale man mano che procede nel suo sviluppo: certamente, gli archetipi in essere ad oggi, sono uguali per tutti gli uomini, anche se la capacit\u00e0 di combinarli tra loro ed elaborarne un messaggio varia da uomo ad uomo.<\/p>\n<p>Ora, per dotare l&#8217;individuo dell&#8217;intera gamma delle percezioni umane(anche musicali), \u00e8 sufficiente formulare l&#8217;esistenza di un gran numero di archetipi &#8220;impressi&#8221; nella mente (o recuperabili tramite l&#8217;inconscio, come prima dicevamo), ovvero \u00e8 assolutamente necessaria una rielaborazione concettuale dei medesimi a livello cosciente operata dalla mente o dal complesso mente-precordi? La risposta non \u00e8 facile, e forse esula dai limiti di queste brevi considerazioni. Comunque,ad esempio, i concetti mentali di dolcezza, tenerezza, amore nelle diverse accezioni,solennit\u00e0, forza, brutalit\u00e0, ironia, etc vanno sentiti e vissuti fin nei precordi per essere percepiti nella loro interezza &#8211; per questo pensiamo che siano o derivino da archetipi &#8211; e interesseranno sempre il complesso spirito-anima, e non soltanto l&#8217;uno o l&#8217;altra; certo, sarebbe suggestivo poter pensare che un archetipo di &#8220;dolcezza&#8221; fosse trasmesso al figlio dal primo sguardo della madre, e non tramite una rielaborazione concettuale! Sarebbe ugualmente molto bello poter pensare che la nostra mente offrisse alla nostra anima un &#8220;tappeto&#8221; di archetipi come un variopinto prato fiorito, ed essa potesse scegliere fior da fiore aspirandone i diversi &#8220;profumi&#8221; e miscelandoli tra loro per essere in grado sempre di riconoscere per confronto ogni profumo composito (e quindi anche l&#8217;arte, e la musica)che la realt\u00e0 gli presenta! Ad ogni modo, tornando al discorso musicale, sicuramente l&#8217;Autore vi imprime un messaggio (proveniente dalla rielaborazione &#8220;fantastica&#8221; di propri archetipi), con modalit\u00e0 che naturalmente debbono essere note anche al &#8220;ricevente&#8221;, per la sua captazione e interpretazione. Mediante la rielaborazione mentale viene creato il contesto melodico-armonico entro cui sono inseriti e si esprimono gli archetipi, &#8220;la piscina entro cui farli nuotare&#8221;, per dare un senso logico-razionale a tutto un pensiero musicale basato su di essi, e porre e sviluppare con completezza un discorso musicale che lo rappresenti con efficacia e univocit\u00e0, mediante la sua estrinsecazione in sequenze logico-formali riproducibili e riassimilabili dall&#8217;uditore. Questo,per l&#8217;uomo: ma gli animali hanno loro archetipi di riferimento (e ne hanno coscienza)? E&#8217; presumibile di s\u00ec, anche se non sono capaci di &#8220;messaggio artistico&#8221;, perch\u00e8, a differenza dell&#8217;uomo, non hanno &#8220;autocoscienza&#8221;, cio\u00e8 non hanno coscienza di avere la &#8220;coscienza dei propri archetipi&#8221; e quindi non hanno la fantasia di poterli rielaborare artisticamente. In conclusione, pensiamo che nell&#8217;uomo, la musica (come la vita), man mano che si snoda, \u00e8 un susseguirsi di &#8220;situazioni&#8221; rette, pilotate, interpretate da un pensiero(musicale) unito alle emozioni dell&#8217;anima e alle vibrazioni del corpo: l&#8217;archetipo \u00e8 come un &#8220;frattale&#8221;, un &#8220;elemento finito autostrutturato&#8221; congelato, percepito o evocato dalla coscienza profonda dell&#8217;Io per assimilare e descrivere embrionalmente ciascuna &#8220;situazione&#8221;, che successivamente va analizzato e razionalizzato, e attraverso la rielaborazione mentale tradotta in linguaggio (musicale), va &#8220;disgelato&#8221; e cosparso per l&#8217;intero pensiero(musicale) espresso.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-4\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-4-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-4-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"4\" ><h3 class=\"widget-title\">1.4-Individuazione delle tipologie degli archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Gli archetipi fondamentali acquisibili sono uguali per tutti gli uomini; questo, perch\u00e8 le sollecitazioni primordiali cui viene sottoposta la memoria elementare appena formata nonch\u00e8 le modalit\u00e0 di assunzione di tali sollecitazioni sono le stesse per tutti; resta da domandarci se \u00e8 possibile che nel corso dell&#8217;evoluzione del genere umano se ne aggiungano altri , o avvenga una loro &#8220;modificazione&#8221; (mutazione genetica?) che in qualche modo li arricchisca, aggiungendo, alla struttura primitiva impressa nelle cellule cerebrali, delle modalit\u00e0 nuove che li rendano pi\u00f9 &#8220;universali&#8221;,e che permettano ulteriori progressi nelle possibilit\u00e0 di aggregazione tra loro che<\/p>\n<p>la mente, o il complesso mente-precordi, successivamente svilupper\u00e0 nella elaborazione del discorso artistico.<\/p>\n<p>Resta da chiederci ancora se esistono archetipi semplici e archetipi composti: \u00e8 senz&#8217;altro ipotizzabile che una rielaborazione mentale inconscia di archetipi semplici possa divenire &#8220;archetipo composto&#8221;(insieme logico e congruente di archetipi che si autostrutturano in uno unico perdendo la loro individualit\u00e0 ma conservando al suo interno una qualche identit\u00e0 &#8220;di partecipazione&#8221;) quando assuma una sua assoluta e inalterabile incisivit\u00e0, tipicit\u00e0 ed espressivit\u00e0; ma,mentre l&#8217;archetipo fondamentale \u00e8 identico per tutti, l&#8217;archetipo composto pu\u00f2 essere diverso da uomo ad uomo, a seconda del grado di sviluppo individuale delle potenzialit\u00e0 di &#8220;archetipizzazione&#8221;. E&#8217; chiaro anche che la comprensione della musica formata da archetipi composti risulta sicuramente pi\u00f9 difficoltosa, e dipende dal fatto che l&#8217;ascoltatore sia gi\u00e0 in possesso di tali archetipi,o di archetipi composti assai similari che lo conducano ad un sufficiente (anche se non completo) grado di comprensione di ci\u00f2 che il Compositore voleva significare.<\/p>\n<p>A volte,poi, si trovano &#8220;espansioni&#8221; di archetipi: la mente prende l&#8217;archetipo base evocato e invece di imprimerlo nella composizione cos\u00ec com&#8217;\u00e8, e magari farne elaborazioni o ripetizioni variate etc., lo &#8220;allarga&#8221; fino a fargli comprendere una intera forma tematica; pu\u00f2 questa struttura essere &#8220;archetipizzata&#8221; e divenire &#8220;archetipo espanso&#8221;? Comunque, se cos\u00ec fosse,non sarebbe tanto semplice distinguerlo dalla rielaborazione.<\/p>\n<p>Cercheremo ora di elencare i principali archetipi che ci sembrano essere presenti nelle rappresentazioni disposizionali costituenti la memoria della coscienza profonda mentale, avvertendo che tale studio \u00e8 appena al principio e che occorrerebbe fosse compiuto in maniera rigorosa e completa da parte di specialisti.<\/p>\n<p>Iniziamo con quelli che definiremo &#8220;archetipi strutturali&#8221; per la funzione essenziale che svolgono nella logica del discorso musicale: la struttura di ogni frase elementare \u00e8 dovuta ad essi, e spesso le stesse rielaborazioni mentali non sono altro che &#8220;espansioni&#8221; di archetipi strutturali. Ribadiamo tuttavia che ogni altro archetipo sembrer\u00e0 avere in se la possibilit\u00e0 di essere &#8220;scomposto&#8221; in elementi strutturali, emozionali, onomatopeici etc; ebbene, no ! ciascun archetipo \u00e8 un &#8220;elementale&#8221; inscomponibile; come una goccia, che, anche se cade e si &#8220;scompone&#8221; in altre gocce, non pu\u00f2 assolutamente considerarsi &#8220;strutturata&#8221; da quelle gocce .<\/p>\n<p>Di questa categoria, archetipo fondamentale \u00e8 senz&#8217;altro il &#8220;numero&#8221; e la &#8220;numerabilit\u00e0&#8221;: l&#8217; &#8220;Io&#8221; = 1;&#8221;Io e la Mamma&#8221; = 2 e cos\u00ec via. Cos\u00ec pure, come dicevamo, il &#8220;ritmo&#8221; cardiaco, che gi\u00e0 contiene numero, suono, elemento ritmico:\u00e8 un archetipo strutturato, ma pur sempre &#8220;un&#8221; archetipo fondamentale, acquisito dalla &#8220;mente&#8221; embrionale all&#8217;istante del primo battito del minuscolo cuore. Al ritmo cardiaco sono riconducibili l&#8217;archetipo della &#8220;serenit\u00e0&#8221; (costituito da pi\u00f9 battiti cardiaci in condizioni normali), e l&#8217;archetipo della &#8220;ansiet\u00e0&#8221;(battito affrettato a causa di paura o ansia). Analogamente,come abbiamo gi\u00e0 detto, verr\u00e0 archetipizzato il &#8220;respiro&#8221;, con le sue modalit\u00e0 precipue di variabilit\u00e0 e di &#8220;scambio&#8221; con l&#8217;esterno. Come pure il primo &#8220;vagito&#8221;, ritmo-suono-senso, espresso dal neonato, che pu\u00f2 comprendere sia il tipico pianto &#8220;convulso&#8221; che il pianto &#8220;disteso&#8221;.<\/p>\n<p>Cosi&#8217; pure, man mano che vengono acquisiti, i cinque sensi determinano singolarmente archetipi dovuti alla luce, al suono, all&#8217;odore, al sapore, alla tattilit\u00e0.<\/p>\n<p>E, probabilmente, viene archetipizzato il primo canto udito, una nenia, una ninna nanna,il rintocco della prima campana.<\/p>\n<p>Gli archetipi di &#8220;alto&#8221; e di &#8220;profondo&#8221; vengono dal primo approccio con il senso di gravit\u00e0, forse dal primo sguardo verso il cielo o verso un abisso: a questi sono associati gli archetipi composti di &#8220;salita&#8221; e di &#8220;discesa&#8221;, importantissimi per la musica in quanto immediatamente in relazione con frasi musicali ascendenti e discendenti.<\/p>\n<p>L&#8217;archetipo esprimente il senso di dubbio \u00e8 forse generato dalla prima &#8220;incertezza&#8221; della vita: ad esso si pu\u00f2 pensare associata una breve sequenza di note musicali &#8220;che tornano su se stesse&#8221; e che distano l&#8217;una dall&#8217;altra un semitono, al massimo un tono (ci\u00f2 derivante dalla necessit\u00e0 di &#8220;appoggiarsi&#8221; all&#8217; &#8220;immediatamente vicino&#8221; nel momento dell&#8217;insicurezza).<\/p>\n<p>La curiosit\u00e0 dar\u00e0 luogo al primo archetipo &#8220;domanda&#8221; o &#8220;punto interrogativo&#8221;, cui potr\u00e0 associarsi l&#8217;archetipo &#8220;risposta&#8221;, o &#8220;punto esclamativo&#8221;. L&#8217;archetipo &#8220;domanda&#8221; \u00e8 strutturalmente molto simile all&#8217;archetipo di &#8220;dubbio&#8221; da cui si differenzia perch\u00e8 le note &#8220;che tornano su se stesse&#8221; possono distare anche due o pi\u00f9 toni. Molto spesso nella musica si trova un archetipo &#8220;domanda&#8221; seguito immediatamente da un archetipo &#8220;risposta&#8221;: formano un unico archetipo composto? La &#8220;domanda&#8221;, esprimente quasi sempre un dubbio, conterr\u00e0, come abbiamo detto, note distanti un semitono od un tono; la &#8220;risposta&#8221;, se dubbiosa o evasiva, vedr\u00e0, analogamente, le note distanti un semitono od un tono; altrimenti, su risposta sicura,le note potranno anche distare due o tre toni (non necessit\u00e0 dell&#8217; &#8220;immediatamente vicino&#8221;).<\/p>\n<p>Occorrer\u00e0 inoltre definire gli archetipi &#8220;emozionali&#8221;: il primo dolore fisico (ma anche la prima carezza o il primo solletico sulla pelle) sicuramente generano una sensazione che rimarr\u00e0 impressa e che far\u00e0 da battistrada ad altre sensazioni di dolore, di beatitudine, di gioia, di ilarit\u00e0, non solo corporee ma anche dell&#8217;anima; ecco profilarsi gli &#8220;stati d&#8217;animo&#8221; quali rielaborazioni mente-precordi degli archetipi emozionali.<\/p>\n<p>Man mano che la mente si forma e acquisisce le funzioni proprie, possono imprimersi archetipi comportamentali; il senso del dovere, con le prime &#8220;regole&#8221; da seguire;si sviluppa una logica delle azioni e delle situazioni, che poi in musica si tradurr\u00e0 in elementi discorsivi che intercaleranno gli archetipi emozionali ed eventualmente -se esistono- gli archetipi &#8220;composti&#8221;,ma che comunque sar\u00e0 alquanto difficile distinguere dalle rielaborazioni.<\/p>\n<p>Esistono poi gli archetipi &#8220;onomatopeici&#8221;, impressi nella mente da determinate situazioni dell&#8217;uomo o della natura; ad essi si riconduce certa musica che &#8220;mima&#8221; dette situazioni (rumori di tuono, scalpit\u00eco di cavalli, ritmi di marcia, suoni di tromba, etc).<\/p>\n<p>E&#8217; pure ipotizzabile l&#8217;esistenza dell&#8217; &#8220;archetipo di silenzio&#8221; che dovrebbe coincidere con l&#8217;archetipo &#8220;assenza di archetipo&#8221;.<\/p>\n<p>Come dicevamo, occorrerebbe fare una ricerca ed una elencazione completa, al di l\u00e0 di queste brevi note.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-5\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-5-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-5-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"5\" ><h3 class=\"widget-title\">1.5 &#8211; Rivelazione degli archetipi<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Non dovrebbe essere difficile alla moderna neurofisiologia la individuazione e rivelazione degli archetipi: Si tratta,in fondo, di sottoporre un soggetto ad analisi cerebrale mediante elettroencefalografo od altra apparecchiatura in grado di misurare la sua reazione agli stimoli profondi, e sottoporlo ad una stimolazione neutra di base intervallata da una serie di stimoli &#8220;primordiali&#8221; sonori o luminosi del tipo di quelli descritti nel precedente paragrafo, misurando l&#8217;intensit\u00e0 della reazione individuale sia in condizioni di base che durante lo stimolo: dalla forma d&#8217;onda emessa in condizioni di risonanza, in corrispondenza dei picchi d&#8217;onda, dovremmo ritrovare gli archetipi. Pu\u00f2 darsi che l&#8217;analisi vada condotta sotto ipnosi, e, in ogni caso, occorre porre particolare attenzione a quali stimoli sottoporre il soggetto, dato che dovremo distinguere la risposta data in presenza di un archetipo da risposte a stimoli sensoriali &#8220;periferici&#8221; non profondi. Successivamente occorre sottoporre il soggetto agli stessi stimoli profondi &#8220;mimati&#8221; musicalmente, cio\u00e8 riprodotti da strumenti musicali: se l&#8217;archetipo \u00e8 &#8220;universale&#8221;, dovremmo avere la stessa risposta. La ricerca dovrebbe continuare con la comparazione dei risultati su diversi soggetti, per analizzare la rispondenza dei picchi d&#8217;onda provocati dagli stessi archetipi e mettere in luce se c&#8217;\u00e8 diversit\u00e0 di risposta in intensit\u00e0 e forma d&#8217;onda allo stesso stimolo. Certamente gli specialisti potranno mettere a punto procedure apposite con la massima scientificit\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-6\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-6-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-6-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"6\" ><h3 class=\"widget-title\">1.6 &#8211; Gli archetipi e la musica<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Nella musica, come abbiamo detto, ogni archetipo \u00e8 formato da una o pi\u00f9 note uguali o diverse (in gruppo autodefinito) che possono venire poste in sequenze strutturate a similitudine degli archetipi logico-matematici.<\/p>\n<p>In alcuni casi, un insieme di &#8220;sequenze&#8221; pu\u00f2 anche divenire &#8211; se ne possiede le potenzialit\u00e0 &#8211; &#8220;archetipo composto&#8221; (e restare in tal modo impresso nella memoria della coscienza profonda), ovvero pu\u00f2 invece subire soltanto una maggiore strutturazione discorsiva melodico-armonica (rielaborazione mentale) da parte del Compositore, influenzata sopratutto dal suo carattere e dal suo bagaglio culturale. Certamente, \u00e8 molto probabile che un discorso musicale formato quasi interamente da archetipi semplici e composti, messi assieme da una scarna ma geniale componente rielaborativa, possa risultare qualitativamente e artisticamente superiore ad un discorso formato da pochi archetipi fondamentali ampiamente strutturati e discorsivamente rielaborati dalla mente del Compositore; questa seconda possibilit\u00e0 incontra talvolta il favore degli uditori: \u00e8 quanto avviene nelle varie forme della moderna musica rock.<\/p>\n<p>Volendo ora analizzare un p\u00f2 pi\u00f9 da vicino la nascita degli archetipi,sorgono alcune domande:<\/p>\n<p>le singole note musicali, anche reperite tra suoni naturali, sono singoli archetipi? Ovvero l&#8217;archetipo generico di &#8220;suono&#8221; viene &#8220;rivestito&#8221; successivamente da suoni di diversa altezza (frequenza) e di diverso timbro? Il silenzio \u00e8 un archetipo? Esiste &#8220;l&#8217;archetipo di silenzio&#8221; e coincide con l&#8217; &#8220;assenza di archetipo&#8221;? Esiste l&#8217;archetipo &#8220;rumore di fondo&#8221; ?<\/p>\n<p>Certamente, l&#8217;archetipo non \u00e8 di per se polifonico, tonale,atonale, seriale, dodecafonico; per\u00f2, durante la stesura di una composizione, un complesso di accordi pu\u00f2 aver origine a causa della evocazione di archetipi derivati da suoni naturali; ora, anche i suoni emessi da strumenti inventati dal genio umano possono originare accordi: \u00e8 largamente ipotizzabile che gli archetipi evocati nella mente dall&#8217;ascolto di tali accordi &#8220;artificiali&#8221; siano gli stessi dei precedenti.In effetti,\u00e8 da tener presente che gli strumenti musicali sono nati come realt\u00e0 determinate dagli archetipi umani, di cui &#8220;mimano&#8221; la struttura: il violino e gli archi l&#8217;archetipo del respiro (che si fa voce umana nel violoncello), i fiati le varie &#8220;voci&#8221; (anche animali) della natura, gli strumenti a percussione gli archetipi di rumore ritmico e aritmico (cuore, tuono etc); l&#8217;uomo li ha come &#8220;reinventati inconsciamente&#8221; perch\u00e8 aveva &#8220;bisogno&#8221; di quel tipo di richiamo, della loro potenza evocativa, per riascoltare ed esprimere i propri archetipi. Certamente, gli strumenti hanno una loro essenza, una loro voce che proviene da una geniale rielaborazione tecnologica del materiale che li costituisce, che sar\u00e0 sempre diversa dalla &#8220;voce&#8221; di un archetipo espressa dal pi\u00f9 profondo cosciente con meccanismi interni al complesso mente-precordi, e non esterni, come il suono di uno strumento.<\/p>\n<p>Un&#8217;altro interrogativo riguarda gli accordi di suoni quando si pongono in relazione con sensazioni di serenit\u00e0 o di tristezza, come avviene rispettivamente per gli accordi &#8220;maggiori&#8221; e &#8220;minori&#8221;: sono &#8220;archetipizzati&#8221; tali accordi ?<\/p>\n<p>Il fatto che le tonalit\u00e0 basate su accordi minori diano luogo a stati d&#8217;animo di accoratezza triste ha sicuramente una base biochimica ed organica, non diversa da quella che vede le mucche dare pi\u00f9 latte se stimolate da brani musicali sperimentalmente determinati.<\/p>\n<p>Certamente, misteriose ancora sono le modalit\u00e0 scientifiche di &#8220;aggregazione&#8221; degli archetipi da parte della mente, e sopratutto il loro trasferimento, da parte della fantasia, sui piani artistici, ben distinti da quelli reali : ma forse il complesso spirito-anima nel momento dell&#8217;estasi artistica (musicale), sia durante una creazione che durante un ascolto, vive effettivamente una sua indiscutibile realt\u00e0 : il nostro &#8220;vivere nel corpo&#8221; e &#8220;per il corpo&#8221;, assoggettando perfino l&#8217;anima (se non lo spirito) a questa vita, ce lo fa troppo spesso dimenticare!<\/p>\n<p>E&#8217; stato detto (Eggebrecht), inoltre, che la musica \u00e8 emozione, mathesis, tempo, cio\u00e8 &#8220;emozione matematizzata nel suo proprio tempo&#8221;: difatto, durante la creazione di una opera musicale, il complesso mente-precordi scavando tra gli archetipi emozionali fornisce l&#8217; &#8220;emozione&#8221;; mentre la mente, elaborando con criteri matematici gli archetipi numerici e ritmici fornisce la base logica del discorso armonico-melodico che si snoda in un tempo proprio, indipendente dal tempo del vissuto individuale. Inversamente , durante l&#8217;ascolto, l&#8217;opera musicale agisce sull&#8217;uditore in maniera globale; essa deve in genere essere riascoltata pi\u00f9 volte per permettere la individuazione dei diversi elementi costitutivi melodici, armonici, ritmici, temporali, che la compongono: successivamente ciascun elemento viene posto in relazione con gli archetipi in possesso dell&#8217;uditore, e, una volta acquisito il discorso musicale e la sua logica, l&#8217;opera viene &#8220;compresa&#8221;. Le differenze tra il messaggio inviato dal Compositore e quello ricevuto dall&#8217;Uditore,se si eccettuano le particolarit\u00e0 introdottevi dall&#8217;Interprete, dipendono esclusivamente dalle modalit\u00e0 individuali di rielaborazione degli archetipi, che possono risentire della cultura dell&#8217;uditore e del tempo in cui vive.<\/p>\n<p>Ci possiamo chiedere come nasca un&#8217;opera d&#8217;arte; pensiamo che la sua genesi sia comune in tutte le forme artistiche: una &#8220;visione profonda&#8221;, un &#8220;big bang&#8221; esplode nello spirito dell&#8217;Artista, si ripercuote nella sua anima, si abbatte sul suo corpo, suscitando reazioni globali che evocano nel complesso mente-precordi gli archetipi logico-matematici, emozionali,etc ad essa collegati. Subito dopo la mente li afferra, componendoli tra loro per dar vita ad una embrionale strutturazione del materiale evocato, e successivamente ad una sua rielaborazione, cui partecipano gli elementi culturali posseduti dall&#8217;Artista, che ne marcano prepotentemente la qualit\u00e0. A questo punto, sgorga in un &#8220;unicum&#8221; l&#8217;opera d&#8217;arte: dal musicista esce musica, dal pittore pittura, dallo scultore scultura, e cos\u00ec via. Difatto, noi pensiamo l&#8217;archetipo come un &#8220;elementale universale&#8221; dalle sfaccettature corrispondenti ai vari tipi di linguaggio artistico. Ci potremmo chiedere se l&#8217;archetipo pu\u00f2 essere direttamente alla base del normale linguaggio di comunicazione tra esseri umani: riteniamo di no, dato che il comune linguaggio \u00e8 stato insegnato e appreso utilizzando rielaborazioni cerebrali-razionali standardizzate e codificate che affondano le loro radici negli archetipi ma che difatto formano come una stratificazione, una sedimentazione che separa la coscienza profonda e la sua memoria (sede degli archetipi) dalla mente che esprimer\u00e0 i normali concetti-base del linguaggio umano.Ma allora,il linguaggio umano nelle sue varie forme, quando diviene opera d&#8217;arte? E l&#8217;opera d&#8217;arte, quando diviene &#8220;Arte&#8221;? Per noi, quando le forme archetipiche profonde, evocate dal &#8220;big bang&#8221;, vengono direttamente alla luce in maniera non mediata, vengono poste in sequenza assolutamente nuova, e rielaborate secondo schemi originali che creano cultura e sopratutto &#8220;dipendenza di linee culturali future&#8221;. Appartengono ad una &#8220;vera&#8221; opera d&#8217;arte l&#8217;&#8221;alto livello estetico&#8221; e la ricerca del &#8220;bello&#8221;? La soggettivit\u00e0 e la relativit\u00e0 di tali concetti, e la loro variabilit\u00e0 nel tempo,ci permette di utilizzarli solo quali iniziali elementi di analisi e di paragone tra diverse opere d&#8217;arte, la cui grandezza, come dicevamo, sar\u00e0 solo misurata, in seguito, dalla influenza sul periodo d&#8217;appartenenza e dalla durata degli effetti sui fruitori, che dovranno risultarne culturalmente ristrutturati.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 l&#8217;opera d&#8217;arte nascere senza il coinvolgimento diretto degli archetipi? In effetti, possono essere concepiti brani di linguaggio staccati l&#8217;uno dall&#8217;altro, a formare (anche con metodologie stocastiche) insiemi definiti di rumori colori suoni parole &#8220;senza senso comune&#8221; ma comunque esistenti e riproducibili. La mente umana pu\u00f2 essere capace di elaborazioni particolari derivanti da regole matematiche che essa stessa ha creato: in musica, la dodecafonia lo dimostra, e molte opere di Webern sembrano derivare soltanto da geniali elaborazioni mentali di suono, ritmo, silenzio, anche se potrebbero nascondere archetipi non ancora identificati; certamente, la &#8220;emozione&#8221; \u00e8 pi\u00f9 distante, sembra limitarsi soltanto a uno &#8220;stupore&#8221; provocato dall&#8217;assieme sonico, quasi che non facesse pi\u00f9 parte del linguaggio proprio del pensiero musicale espresso.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-7\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-7-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-7-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"7\" ><h3 class=\"widget-title\">1.7-Esempi di traduzioni musicali degli archetipi.<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-8\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-8-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-8-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"8\" ><h3 class=\"widget-title\">Archetipi vitali:<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Archetipo di respiro: aa-aa-ae-ee (inspirazione) ee-ea-aa-aa (espirazione). E&#8217; uno degli archetipi pi\u00f9 difficili a definire e individuare; la funzione respiratoria, assieme a quella cardiaca, \u00e8 essenziale per la vita, e sicuramente viene archetipizzata: ma la sua traduzione musicale, data la variabilit\u00e0 controllata del respiro, \u00e8 estremamente difficoltosa. In quanto a reperire l&#8217;archetipo nelle composizioni musicali, la difficolt\u00e0 consiste nel fatto che non \u00e8 definita una durata n\u00e8 una &#8220;lunghezza&#8221; precisa di esso: il respiro pu\u00f2 essere ampio, disteso, ma anche corto, affannoso; la sua durata pu\u00f2 quindi coinvolgere una intera frase musicale oppure poche battute: essendo poi composto di due parti (quasi una logica di domanda-risposta) sono da attendersi utilizzi anche parziali (solo inspirazione = &#8220;vita e attesa&#8221;; solo espirazione = &#8220;conclusione e morte&#8221;). Certamente, da sempre si \u00e8 parlato di frasi musicali e composizioni &#8220;di ampio (o di corto) respiro&#8221;, quasi con inconscio riferimento all&#8217;archetipo.<\/p>\n<p>Archetipo di battito cardiaco: abbiamo preferito porlo tra gli archetipi emozionali (vedi: serenit\u00e0 o ansia).<\/p>\n<p>Archetipi emozionali:<\/p>\n<p>Archetipo di pianto convulso: ta-tat\u00e0-tat\u00e0<\/p>\n<p>Archetipo di pianto disteso: t\u00e0aa-t\u00e0aa<\/p>\n<p>Nel neonato il pianto pu\u00f2 essere necessit\u00e0 fisiologica senza altre implicazioni,almeno nei primi tempi; ma nell&#8217;adulto \u00e8 dovuto a profonda commozione dell&#8217;anima e diviene necessariamente associato a dolore o tristezza.In quest&#8217;ultimo caso,pu\u00f2 diventare archetipo espanso di tristezza (t\u00e0atat\u00e0a). E allora si scioglie in tristezza generalizzata,e, attraverso rielaborazioni mentali (con l&#8217;intervento armonico di tonalit\u00e0 minori e opportuni passaggi cromatici), pu\u00f2 permeare tutto un pensiero musicale.Occorre notare che il pianto pu\u00f2 essere di dolore,ma anche di rabbia o di gioia:sar\u00e0 compito di opportune rielaborazioni e sopratutto del contesto musicale comunicarci con esattezza queste sensazioni. L&#8217;archetipo di pianto \u00e8 generalmente costituito dalla stessa nota ripetuta tre volte, potendo la seconda e la terza differire di un semitono, al massimo di un tono (confrontare i diversi pianti di un bimbo nei primi mesi di vita).Esempi: GRIEG,Peer Gynt:2\u00b0tema del &#8220;Canto di Solveig&#8221;(pianto convulso); BEETHOVEN,3\u00b0Sinfonia(Eroica) Marcia funebre-inizio (rielaborazione in tristezza solenne);<\/p>\n<p>DVORAK,Danza slava n\u00b010 in mi bemolle(interessante esempio di rielaborazione di archetipo espanso).<\/p>\n<p>Archetipo di &#8220;ineluttabilit\u00e0&#8221;: tata-t\u00e0a oppure tatata-t\u00e0a. Si imprime nella mente al momento della prima visione di una &#8220;caduta prolungata&#8221; di qualcuno o qualcosa (che termina sulla nota finale);\u00e8 caratterizzato da un senso di impotenza a modificare ci\u00f2 che sta accadendo. Esempi:BEETHOVEN,inizio5\u00b0Sinfonia.<\/p>\n<p>L&#8217;archetipo di solito ha le prime tre note generalmente uguali, ma possono esservi rielaborazioni per variare o diluire il messaggio.<\/p>\n<p>Archetipo di dolcezza o tenerezza: t\u00e0a .E&#8217; la prima carezza, il primo dolce richiamo materno, con eventuale risposta;le due note differiscono generalmente di un semitono, la prima nota \u00e8 pi\u00f9 alta della seconda. La dolcezza pu\u00f2 anche essere pi\u00f9 &#8220;aspra&#8221; perch\u00e8 rivolta all&#8217;ottenimento di qualcosa, e allora le note differiscono anche di un tono.<\/p>\n<p>Archetipo di dubbio: ta-ti-ta;<\/p>\n<p>Archetipo di serenit\u00e0: ta-t\u00e0,ta-t\u00e0,ta-t\u00e0;<\/p>\n<p>\u00e8 il battito del cuore in condizioni normali.<\/p>\n<p>Archetipo di ansia, paura:tatt\u00e0-tatt\u00e0-tatt\u00e0;<\/p>\n<p>\u00e8 il battito veloce del cuore.<\/p>\n<p>Archetipo di terrore: taa\u00e0a. E&#8217; il primo spavento dovuto probabilmente ad un urlo prolungato.<\/p>\n<p>Archetipo di forza: t\u00e0aa. Stessa nota ripetuta anche pi\u00f9 volte con vigore da strumento opportuno (vedi archetipi onomatopeici); particolari rielaborazioni fanno uso anche di note diverse. A volte si associa a senso di solennit\u00e0 (archetipo o rielaborazione?) che potr\u00e0 essere ieratica (sentimento religioso) o laica (trionfale o di altro tipo).Esempi: BRAHMS-4\u00b0 Sinfonia-inizio 2\u00b0tempo; HAENDEL: Musica per un fuoco d&#8217;artificio reale-inizio.<\/p>\n<p>Archetipi strutturali: i numerici, i logici<\/p>\n<p>La traduzione musicale di archetipi numerici si ha nel ritmo accoppiato a sequenze di note: Archetipo unitario ripetuto (Io = 1); \u00e8 una nota ripetuta a cadenza costante.<\/p>\n<p>Archetipo binario (Io e la Mamma = 2); \u00e8 una coppia ripetuta di note.<\/p>\n<p>Archetipi ternario e quaternario; \u00e8 una terzina, una quartina ripetute, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Archetipi di &#8220;altezza&#8221; (salita), di &#8220;profondit\u00e0&#8221; (discesa): brani di scale musicali ascendenti o discendenti, la cui &#8220;velocit\u00e0&#8221; \u00e8 data non dal tempo di esecuzione ma dalla distanza delle note (un semitono, un tono, pi\u00f9 di un tono).<\/p>\n<p>Archetipi logici: citiamo il &#8220;domanda&#8221; e il &#8220;domanda-risposta&#8221; costituiti rispettivamente da un gruppo (due gruppi) di note &#8220;che tornano su se stesse&#8221; e generalmente terminano su una nota uguale a quella iniziale. Esempi: DVORAK,Concerto per Violoncello e Orchestra-inizio primo tempo.<\/p>\n<p>Potremmo proseguire a lungo negli esempi; ripetiamo che occorre compiere un lavoro sistematico e definitivo da parte dei musicologi e degli psicologi della musica per giungere alla individuazione della traduzione musicale degli archetipi; successivamente gli Esperti di fisica biologica, di neuro-informatica, di neurologia potranno tentarne la ricerca della rispondenza a livello encefalico.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-9\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-9-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-9-0-0\" class=\"so-panel widget widget_sow-image panel-first-child\" data-index=\"9\" ><div\n\t\t\t\n\t\t\tclass=\"so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-113ccd71f3e6-332\"\n\t\t\t\n\t\t>\n<div class=\"sow-image-container\">\n\t\t<img \n\tsrc=\"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Image14.jpg\" width=\"610\" height=\"880\" srcset=\"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Image14.jpg 610w, https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Image14-208x300.jpg 208w\" sizes=\"(max-width: 610px) 100vw, 610px\" alt=\"\" \t\tclass=\"so-widget-image\"\/>\n\t<\/div>\n\n<\/div><\/div><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-9-0-1\" class=\"so-panel widget widget_sow-image panel-last-child\" data-index=\"10\" ><div\n\t\t\t\n\t\t\tclass=\"so-widget-sow-image so-widget-sow-image-default-113ccd71f3e6-332\"\n\t\t\t\n\t\t>\n<div class=\"sow-image-container\">\n\t\t<img \n\tsrc=\"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Image15.jpg\" width=\"633\" height=\"891\" srcset=\"https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Image15.jpg 633w, https:\/\/musicaeconoscenza.it\/newp\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Image15-213x300.jpg 213w\" sizes=\"(max-width: 633px) 100vw, 633px\" alt=\"\" \t\tclass=\"so-widget-image\"\/>\n\t<\/div>\n\n<\/div><\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-10\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-10-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-10-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"11\" ><h3 class=\"widget-title\">2. &#8211; L&#8217;ELABORAZIONE MUSICALE E LA SUA EVOLUZIONE NELLA CONCEZIONE ARCHETIPICA.<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-11\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-11-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-11-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"12\" ><h3 class=\"widget-title\">2.1 &#8211; Cronologia storica<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Vediamo brevemente i lineamenti evolutivi della elaborazione musicale dalla sua nascita ad oggi. Orfeo e la sua lira: la musica si fa mito e mistica esoterica; Orfeo ne accarezza le corde e le fa vibrare, come un dio le colonne del proprio tempio&#8230; Ancora non si scorgono segni di elaborazione musicale nella Grecia arcaica fino a Pitagora che postula di &#8220;associare la musica ai rapporti numerici insiti nella armonia dell&#8217;Universo&#8221; o a Platone che intende la musica come armonia-rhytmos-logos, elementi affiancati e interconnessi; certo, se il logos succhia dal &#8220;Mondo delle Idee&#8221; (o, come diremmo noi, dalla &#8220;memoria universale&#8221;), verrebbe quasi prefigurata la derivazione degli archetipi da quella sorgente. Proseguendo, non molto sappiamo della musica nell&#8217;antica Roma, e assai estranea ci sembra la musica giapponese, cinese, indiana, perch\u00e8 anche se gli archetipi sono gli stessi in ogni tempo ed in ogni luogo (a parte, come abbiamo detto, un loro possibile &#8220;sviluppo&#8221;) certamente le elaborazioni sono state differenti, dato che diverso dal nostro \u00e8 stato l&#8217;approccio ai problemi post-percettivi emozionali e logici.<\/p>\n<p>La musica del filone europeo inizia di fatto col canto Gregoriano, ispirato alla pi\u00f9 profonda spiritualit\u00e0 cristiana: gli archetipi sono estremamente rarefatti e si cerca forse una &#8220;corrispondenza&#8221; tra sonorit\u00e0 esterne guidate e ingabbiate tra le pareti dei templi e sonorit\u00e0 interne all&#8217;Anima da trasformare in elementi di ascesi.<\/p>\n<p>Il post-gregoriano, i Trovadori, la musica delle Corti due-trecentesche: si inizia il riferimento a valori non solo dello spirito, con la comparsa nella musica dei primi archetipi emozionali e l&#8217;inizio di aggregazioni di realt\u00e0 materiali e spirituali compresenti, mentre l&#8217;elemento logico razionale che lega i vari momenti musicali \u00e8 ancora estremamente semplice e non eccessivamente strutturato.<\/p>\n<p>Ed ecco , con Johann Sebastian Bach, il &#8220;laccio&#8221; della mente: la grande strutturazione del discorso musicale;la ricerca di logica del linguaggio (ma anche con indiscussi elementi emozionali) e la codificazione degli elementi armonici nello sviluppo teorico del sistema tonale, che vede nell&#8217;Arte della Fuga una delle pietre miliari del cammino della musica.Ancora, l&#8217;ultimo contrappunto sul nome B-A-C-H (le cui lettere corrispondono nella nomenclatura tedesca alle note musicali Si bemolle, La, Do, Si) assomma alla strutturazione logica della grande Fuga gli elementi simbolici legati al nome del Compositore e altri ancora; ma se Bach ha potuto costruire una architettura musicale &#8220;preconfezionata&#8221; , oggi \u00e8 possibile fare di pi\u00f9: con adeguato software informatico in grado di individuare le tonalit\u00e0 e mantenere i rapporti cromatici, \u00e8 possibile ricostruire la logica dell&#8217;intera quadrupla fuga e successivamente sostituire le quattro note B-A-C-H con altre quattro qualsivoglia ottenendo un&#8217;altra quadrupla fuga; questo procedimento pu\u00f2 essere ripetuto per tutti i gruppi di quattro note che si possono formare dalle dodici note fondamentali, ottenendo un numero di fughe pari (come ci insegna il Calcolo Combinatorio) alle Disposizioni semplici di dodici oggetti presi quattro a quattro, e cio\u00e8 12x11x10x9 = 11.880 fughe ! Tra queste, probabilmente, ne troveremmo alcune forse pi\u00f9 significative di quella originale, a causa degli archetipi da queste evocati e &#8220;ritrovati&#8221; per via logico-informatica anzich\u00e8 per volont\u00e0 espressa del Compositore. A tanto il &#8220;laccio&#8221; della mente pu\u00f2 condurci ! In ogni caso occorre notare, a riprova della grandezza di Bach, che Egli non si fece prendere totalmente e strettamente dalla logica delle architetture che Lui stesso creava: quasi in ogni fuga ci sono degli elementi e concetti musicali &#8220;estranei&#8221; che piombano come meteore e che determinano intrusioni armonico-melodiche che alterano e deviano genialmente il corso &#8220;automatico&#8221; della fuga medesima. Ad esempio,dal Clavicembalo ben temperato, nella Fuga II\u00b0,3 (tre voci) l&#8217;esposizione del tema-soggetto \u00e8 cos\u00ec fatta: soggetto-risposta-soggetto rovesciato; \u00e8 veramente inconsueta la presenza da subito del soggetto rovesciato! Ancora, in Fuga II\u00b0,5 (quattro voci) le anomalie non si lesinano: il controsoggetto derivato dalla coda del soggetto (senza effetti di monoton\u00eca, come di solito); il controsoggetto non in contrappunto doppio (anarchia pura!); le quinte prese per moto retto, non in parti interne (!); eppure \u00e8 una fuga stupenda che esprime chiaramente la differenza tra arte e mestiere.<\/p>\n<p>Da Bach a Mozart attraverso un lento cammino evolutivo: pochi anni e in realt\u00e0 un abisso, che vede la nascita del formalismo settecentesco e del &#8220;cicisbeismo&#8221;; in musica ci\u00f2 si ripercuote sia nella sospensione del processo di ampliamento evocativo degli archetipi emozionali, sia nella semplificazione delle architetture logico-musicali bachiane, sia nella creazione di forme musicali adatte sopratutto a fare da &#8220;sottofondo&#8221; a scenari di comodo , salvo fortunatamente alcune grandi eccezioni (Haydn, Haendel).<\/p>\n<p>Con Mozart,&#8221;si cambia musica&#8221;:se Egli certo non fu indenne dalle mode della sua epoca e dalla cultura barocca in gran parte delle sue composizioni, purtuttavia riusc\u00ec a infrangere il &#8220;laccio&#8221; bachiano e a ritrovare la &#8220;vena&#8221; emozionale; fu aiutato anche dalle sue attitudini &#8220;libertine&#8221;? Certo \u00e8 che tutta la musica successiva gli deve molto, e l&#8217;ultima sua composizione(la Messa da Requiem) \u00e8 opera dal respiro immenso in cui l&#8217;accorato dolore si mescola alla pi\u00f9 alta speranza , quasi che dalla coscienza della fine scaturisse la consapevolezza di un nuovo Inizio: forse con Lui nasce l&#8217;autentico ideale romantico.<\/p>\n<p>In effetti,il Romanticismo si propone subito come l&#8217;affermazione di un diritto all&#8217;irrazionalismo, quasi un rigurgito possente degli archetipi emozionali troppo a lungo tenuti a freno;ed ecco Schubert e Beethoven: poesia e idea hegeliana nell&#8217;ambito di una concezione assolutamente personale in cui domina sopratutto l&#8217;emozione di una poetica, di un ethos, di una volont\u00e0 corale e generalizzata segnate dal genio.<\/p>\n<p>Ma solo Brahms (parzialmente anticipato da Schumann) raggiunge la completezza delle vibrazioni dell&#8217;anima individuale: gli archetipi emozionali pi\u00f9 profondi vengono evocati in una sintesi che vede compresenti tutte le sfumature affettive; Brahms \u00e8 un atto d&#8217;amore universale che abbraccia con la sua inimitabile poetica ogni momento di vita; Egli riconduce ogni sentimento, anche di vigore o di tragedia, ad un intimo dramma la cui chiave puoi conoscere solo se passi con estrema umilt\u00e0 attraverso le strade elaborate e fiorite, a volte lineari a volte tortuose e faticose , che Lui stesso ti indica e a cui ti obbliga.<\/p>\n<p>Ed ecco sorgere sulla scia brahmsiana (8) le Scuole Nazionali: la completezza delle vibrazioni dell&#8217;anima popolare raggiunge il massimo, mentre si cercano e si individuano gli stati d&#8217;animo e i modi di sentire comuni a tutto un gruppo etnico; \u00e8 il momento del grande riscatto, della liberazione di energie genuine tenute a lungo compresse e soffocate, del &#8220;sentirsi fratelli&#8221;, nella ricerca di un destino comune, di una vita che conduca a modelli di identificazione corali e condivisi dal proprio gruppo: la Patria, la Famiglia , l&#8217;Onore. I grandi Compositori delle Scuole Nazionali trasmettono nelle proprie musiche queste emozioni, assieme agli stati d&#8217;animo pi\u00f9 ricorrenti e vissuti, fornendoci una chiave unica e straordinaria per l&#8217;accesso al cuore di ciascun popolo: chi li ascolta e li fa propri, quando visiter\u00e0 le nazioni o i luoghi che furono sede di tanto commossa ispirazione, non potr\u00e0 mai pi\u00f9 prescindere dal loro modo di sentire, quasi fossero stati individuati e associati gruppi di archetipi con modalit\u00e0 assolutamente caratteristiche e tipiche della etnia cui si riferiscono. Le Scuole Nazionali Francese, Spagnola, Russa, Norvegese, Finlandese, Slavo-Boema, Americana, etc, forniscono e utilizzano forse il massimo evocativo degli archetipi emozionali. L&#8217;Italia purtroppo non ha avuto nell&#8217;Ottocento una Scuola Nazionale di Musica Classica , se si eccettuano le poche composizioni sinfoniche dei pur grandi operisti , e le loro &#8220;Ouvertures&#8221; che a volte raggiungono intensit\u00e0 e profondit\u00e0 tutt&#8217;altro che trascurabili (9). Bisogner\u00e0 attendere il Novecento, con Respighi, Pizzetti, e soprattutto Casella, per vedere riaccendersi la tradizione musicale italiana affievolitasi dopo Vivaldi.<\/p>\n<p>Ed ecco, &#8211; dopo le Scuole Nazionali e dopo Mahler Strauss Berlioz &#8211; propiziati da Wagner Franck Faur\u00e8, gli Impressionisti, e poi gli Espressionisti, come reazione-ripudio di un linguaggio ultracodificato (la &#8220;superfetazione cromatica&#8221;, derivata dalla descrizione puntuale dei diversi e variegati stati d&#8217;animo vissuti dal Compositore durante l&#8217;identificazione profonda con gli elementi dell&#8217;Anima Nazionale determinanti l&#8217;opera d&#8217;arte musicale), e come riaffermazione romantica di un rapporto individuale con l&#8217;oggetto artistico: persino il sistema delle tonalit\u00e0 viene infranto, con la introduzione di una nuova &#8220;scala&#8221; in cui vengono aboliti i semitoni, con conseguenze determinanti sul piano armonico e assolutamente nuove sul piano delle elaborazioni musicali di particolari &#8220;atmosfere&#8221;: eppure gli archetipi sono sempre gli stessi !<\/p>\n<p>Quasi contemporaneamente, la parentesi marxista: con Shostakovich ,il tentativo (impostogli) di individuare e affermare una completezza di vibrazioni dell&#8217;anima &#8220;collettiva&#8221;, ed il suo personale dramma per salvaguardare la propria originalit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli rispondono, da par loro, Bart\u00f2k e Stravinskij. Ma gi\u00e0 incalza l&#8217;atonalismo e la dodecafonia come ricerca di nuovi canoni estetico-musicali: \u00e8 il cammino verso la musica &#8220;astratta&#8221;, ove l&#8217;archetipo puro, quasi senza mediazioni logico-strutturali o rigurgiti mentali e culturali, si proietta direttamente nell&#8217;opera artistica.<\/p>\n<p>E poi Stockhausen, e la musica elettronica.<\/p>\n<p>Oggi, anche la musica &#8220;multimediale&#8221;: essa ha un senso solo in quanto ogni &#8220;media&#8221; utilizzato per trasmettere il messaggio si ricolleghi agli stessi archetipi: sar\u00e0 vera arte se l&#8217;Autore riuscir\u00e0 a individuarli e a rappresentarli contemporaneamente ciascuno col suo proprio linguaggio nell&#8217;ambito del singolo &#8220;media&#8221; espresso, senza commistioni o errori.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-12\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-12-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-12-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"13\" ><h3 class=\"widget-title\">2.2 &#8211; Considerazioni finali<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>Tornando,per concludere, alla grande epopea artistica donataci dalla elaborazione musicale, \u00e8 chiaro che chi non riconosce l&#8217;esistenza di un unico linguaggio che sta alla base di ogni musica pu\u00f2 essere indotto a pensare che non esista &#8220;la&#8221; musica, ma &#8220;musica&#8221;, o &#8220;le musiche&#8221;, in dipendenza dei diversi tempi e luoghi di manifestazione del fenomeno musicale. Certamente, per alcuni secoli, il sistema tonale scientificamente codificato fu creduto connaturato con la musica stessa, e sembr\u00f2 unificare definitivamente il linguaggio e addirittura coincidere con esso; ma quando si constat\u00f2 che si poteva fare Arte con l&#8217;atonalismo o con la musica elettronica apparve chiara l&#8217;anomal\u00eca: o si trovava un altro elemento unificante, o si doveva parlare di &#8220;musiche&#8221;. Certamente, la differenziazione delle etn\u00ece ha dato luogo a principi formativi diversi che dobbiamo in ogni caso accettare; ma la possibilit\u00e0 di analizzarli comprenderli e confrontarli risiede solo nella ipotesi dell&#8217;esistenza di un unico linguaggio archetipico di base, anche se possono integrarlo le rielaborazioni e le autonome elaborazioni mentali.<\/p>\n<p>Per noi,quindi, la musica \u00e8 linguaggio articolato su archetipi di base (10) attraverso i quali \u00e8 possibile formare concetti puramente musicali ed esprimere pensieri musicali: la loro correlazione con i concetti ed i pensieri propri della razionalit\u00e0 umana \u00e8 possibile solo e soltanto a livello archetipico, mai a livello contestuale. E&#8217; da notare che da uno stesso archetipo semplice o composto o da uno stesso gruppo di archetipi possono derivare pi\u00f9 concetti musicali che ne contengono l&#8217;identica essenza ma che si differenziano per la diversa &#8220;attinenza&#8221; delle componenti archetipiche all&#8217;intero pensiero musicale rielaborato e sviluppato dall&#8217;Autore.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 una interpretazione musicale &#8220;falsare&#8221; il messaggio dell&#8217;Autore? Pensiamo che ci\u00f2 sia possibile, dal momento che l&#8217;archetipo, sia esso usato &#8220;al naturale&#8221;, o espanso, o rielaborato, ha un suo &#8220;tempo proprio&#8221; non troppo variabile senza conseguenze. Ad esempio, una lettura pi\u00f9 veloce opera una &#8220;compressione&#8221; degli archetipi e delle rielaborazioni con conseguente perdita di definizione del messaggio, mentre una lettura pi\u00f9 lenta &#8220;snerva&#8221; gli elementi del pensiero musicale con conseguente perdita di sintesi e quindi difficolt\u00e0 di comprenderlo.<\/p>\n<p>E la musica vocale? Pensiamo la voce umana come operatore duplice, utilizzato contemporaneamente: a)-per l&#8217;enunciazione di un tema musicale, a m\u00f2 di strumento; b)-per l&#8217;esplicazione di un pensiero razionale. Per cui, allo stesso tempo, identici archetipi danno luogo a discorsi musicali e a discorsi razionali; ma \u00e8 piuttosto il testo che (ovviamente) commenta la musica, a riprova del fatto che non c&#8217;\u00e8 alcun bisogno di &#8220;traduzione&#8221; letteraria di un testo musicale per comprenderlo, anche se ci\u00f2 \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Nessuno, naturalmente, vuole disconoscere i meriti e la grandezza del &#8220;Teatro musicale&#8221;, il Melodramma, che pu\u00f2 raggiungere grandissimi livelli espressivi ed artistici (e in Italia l&#8217;Ottocento ed il primo Novecento lo ha dimostrato), ma solo anche con l&#8217;ausilio di mezzi &#8220;extramusicali&#8221;. E non alludiamo soltanto al &#8220;testo cantato&#8221;, che pu\u00f2 non essere del tutto &#8220;extramusicale&#8221; almeno nella misura in cui la voce sia &#8220;strumento&#8221; e non soltanto mezzo di espressione razionale di concetti e di emozioni, ma sopratutto alle tecnologie di espressione scenografica. In ogni caso, la &#8220;vera&#8221; musica non ne necessita.<\/p>\n<p>Comunque, dall&#8217;Ottocento in poi, nella pi\u00f9 alta tradizione musicale europea, il &#8220;puramente musicale&#8221; equivalse al &#8220;puramente strumentale&#8221;, tollerando la voce umana solo se utilizzata come strumento. Allo stesso modo, si vide un intervento &#8220;extramusicale&#8221; quando nacque la musica &#8220;a programma&#8221;, gridando all&#8217;indebito inquinamento e alla corruzione effettuata prima sul Compositore e successivamente sugli ascoltatori. Eppure nessuno nega la grandezza di alcuni Poemi Sinfonici di Dvor\u00e0k, di Strauss, di Rimskij Korsakov!<\/p>\n<p>In ogni caso, in seguito, il concetto di &#8220;extramusicale&#8221; si estese ben presto, nella concezione di molti musicologi, a tutte le &#8220;interferenze&#8221; in grado di condizionare in qualche modo la musica e allontanarla dal &#8220;puramente musicale&#8221;, quali persino il carattere e la cultura individuale dei compositori, e le sollecitazioni dell&#8217;epoca in cui vissero.<\/p>\n<p>Nel nostro intendimento, il conflitto tra &#8220;musicale&#8221; ed &#8220;extramusicale&#8221; si risolve solo con l&#8217;ipotesi archetipica, che riconduce ad una unica radice l&#8217;elemento artistico, per cui, in realt\u00e0, TUTTE le musiche sono &#8220;a programma&#8221; (costituito dal susseguirsi degli archetipi evocati), e contemporaneamente NESSUNA musica \u00e8 &#8220;a programma&#8221; (dato che ogni canovaccio intellettuale precostituito pu\u00f2 esprimersi musicalmente solo per mezzo degli archetipi).<\/p>\n<p>Pensiamo che la diatriba tra il &#8220;puramente musicale&#8221; e l&#8217; &#8220;extramusicale&#8221; sia dovuta ancora una volta al fatto di aver voluto analizzare la musica partendo dalla musica e non dall&#8217;uomo: nella nostra concezione, il &#8220;puramente musicale&#8221; \u00e8 attributo che dovrebbe spettare al solo archetipo; di conseguenza, persino le rielaborazioni mentali sarebbero gi\u00e0 &#8220;extramusicali&#8221;. In ogni caso, non ha senso parlare di coincidenza tra &#8220;puramente musicale&#8221; e &#8220;puramente strumentale&#8221;, dato che ogni strumento \u00e8 stato creato artificialmente dall&#8217;uomo per esprimere e &#8220;mimare&#8221; gli archetipi, ed \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 da concepirsi &#8220;extramusicale&#8221;; sotto quest&#8217;aspetto, non c&#8217;\u00e8 differenza tra un violino e il cannone usato da Tchaikowskji al posto del timpano nella sua &#8220;Ouverture 1812&#8221;. Infine, ad esempio, \u00e8 sintomatico ed esilarante il fatto che persino di Beethoven sia stato detto che la sua musica \u00e8 densa di elementi &#8220;extramusicali&#8221; perch\u00e8 &#8220;erompe da uno stato di tensione dettato dalla volont\u00e0&#8221;, per cui la sua opera risulterebbe &#8220;spostata dal terreno puramente musicale ed estetico alla sfera etica e dell&#8217;impulso morale&#8221;(Handschin) ! Per noi, niente di pi\u00f9 umoristico e lontano dalla verit\u00e0: pensiamo invece che le componenti etiche, l&#8217;impulso morale, lo stato di tensione dettato dalla volont\u00e0, siano gli elementi che via via presentandosi nell&#8217;animo (mente-precordi) del Compositore, determinarono la scelta e l&#8217;utilizzo degli archetipi che hanno dato vita a concetti, discorsi e pensieri &#8220;puramente&#8221; musicali, quali quelli da Lui espressi. Certamente, riconosciamo che i grandi ideali cui Beethoven si ispira e che manifesta con tanta nettezza e vigoria, saranno sempre presenti -quasi come un canone- in tutta la sua opera, e ne determineranno la grandezza, ma ne segneranno inequivocabilmente anche i suoi limiti: al di l\u00e0 di quegli ideali c&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo, la cui intimit\u00e0 misteriosa, preclusa a Beethoven, si riveler\u00e0 interamente per la prima volta -come abbiamo detto- solo con Brahms.<\/p>\n<p>Concludendo questi brevi cenni, la infinita riconoscenza dei cultori della musica vada a quanti Compositori, Interpreti, Esecutori, ci hanno rivelato e tramandato l&#8217;Arte musicale, permettendoci, attraverso i comuni archetipi e tramite le loro geniali rielaborazioni ed elaborazioni mentali,di percepire un &#8220;Qualcosa&#8221; che abbiamo riconosciuto inequivocabilmente come parte inscindibile del nostro Io.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-13\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-13-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-13-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"14\" ><h3 class=\"widget-title\">Note nel testo:<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><p>(1) &#8211; Vedi Appendice 1-7<\/p>\n<p>(2) &#8211; Vedi Appendice 1-8a<\/p>\n<p>(3) &#8211; Vedi Appendice 1-8b<\/p>\n<p>(4) &#8211; Abbiamo usato questo antico termine ( che per noi sar\u00e0 costituito dall&#8217;interazione visceri-encefalo, come diremo in seguito) perch\u00e8 lo riteniamo concettualmente pi\u00f9 adatto adenominare la sede delle emozioni, sia evocate che percepite, che non il &#8220;cuore&#8221;, troppo delimitato e incompleto; riteniamo infatti che una emozione o stato d&#8217;animo possa interessare contemporaneamente, sia pure in maniera diversa e adeguata a ciascuna situazione, il cuore, gli altri visceri, gli organi di senso in genere, compreso i sessuali. E&#8217; da tener presente che la moderna neurofisiologia individua la sede delle emozioni nell&#8217;encefalo, nelle strutture temporali e limbiche, nell&#8217;amigdala, mentre la mente, per ci\u00f2 che concerne la parte pi\u00f9 propriamente cognitiva, utilizzerebbe la corteccia cerebrale. Noi riteniamo che, per quanto riguarda la parte emozionale, l&#8217;uomo riceva i propri archetipi dall&#8217; esterno o dall&#8217;interno del proprio corpo, li percepisca attraverso gli organi di senso, li ritrasmetta alle strutture encefaliche sopra citate, che sono preposte a individuare e classificare gli archetipi emozionali e favorirne l&#8217;incasellamento controllato nella memoria profonda, e che hanno il compito e la funzione di evocare e far riaffiorare detti archetipi al momento della &#8220;visione profonda&#8221;, del &#8220;big bang&#8221; che presiede la nascita del fatto artistico; in questo senso \u00e8 da intendersi per noi il ritenere che l&#8217;origine delle emozioni \u00e8 nell&#8217;encefalo&#8221;. Naturalmente, durante la normale percezione delle emozioni nel corso della vita umana, queste vengono &#8220;riconosciute&#8221; (e propagate nei visceri pi\u00f9 predisposti a sentirle) proprio da quelle strutture encefaliche, mediante paragone con gli archetipi gi\u00e0 immagazzinati.<\/p>\n<p>(5) &#8211; Abbiamo distinto nel corpo umano la &#8220;mente&#8221;, il complesso &#8220;mente-precordi&#8221;, il &#8220;corpo&#8221; propriamente detto (le membra). Il cervello umano, con tutte le sue attribuzioni (zone della memoria profonda, della memoria normale, stratificazioni varie), \u00e8 il &#8220;sostrato corporale&#8221; di cui si serve la mente per elaborare il pensiero, che pu\u00f2 essere anche &#8220;pensiero emozionale&#8221; se elaborato dal complesso mente-precordi, con contenuto emozionale variabile a seconda del livello di &#8220;interessamento&#8221; dei precordi.<\/p>\n<p>Abbiamo inoltre introdotto la nozione di &#8220;Spirito&#8221; umano (collegato alla mente) e di &#8220;Anima&#8221; (collegata al complesso &#8220;mente-precordi&#8221;): la necessit\u00e0 di questa introduzione \u00e8 dovuta al fatto che, mentre il corpo umano propriamente detto ha una collocazione spazio-temporale definita, la mente umana, al contrario, pu\u00f2 risiedere nel cervello, (e quindi nel corpo) ma anche proiettarsi fuori di esso; ci\u00f2 avviene spesso, sia in si tuazioni normali, (quando, esprimendo il proprio pensiero, essa permea di s\u00e8 altre menti), sia in situazioni particolari (ad esempio, inducendo alla ipnosi altre persone, o quando avvengano fenomeni di telepatia o altro).<\/p>\n<p>Definiremo quindi &#8220;Spirito&#8221; dell&#8217;uomo la sua mente in proiezione esterna.<\/p>\n<p>Analogamente, il complesso mente-precordi pu\u00f2 proiettarsi anch&#8217;esso all&#8217;esterno del corpo umano, tutte le volte che si esprima e si partecipi ad altri un pensiero contenente emozioni (situazione normale) o inducendo ipnosi o forme telepatiche con coinvolgimento emozionale (situazione particolare). Definiremo quindi &#8220;Anima&#8221; dell&#8217;uomo il suo complesso mente-precordi in proiezione esterna.<\/p>\n<p>Per il Materialista puro, lo &#8220;spirito&#8221; e l&#8217; &#8220;anima&#8221; cos\u00ec definiti, sono mortali, e subiscono lo stesso processo di degenerazione e disfacimento del corpo umano.<\/p>\n<p>Per lo Spiritualista, lo &#8220;spirito&#8221; e l&#8217; &#8220;anima&#8221; sono da considerarsi appartenenti ad un altro universo, e, a differenza del corpo umano, non degenerabili, e quindi immortali, e possono &#8220;proiettarsi&#8221; anche a distanza dando luogo ai fenomeni detti di &#8220;ubiquit\u00e0&#8221;, &#8220;bilocazione&#8221;, &#8220;sdoppiamento&#8221;, durante i quali verrebbe proiettato all&#8217;esterno il complesso mente-precordi compreso la volont\u00e0 e l&#8217;autodeterminazione cosciente, mentre il corpo rimane temporaneamente in posizione di &#8220;catalessi&#8221; (specie di sonno profondo caratterizzato da estrema rigidit\u00e0 delle membra corporee, che termina al &#8220;rientro&#8221; dalla proiezione esterna).<\/p>\n<p>Per l&#8217;Uomo di Cultura e di Scienza, che deve, fino a prova contraria, restare in posizione di &#8220;dubbio scientifico&#8221;, le definizioni e concezioni del Materialista e dello Spiritualista vengono considerate &#8220;di comodo&#8221;, e non implicano n\u00e8 debbono implicare alcuna scelta, tra l&#8217;una e l&#8217;altra convinzione, in grado di<\/p>\n<p>modificare il proprio orientamento e comportamento nella formulazione delle proprie teorie filosofiche o scientifiche, o nella interpretazione di situazioni sperimentali; se ci\u00f2 non avvenisse, dovremmo parlare di &#8220;scienziati materialisti&#8221; o di &#8220;scienziati spiritualisti&#8221;, e questo costituirebbe una grave &#8220;contraddizione in termini&#8221;, a un passo dalla malafede scientifica.<\/p>\n<p>(6) &#8211; L&#8217;archetipo si forma e si fissa, nelle strutture cellulari preposte alla formazione della memoria profonda della mente, quando uno stimolo &#8220;originale&#8221; si presenta per la prima volta sulle terminazioni nervose ad esse afferenti, inviato dai sensi che lo hanno raccolto all&#8217;esterno (o all&#8217;interno) del corpo umano; per stimolo originale si intende una sequenza di onde elettromagnetiche (che i neuroni con un meccanismo di polarizzazione-depolarizzazione ritrasmetteranno al cervello) assolutamente nuova, non riconducibile ad altre gi\u00e0 registrate nella memoria medesima.<\/p>\n<p>Per &#8220;stimolo originale&#8221; si intende quindi qualcosa di originato da una &#8220;emozione primaria&#8221; dovuta ad agenti interni o esterni al corpo umano, ma comunque capaci di indurre nel cervello umano una modificazione permanente di struttura di alcune celle della memoria profonda (gli eventuali codici genetici possono soltanto predisporre, non attuare). Quanto tempo pu\u00f2 durare l&#8217;acquisizione degli archetipi dopo la nascita? E mentre \u00e8 ancora incompleta tale acquisizione, in che modo agisce la memoria dei normali avvenimenti della vita attuata da settori cerebrali sicuramente diversi da quelli che registrano gli archetipi? Probabilmente, vengono impressi momenti staccati, non collegati da strutture mentali di numerabilit\u00e0, di giudizio, di logica, di raffronto emozionale, ed \u00e8 per questo che i ricordi della primissima infanzia ci appaiono molto particolari, quasi &#8220;flash&#8221; diversi dall&#8217;uno all&#8217;altro essere umano, e acquistano una maggiore logicit\u00e0 e raffrontabilit\u00e0 anche emozionale man mano che sono stati acquisiti i principali archetipi. Abbiamo parlato di &#8220;emozioni primarie&#8221;: chiariamo meglio il concetto dicendo che i principali archetipi acquisibili sono identici da sempre per ogni individuo, da quando il cervello umano ne ha consentito l&#8217;acquisizione; ma la modalit\u00e0 di acquisizione \u00e8 sempre la stessa? Potrebbe avvenire che una distorta o insufficiente &#8220;presentazione&#8221; dell&#8217;archetipo determinasse in seguito una effettiva differenza da uomo a uomo delle possibilit\u00e0 di controllo e coordinamento logico-emozionale di tutte le percezioni memorizzate dall&#8217;essere umano? In ogni caso, riteniamo che il periodo delle acquisizioni archetipali sia un momento molto delicato dell&#8217;intera fase evolutiva dell&#8217;uomo. Gli archetipi vengono poi &#8220;rielaborati mentalmente&#8221; quando debbono formare la base di un pensiero, e non sappiamo se anche la rielaborazione mentale pu\u00f2 venire archetipizzata, e se possano quindi esistere &#8220;archetipi composti&#8221; formati assieme alla rielaborazione. Difatto, un unico archetipo che sembra strutturato da altri \u00e8 in realt\u00e0 un&#8217;unica struttura, ma pu\u00f2 &#8220;partecipare&#8221; di elementi di altri archetipi (quali quelli numerici o ritmici o altri); in ogni caso, conserva una sua &#8220;unicit\u00e0&#8221;, come un insieme numerico che si sovrappone o partecipa ad altri insiemi (intersecandoli) mediante gli stessi elementi, pur restando assolutamente &#8220;univocamente definito&#8221;; resta a vedere come si possono richiamare i distinti archetipi e a &#8220;chi&#8221; rispondono; ma per mezzo delle reti neurali che formano la struttura cerebrale e che permettono la &#8220;distinta sovrapposizione&#8221; degli stimoli registrati o ancora da registrare, non dovrebbe essere difficile stabilire i distinti legami e le gerarchie spazio-temporali di risposta, necessarie alla logica metodologica del &#8220;richiamo&#8221;, della &#8220;evocazione&#8221;.<\/p>\n<p>Chi richiama gli archetipi? La mente ? Il complesso mente-precordi? Quando divengono effettivamente strutturati e funzionanti i circuiti neuronali in grado di ricevere e selezionare i diversi archetipi e le loro rielaborazioni mentali ? Non \u00e8 facile rispondere a queste domande. E&#8217; nostra ferma convinzione, inoltre, che le rielaborazioni mentali quali quelle legate alla formazione del linguaggio umano e alle logiche di base per la comunicazione tra uomo e uomo, formino di fatto una &#8220;stratificazione&#8221;, una sedimentazione che separa la zona della memoria profonda (sede degli archetipi puri) dalla zona della memoria normale della mente, ove avviene la elaborazione e la espressione dei concetti-base del linguaggio umano. Se ci\u00f2 \u00e8 vero, anche nella musica le rielaborazioni mentali appartengono a questa stratificazione, per cui una realizzazione musicale (o artistica in genere) potr\u00e0 essere composta sia da archetipi puri provenienti dalla memoria profonda e che la mente (cosciente o inconscia) &#8220;lancia&#8221; direttamente, sia da rielaborazioni mentali compiute nella loro sede razionale.<\/p>\n<p>(7) &#8211; Altro argomento della massima importanza \u00e8 la &#8220;universalit\u00e0&#8221; dell&#8217;archetipo, che deve potersi successivamente &#8220;riverberare&#8221; su ciascun senso preposto alla sua espressione: questa \u00e8 condizione essenziale perch\u00e8 dallo stesso archetipo possano scaturire le varie espressioni artistiche (pittura,scultura, letteratura, musica).<\/p>\n<p>E&#8217; nostra convinzione che lo stesso archetipo, inizialmente acquisito per via ritmo-sonica, vada successivamente &#8220;arricchito&#8221; con altre acquisizioni attinenti il suo significato, quali scaturiscono dai singoli sensi che per la prima volta<\/p>\n<p>ricevono e ritrasmettono al cervello i relativi segnali.<\/p>\n<p>L&#8217;archetipo arricchito pu\u00f2 configurarsi come &#8220;archetipo composto&#8221;? E il processo avviene gi\u00e0 mediante una rielaborazione mentale compiuta da strutture embrionali ma gi\u00e0 predisposte? E tale rielaborazione si &#8220;aggiunge&#8221; all&#8217;archetipo iniziale per formare cos\u00ec un archetipo definitivamente arricchito, e quindi &#8220;composto&#8221;? Non \u00e8 facile rispondere a queste domande. Secondo noi, l&#8217;archetipo &#8220;composto&#8221; non \u00e8 da pensarsi come &#8220;avente una struttura&#8221;: una goccia non \u00e8 &#8220;strutturata&#8221; da altre gocce. La definizione &#8220;composto&#8221; va riferita alle modalit\u00e0 anche temporali di acquisizione. Facciamo un esempio: l&#8217;archetipo di dolcezza, acquisito da un bimbo appena nato mediante un suono (t\u00e0a), viene integrato dagli stimoli tattili provenienti dalla prima carezza, e poi dagli stimoli visivi provenienti da uno sguardo dolcissimo (della madre), e forse dagli stimoli odorosi del suo profumo e dagli stimoli gustativi del suo latte. Questa &#8220;integrazione&#8221; dell&#8217;archetipo avviene sicuramente in tempi diversi, ma \u00e8 forse dovuta ad una embrionale rielaborazione mentale che viene (a integrazione completata, magari secondo schemi genetici prestabiliti) successivamente &#8220;definitivamente archetipizzata&#8221;, in modo che difatto non esiste pi\u00f9 &#8220;l&#8217;archetipo incompleto&#8221; precedente. Certamente, la espressione dell&#8217;archetipo in una opera d&#8217;arte necessita di &#8220;attuazioni&#8221; tecnologiche diverse a seconda del tipo di arte in cui si esplica. Se \u00e8 pittura, l&#8217;archetipo di dolcezza<\/p>\n<p>potr\u00e0 svilupparsi nei contenuti (ad es. una raffigurazione di uomo o donna che guarda un oggetto del proprio amore con dolce intensit\u00e0) e allora occorrer\u00e0 sicuramente una rielaborazione mentale che crei lo scenario e i protagonisti; oppure potr\u00e0 svilupparsi nella forma espressiva (ad es., pennellate molto lievi con tonalit\u00e0 di colore molto vicine, che quasi si integrino: una specie di onomatopeia visiva dell&#8217;archetipo musicale); oppure nell&#8217;uno e nell&#8217;altro modo contemporaneamente. Se \u00e8 scultura, l&#8217;archetipo di dolcezza potr\u00e0 analogamente svilupparsi o secondo contenuti figurativi o mediante forme estremamente levigate e quasi senza soluzioni di continuit\u00e0 (senza &#8220;scalini&#8221;), o con ambedue le modalit\u00e0: Analogamente, nella letteratura, poetica e non, avremo sia i contenuti concettuali che lo &#8220;stile proprio&#8221; per esprimerli.<\/p>\n<p>Ma come avviene sequenzialmente l&#8217; &#8220;arricchimento&#8221; di un archetipo? Per noi, secondo la &#8220;sensorialit\u00e0 crescente&#8221; del cervello che lo acquisisce, che si autostruttura secondo gli schemi genetici dal momento delle prime formazioni cellulari in poi: prima lo scambio del suono-ritmo, poi della tattilit\u00e0, poi dell&#8217;odorato, del gusto, e in ultimo della vista: secondo questa concezione avremmo una acquisizione e configurazione (ma non strutturazione !) &#8220;sferico-concentrica&#8221; degli archetipi : al centro la sfera musicale (col suono-ritmo gi\u00e0 configurato di archetipi numerici e logici), e via via per sfere concentriche le altre acquisizioni (nell&#8217;ordine: tattilit\u00e0, odorato, gusto, vista).<\/p>\n<p>In effetti, abbiamo un originale e significativo riscontro evolutivo: l&#8217;uomo primitivo inizia ad esprimersi &#8220;artisticamente&#8221;a partire dalla sfera archetipicale pi\u00f9 esterna, la vista (pittura rupestre), per poi passare al gusto e odorato (offrendo alla propria donna cibo e fiori via via pi\u00f9 elaboratamente), in seguito passare alle arti fittili (statuette di divinit\u00e0 e statue-stele) e infine al suono (flauto di Pan).<\/p>\n<p>(8) &#8211; Anche la Scuola Nazionale Boema appartiene chiaramente alla scia brahmsiana; e non poteva essere diversamente, specie per il caso di Dvor\u00e0k, considerando la benevolenza quasi paterna che Brahms aveva per lui. Ma nel caso del Concerto per Violoncello Op.104 avviene una cosa straordinaria: le posizioni si rovesciano,l&#8217;Allievo ha superato il Maestro. Infatti Brahms espresse, riferendosi a questa opera, stupore e come una sorta di invidia per non averla scritta lui: ma Egli non sarebbe stato capace, per impossibilit\u00e0 costituzionale, di realizzare qualcosa di simile. Perch\u00e8 ?<\/p>\n<p>Primo, per il suo linguaggio e per la struttura stessa delle frasi musicali; linguaggio sfumato e dolcissimo fatto di impasti orchestrali generalmente omogenei e mai in contrapposizione drammatica tra loro, capace di evocare profondissime sensazioni mentali cui si adeguano successivamente le emozioni, delicatamente poggiate su di esse , intrecciate ma distinte; le frasi musicali poi, sempre molto articolate e generalmente assai lunghe e complesse , vedono la componente archetipica raramente stagliarsi<\/p>\n<p>solitaria, ma quasi sempre avviluppata a quella rielaborativa, e ci\u00f2 forma il tratto caratteristico della musica brahmsiana, ma ne delimita gli effetti che risultano quasi mai dirompenti. Anche nei momenti pi\u00f9 impegnati e drammatici (come ad es. nell&#8217;&#8221;Ouverture Tragica&#8221;) la frase inizialmente netta viene successivamente rielaborata mentalmente e come assimilata, per proseguire secondo logiche espressive di grande vigore strutturale, ma con perdita di immediatezza e di emotivit\u00e0.<\/p>\n<p>Secondo, per la differente identificazione con l&#8217;oggetto compositivo, che in Brahms \u00e8 continuamente coscientemente filtrata dai moti dell&#8217;anima, mentre in Dvor\u00e0k c&#8217;\u00e8 sempre distinzione tra momenti &#8220;coscienti&#8221; e marcati da vibrazioni intime, e momenti autorivelantisi, che utilizzano l&#8217;anima del Compositore solo come mezzo medianico di supporto alla loro autonoma estrinsecazione; conosceremo ben presto questo secondo tipo di identificazione, ad esempio in molte opere di Debussy (&#8220;La mer&#8221; , i &#8220;Trois nocturnes&#8221;) .<\/p>\n<p>(9) &#8211; questo fatto permette a molti Critici musicali italiani di snobbare&#8221; la stagione delle Scuole Nazionali limitandola ad un episodio meramente marginale nel corso della evoluzione del pensiero musicale, nonch\u00e8 di atteggiarsi a puristi per non aver conosciuto la &#8220;contaminazione&#8221; da queste provocata; si sentono quindi, perch\u00e8 esenti dal &#8220;peccato originale&#8221;, in diritto di pontificare sulle interpretazioni di Direttori d&#8217;Orchestra e sulle scelte di Direttori Artistici ! Chiediamo perdono al mondo per il loro atteggiamento, perch\u00e8 non sanno quel che si dicono. Ben diverso sarebbe stato il loro comportamento se l&#8217;Italia avesse avuto una Scuola Nazionale Romantica.<\/p>\n<p>(10) &#8211; Si possono pensare le strutture musicali come costituite da una struttura base di riferimento, formata da un archetipo di respiro (o da una sua rielaborazione), all&#8217;interno della quale compaiono archetipi numerici, ritmici, logici, emozionali. Ogni complesso di due note distanti un semitono decrescente e non segnate ritmicamente pu\u00f2 costituire archetipo di dolcezza, che pu\u00f2 divenire via via pi\u00f9 &#8220;aspra&#8221; se le note distano pi\u00f9 di un semitono. Se le note sono molto segnate ritmicamente possono costituire archetipo di pianto convulso, o di ansia, o di terrore, o altro; se invece il segno ritmico \u00e8 debole, l&#8217;archetipo pu\u00f2 essere di pianto disteso, o di tristezza, o di serenit\u00e0; gli archetipi di forza e di ineluttabilit\u00e0 hanno loro caratteristiche ben riconoscibili. Ogni complesso di pi\u00f9 di due note di altezza crescente (decrescente) pu\u00f2 costituire archetipo di salita (discesa) con eventuale rielaborazione. Ogni gruppo di note &#8220;che tornano su se stesse&#8221; pu\u00f2 costituire archetipo di dubbio (se le note sono molto vicine tra loro, di solito un semitono); se invece le note sono pi\u00f9 lontane tra loro (un tono o pi\u00f9), possono formare archetipo di domanda (o domanda-risposta se i gruppi sono due, con concatenazione logica); possono esservi anche qui rielaborazioni degli archetipi, a variarne e modularne l&#8217;espressivit\u00e0. Gli studi per individuare nuovi archetipi sono tuttora in corso.<\/p>\n<\/div>\n\t\t<\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-gb332-69dee0ab28882-14\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-gb332-69dee0ab28882-14-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-gb332-69dee0ab28882-14-0-0\" class=\"so-panel widget widget_text panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"15\" ><h3 class=\"widget-title\">Bibliografia<\/h3>\t\t\t<div class=\"textwidget\"><ul>\n<li>CLAPHAM, John: &#8220;DVORAK&#8221; \u2013 Ediz. David and Charles, London 1979.<\/li>\n<li>BURGHAUSER, Jarmil: &#8220;A. DVORAK \u2013 Thematic Catalog and Bibliographic&#8221; \u2013 Snklhu \u2013 Artia Prague, 1960<\/li>\n<li>BURGHAUSER, Jarmil: &#8220;ANTONIN DVORAK, LIFE AND WORK&#8221; &#8211; Divadelni Ustav, Praha 1991<\/li>\n<li>HOLZKNECHT, Vaclav: &#8220;ANTONIN DVORAK&#8221; (III\u00b0Ediz.) \u2013 Orbis \u2013 Praga,1977<\/li>\n<li>A.DVORAK: &#8220;Korespondence a Dokumenty&#8221; \u2013 Ed. 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